Arrivederci

Al suono di dogdays are over si conclude la due giorni di Siena: è stato emozionante, complicato, concreto, entusiasmante, non perdiamoci più.

Le parole d’ordine: includere, fare rete, organizzarsi stabilmente, valorizzare i territori.

Buon cammino…la fiaccola è accesa.


23 commenti on “Arrivederci”

  1. maria police ha detto:

    sono stata e sono con voi, maria

  2. ornella ha detto:

    un grazie sorellesco dalle donne di palermo x un’emozione che non si puó descrivere senza i nostri sguardi,i nostri sorrisi,la nostra ritrovata complicitá.ornella,ambra,pina e antonella

  3. maria serena palieri ha detto:

    Dobbiamo riocminciare dal’abc. E abbiamo ricomincicato! Serena

  4. dorotea ausenda ha detto:

    this time I could not be there. Next time I will. Per lottare per la dignità, dalle case per giungere alle istituzioni fino ai giornali e ai cartelloni per strada. Dignità e fedeltà alle sorelle che bruciavano i reggipetti. C’è molta strada da fare. Siamo mature per questa lotta. Se non ora quando?

  5. teresa manente ha detto:

    Sono state due giornate fantastiche: la forza , la cultura delle donne per cambiare la vita di tutte e di tutti

  6. Daniela Verdigi ha detto:

    Mi piacerebbe partecipare a valorizzare il mio territorio, per altro assai difficile, ma non so da che parte iniziare!

  7. letizia ha detto:

    desidero ringraziarvi per le emozioni che mi avete dato, voglio collaborare con voi, sono a roma ed aspetto di sapere dove ci incontreremo ,presto spero per i gruppi territoriali. un abbraccio .Letizia CICCONI

  8. antonietta ha detto:

    Ciao mi chiamo antonietta falco, sono napoletana e abito da 5 anni a senigallia, anch’io ero in piazza il 13 febbraio, e sono convinta che il vero cambiamento in questo nostro martoriato paese deve partire dalle donne, ora come non mai dovremmo essere nazionalmente unite per rivendicare i nostri diritti spesso dimenticati da chi ci governa, dobbiamo rivendicare il nostro ruolo civile, politico, culturale, sociale, i nostri uomini politici non devono dimenticare di essere stati allevati da donne che spesso si sono ritrovate a ricoprire diversi ruoli: da quello di madre a quello di moglie, lavoratrice, casalinga h24.
    Donne risvegliamoci e facciamoci sentire, rialziamo la testa e creiamo un nuovo futuro più rosa e meno grigio.
    Mi piacerebbe far parte del comitato e offrire il mio aiuto volontario e gratuito come esperta di programmazione e progettazione di interventi sociali. Inoltre, vorrei creare una sede del comitato presso la città in cui mi trovo, come devo fare?

  9. Anna Braschi ha detto:

    Anch’io sono stata a Siena, ma portando solo me stessa. Il gruppo facebook “se non ora quando a San Miniato” che al 13 luglio comprendeva 115 iscritte/i e che si è palesato in una manifestazione straordinaria per un piccolo centro, non ha nemmeno tentato di aggregarsi in comitato. E’ un vero peccato, anche perchè numerose delle iscritte fanno politica, hanno competenza e impegno o sono persone comunque attive e presenti nella vita locale.

  10. Anna Braschi ha detto:

    Anch’io sono stata a Siena, ma portando solo me stessa. Il gruppo facebook “se non ora quando a San Miniato” che al 13 febbraio comprendeva 115 iscritte/i e che si è palesato in una manifestazione straordinaria per un piccolo centro, non ha nemmeno tentato di aggregarsi in comitato. E’ un vero peccato, anche perchè numerose delle iscritte fanno politica, hanno competenza e impegno o sono persone comunque attive e presenti nella vita locale.

  11. Fiorela ha detto:

    Purtroppo non sono potuta venire a Siena, ho seguito l’evento tramite internet: è stato lo stesso entusiasmante.
    Grazie a tutte voi perché siete la scintilla della speranza che dovrà necessariamente tradursi in fatti concreti, naturalmente con l’impegno di tutte e tutti.
    Ormai il cambiamento non è nemmeno più nell’aria, c’è già ma qualcuno non vuole rendersene conto, oppure lo nasconde. Dobbiamo disvelarlo.
    Attiviamoci, ognuno per ciò che può, ma si deve fare.
    A presto.

  12. halia ha detto:

    Io c’ero…noi c’eravamo e dobbiamo raccontarlo alle donne che non han potuto esserci!
    Dobbiamo farci portavoce dell’entusiasmo, della concretezza, della responsabilità e delle capacità emerse in queste 2 giornate…ce la faremo a costruire un Paese per donne ( dove inevitabilmente staranno meglio anche gli uomini!), se non ci perdiamo…se riusciremo a condividere( mantenendo la nostra specificità), di volta in volta, le lotte da fare anche con altri fronti resistenti…per un’Italia più giusta.

  13. Patrizia Bisi ha detto:

    Ero a Siena, sì. E’ stata un’assemblea pragmatica, entusiasta e democratica. L’idea dei 3 min max d’intervento ha permesso a tante di parlare e a tutte di ascoltare voci diverse e diversificate, da nord a sud, con problemi comuni e un comune obiettivo… Brave!

    Suggerirei di mettere in rete una lista di tutti i comitati SNOQ sparsi nel territorio con nome e indirizzo mail di una referente, per chi vuole aderire a un comitato della propria città… (forse c’è già, ma io non l’ho trovato)

    E ora che ci siamo, andiamo avanti…

  14. redenta ha detto:

    11 luglio
    io c’ero. Soddisfatta della situazione in tutte le sue articolazioni; della forza di pensiero, di parola, di saperi, di operosità di tutte.
    Tento di spedirvi di nuovo (forse é andato perduto nel crash) un mio contributo scritto perchè é pur vero che noi vecchie non abbiamo mai taciuto.
    Ma adesso “se non ora, quando?”. Vi scrivevo a proposito anche del prenderci il 50% di tutto prima che risulti impresentabile. Non dev’essere una rianimazione con respirazione bocca a bocca salvo poi essere ricacciate nel nostro “naturale” (?) isolamento.
    *
    Siamo rimaste
    con la vergogna
    che loro hanno soltanto tollerato
    i nostri incredibili
    giochi da bambine.

    I padroni scorrazzano contegnosi
    le bambine sono
    solo bambine;
    solo donne
    sono le donne.

    Cosa mai
    ci era successo
    di alzarci in piedi
    e decidere.
    Una dopo l’altra
    a contagio
    prendevamo la parola.

    Sia chiaro
    era un gioco da bambine.

    Andavamo a testa alta
    e i nostri saluti
    non erano sprecati.
    Eravamo una presso l’altra
    possibili progetti.

    Sia chiaro
    era un gioco da bambine.

    Mi è diventato estraneo
    il mio amore
    non ho promesse con cui presentarmi.
    Mi accompagno
    silenziosa
    nel timore
    di perdere consistenza.

    Non è questo un gioco
    da bambine.

    Nel dolore
    non riconosco
    la mia casa
    devo lasciarmi emigrare
    nella desolazione.

    Non è questo un gioco
    da bambine.

    Affrontavamo
    giudici e polizia
    politici e funzionari
    ci riconoscevamo
    su misura
    signore della piazza.

    Ma era solo un gioco da bambine.

    Cosa mai ci siamo inventate
    di uscire dal nostro isolamento
    di farci un vanto
    della nostra storica vergogna
    di chiamare utopia
    donna.

    Sia chiaro era
    un incredibile gioco
    da bambine.

    Ora una per tutte
    si dice emancipata
    sua è la notte
    al fianco del migliore
    ci ricacciano in buchi neri
    ciascuna nel suo naturale isolamento.

    Il dolore non guarda
    in faccia
    le bambine.

    (l’ho scritto nel 1985. Lo presento ora come augurio che sappiamo oltrepassare soglie.)

    *
    Siamo rimaste
    con la vergogna
    che loro hanno soltanto tollerato
    i nostri incredibili
    giochi da bambine.

    I padroni scorrazzano contegnosi
    le bambine sono
    solo bambine;
    solo donne
    sono le donne.

    Cosa mai
    ci era successo
    di alzarci in piedi
    e decidere.
    Una dopo l’altra
    a contagio
    prendevamo la parola.

    Sia chiaro
    era un gioco da bambine.

    Andavamo a testa alta
    e i nostri saluti
    non erano sprecati.
    Eravamo una presso l’altra
    possibili progetti.

    Sia chiaro
    era un gioco da bambine.

    Mi è diventato estraneo
    il mio amore
    non ho promesse con cui presentarmi.
    Mi accompagno
    silenziosa
    nel timore
    di perdere consistenza.

    Non è questo un gioco
    da bambine.

    Nel dolore
    non riconosco
    la mia casa
    devo lasciarmi emigrare
    nella desolazione.

    Non è questo un gioco
    da bambine.

    Affrontavamo
    giudici e polizia
    politici e funzionari
    ci riconoscevamo
    su misura
    signore della piazza.

    Ma era solo un gioco da bambine.

    Cosa mai ci siamo inventate
    di uscire dal nostro isolamento
    di farci un vanto
    della nostra storica vergogna
    di chiamare utopia
    donna.

    Sia chiaro era
    un incredibile gioco
    da bambine.

    Ora una per tutte
    si dice emancipata
    sua è la notte
    al fianco del migliore
    ci ricacciano in buchi neri
    ciascuna nel suo naturale isolamento.

    Il dolore non guarda
    in faccia
    le bambine.

  15. redenta ha detto:

    11 luglio
    io c’ero. Soddisfatta della situazione in tutte le sue articolazioni; della forza di pensiero, di parola, di saperi, di operosità di tutte.
    Tento di spedirvi di nuovo (forse é andato perduto nel crash) un mio contributo scritto perchè é pur vero che noi vecchie non abbiamo mai taciuto.
    Ma adesso “se non ora, quando?”. Vi scrivevo a proposito anche del prenderci il 50% di tutto prima che risulti impresentabile. Non dev’essere una rianimazione con respirazione bocca a bocca salvo poi essere ricacciate nel nostro “naturale” (?) isolamento.
    *
    Siamo rimaste
    con la vergogna
    che loro hanno soltanto tollerato
    i nostri incredibili
    giochi da bambine.

    I padroni scorrazzano contegnosi
    le bambine sono
    solo bambine;
    solo donne
    sono le donne.

    Cosa mai
    ci era successo
    di alzarci in piedi
    e decidere.
    Una dopo l’altra
    a contagio
    prendevamo la parola.

    Sia chiaro
    era un gioco da bambine.

    Andavamo a testa alta
    e i nostri saluti
    non erano sprecati.
    Eravamo una presso l’altra
    possibili progetti.

    Sia chiaro
    era un gioco da bambine.

    Mi è diventato estraneo
    il mio amore
    non ho promesse con cui presentarmi.
    Mi accompagno
    silenziosa
    nel timore
    di perdere consistenza.

    Non è questo un gioco
    da bambine.

    Nel dolore
    non riconosco
    la mia casa
    devo lasciarmi emigrare
    nella desolazione.

    Non è questo un gioco
    da bambine.

    Affrontavamo
    giudici e polizia
    politici e funzionari
    ci riconoscevamo
    su misura
    signore della piazza.

    Ma era solo un gioco da bambine.

    Cosa mai ci siamo inventate
    di uscire dal nostro isolamento
    di farci un vanto
    della nostra storica vergogna
    di chiamare utopia
    donna.

    Sia chiaro era
    un incredibile gioco
    da bambine.

    Ora una per tutte
    si dice emancipata
    sua è la notte
    al fianco del migliore
    ci ricacciano in buchi neri
    ciascuna nel suo naturale isolamento.

    Il dolore non guarda
    in faccia
    le bambine.

    (l’ho scritto nel 1985. Lo presento ora come augurio che sappiamo oltrepassare soglie.)

  16. Claudio ha detto:

    Qualche mese fa eravate “1 milione”, ieri eravate “2000”, altre due settimane e finisce sto “femmine contro maschi”, e sarebbe anche ora!

    • Fiorella ha detto:

      Caro Claudio, cosa c’è che non va? Nessuna qui ha mai parlato di “femmine contro maschi”. Nemmeno gli uomini che sono intervenuti. Tu perché lo fai? Cosa ti fa paura?
      Siamo ancora 1 milione, anzi forse ora lo siamo ancora di più. Cerca di capire il perché e fattene una ragione.

    • halia ha detto:

      Giusto…cosa ti spaventa e non ti fa capire la realtà, caro Claudio? Sei rimasto fermo ad un vecchio stereotipo sul femminismo anni 70…ma siamo nel 2011!
      Leggi, informati, visita il blog, parla con le donne che conosci, rifletti e capirai che non c’è nessuna forma di separatismo sessista…eccezion fatta per gli uomini superficiali , convinti machi”e sommersi dai loro pregiudizi!
      Buon lavoro su te stesso, Claudio.

  17. stefania napoleoni ha detto:

    non c’ero e mi dispiace. Perchè non sono venuta? I motivi sono tanti, molti personali e tra questi …un lusso che non posso permettermi. Non perchè ho difficoltà economiche, lavoro e quindi sono in grado di spesarmi un piccolo viaggio. Il lusso però sta nel tempo. Si proprio nel tempo, o meglio nella sommatoria del tempo tra lavoro, casa, e stanchezza. Proprio sul lavoro oggi e domani dovremmo parlare molto. Su quello che non c’è e sulla fatica di quello che c’è. Ha ragione la Camusso nei momenti di crisi come quello attuale il peso maggiore si riversa sulle donne. Su tutte? Quali sono le differenze che attraversano le nostre viste? Come pensare il presente ? La carriera è proprio una priorità?
    Ho voglia di parlarvi della giustizia ma non a partire solo dal punto di vista delle donne che hanno voce perchè giudici, avvocati, notai… ci sono altre voci e sono anche queste che dovrebbero parlare.
    Un abbraccio a tutte e coraggio, oggi ce ne vuole più di ieri.
    Stefania

  18. Maria Laddaga ha detto:

    Anch’io ero presente a Siena con le mie due figlie (30 e 29 anni), andando via, non ho potuto trattenere le lacrime, ho sentito che non ero più sola, un’Italia migliore è possibile: Grazie a tutte voi per la speranza e il coraggio ritrovato.
    Maria


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