Un paese anche per donne

di Sara Ventroni su Europa 12 luglio 2011

In questi cinque mesi sono state dette e scritte molte cose sulla manifestazione del 13 febbraio. Qualcuno ha pensato che la questione riguardasse solo le donne, altri hanno capito che quel giorno le donne parlavano per l’Italia intera.
Così, il motto preso in prestito da Primo Levi, “Se non ora quando?” è diventato, oltre ogni nostra previsione, il via libera per uscire da una lunga stagione di individualismo e di paraideologie selvagge.
Il primo segnale di quel rinnovato spirito civico che si sarebbe poi espresso nelle amministrative, nei risultati referendari e nelle parole che stanno tornando alla ribalta nel lessico della politica italiana: partecipazione e condivisione. Il 13 febbraio è stato questo e tante altre cose che ancora non abbiamo finito di capire, se da quel giorno molte donne che non avevano mai fatto politica hanno dato vita a oltre 120 comitati locali, da nord a sud; se hanno continuato a incontrarsi per ragionare e discutere insieme. Perché il 13 febbraio quel milione e mezzo di donne e di uomini hanno dato voce, in forma di domanda, a un sentimento comune: un paese che non è per le donne, non è per nessuno. Se alcuni credevano che il fermento esploso il 13 febbraio avrebbe assunto le sembianze della protesta antipolitica, la due-giorni di Siena ha dimostrato l’esatto contrario: nella città toscana ha trovato spazio non solo la forza creativa e costruttiva delle donne – che non esclude certo il dialogo con i partiti e con le istituzioni – ma anche la consapevolezza che, in un clima di ascolto, le differenze non sono un ostacolo ma una ricchezza.
Per due giorni le donne hanno dato all’Italia una vera e propria lezione di democrazia, nei contenuti e nelle pratiche, mettendo insieme almeno tre generazioni, e – con loro – ad altrettante idee, proposte o testimonianze: nessuna deroga ai tre minuti concessi per ciascuno degli oltre sessanta interventi dei comitati, delle associazioni, delle politiche e di tutte le donne arrivate a Siena dalla Sardegna, dalla Sicilia, dal Piemonte o dalla Calabria.
Ci sarà certamente tempo per tracciare un bilancio più approfondito, ma intanto è importante fare tesoro di tre elementi emersi dall’incontro, e dai quali la nostra classe dirigente, tutta, potrebbe prendere spunto: 1) la compresenza intergenerazionale, che inanella il movimento studentesco a storiche associazione come Orlando; 2) l’uso creativo e strategico della rete, nella consapevolezza che i social network non possono, né oggi né domani, sostituirsi alla politica del confronto e delle relazioni; 3) la capacità di tenere insieme il paese, passando per i centri e per le periferie, da nord a sud, da Bolzano alla Locride. E ancora, su tutto: la consapevolezza che il movimento delle donne viene da lontano ma ha bisogno, per il futuro, di spazi aperti e inclusivi, che possano comprendere le voci di Souheir Katkhouda e della teologa Agnese Fortuna, della studentessa Sofia Sabatino e della Casa internazionale delle Donne, dell’imprenditrice Margherita Dogliani e delle giovani “archeologhe che resistono”. Non si tratta di cancellare le differenze ma di essere sagge abbastanza da capire che si può stare insieme per obiettivi condivisi senza perdere la propria identità, perché c’è bisogno di tutte per fare dell’Italia un paese anche per donne.


8 commenti on “Un paese anche per donne”

  1. Bertetti Chiara ha detto:

    Buongiorno a tutte,
    ho partecipato “dal vivo” alla manifestazione del 13 febbraio nella mia città, e “con il cuore” in quel di Siena.
    Posso chiedere, per cortesia, e avere qualche riferimento per mettermi in contatto con il Comitato Promotore di Torino?
    Mi piacerebbe mettere a disposizione un pò di tempo, il mio senso civico e la voglia di provare a lasciare un futuro migliore a mia figlia Marta.
    Grazie molte
    Chiara Bertetti

    • mobilitazione ha detto:

      daremo a breve tutti i contatti dei comitati!

      • aspettarestanca ha detto:

        Sul sito di Senonoraquando una vasta rassegna della stampa in cartaceo, ma vogliamo segnalarvi quanto pubblica NOI DONNE online: da non perdere il servizio corredato da foto della direttrice Tiziana Bartolini, l’intervento integrale di Linda Laura Sabbadini, direttrice dell’ISTAT e le considerazioni di Rosangela Pesenti.
        http://www.noidonne.org/blog.php?ID=02006
        Da parte nostra, lanciamo un’idea: parallelamente alla rete dei comitati di SNOQ, che di fatto è già nata, si dovrebbero creare collegamenti tra donne e associazioni che hanno richiamato l’attenzione anche su altre questioni, oltre a quelle del lavoro-maternità- immagine.
        Creiamo dei tavoli tematici virtuali, ad esempio sulla questione della rappresentanza, richiamata in vari interventi e di grande attualità sia per le riforme delle leggi elettorali regionali, provinciali e comunali, sia per il lancio del referendum per l’eliminazione del Porcellum.
        Per quanto riguarda le Università, a proposito dell’idea della docente di Catania che ha evidenziato l’importanza di mettere in collegamento le Università che si occupano di studi di genere, Aspettare stanca fa parte dell’Associazione per la Parità- http://www.reteperlaparita.org, Nel Comitato scientifico sono presenti varie Università ed altre stanno per aggiungersi. Pienamente disponibili, immagino, a creare nuove sinergie.
        Aspettare stanca

  2. carlotta ha detto:

    Complimenti per l’articolo, ma vorrei sottolineare che le giovani archeologhe che (r)esistono hanno dai 30 anni in su. Lo dico non per polemica ma solo perchè l’uso spropositato del termine “giovani” da parte dei media continua a svilire non solo la nostra professionalità ma quella di tutta un’intera generazione che ogni giorno scende a compromessi per sopravvivere.

    Carlotta Bassoli

  3. Stefania ha detto:

    Anche io aspetto notizie su come mettermi in contatto con il Comitato di Roma. Sono una quarantaseienne dirigente di azienda, mamma da soli due anni(con fecondazione assistita per la quale sono dovuta “emigrare” a Barcellona).
    Sono stanca di lottare quotidianamente solo per fare il mio mestiere con dignità e mantenere il mio posto di lavoro perché non appartengo a nessuna cordata di potere; e sono stanca di restare a guardare sperando che le cose cambino.
    Grazie.
    Stefania

  4. Grazia Covi ha detto:

    spero proprio che questo movimento continui, si rafforzi e faccia onore al suo nome : “se non ora, quando ?”

  5. Barbara Dall'Armi ha detto:

    Care donne d’Italia,
    mi sono persa qualcosa o mi confermate una inspiegabile ( a mio avviso)”assenza” o perlomeno …presa di distanza delle donne radicali dalla nostra manifestazione?
    Mi sono persa qualcosa o veramente una donna che ho sempre apprezzato e stimato come Emma Bonino non ha preso una posizione di solidarietà e di sostegno alle iniziative che personalmente considero esaltanti di” Se non ora quando” ?
    Il mio più caro amico è Radicale e ho notato fin dal 29 gennaio e poi dal 13 febbraio un suo palese”fastidio” rispetto al nostro movimento,del quale diceva “…alla fine come al solito vi farete strumentalizzare dai partiti….”!!Mi sono infuriata per questa disistima nella nostra capacità di costruire un modo “altro” di “fare ” politica, trasversale ai partiti,capace di ascolto di tutte le opinioni,fatto poi ampiamente confermato anche a Siena!!!
    Mi amareggia questa insensibilità in cittadini che da decenni si ritengono i “paladini” dei diritti civili!!!! Qualcuna mi chiarisce la faccenda??
    Qua si tratta di TUTTE LE DONNE ,in quanto tali,e solo unite ,determinate,con la nostra concretezza ,senso pratico,capacità di adattamento e di accoglienza,potremo dare un nuovo COLORE ,una nuova ETICA ,un nuovo ENTUSIASMO ( e potrei continuare a lungo con le …novità…) alla vita politica di questo paese corrotto e degenerato ,maschilista e pressapochista,che si sta auto-distruggendo da ogni punto di vista!!!!!!
    CREDO FORTISSIMAMENTE IN TUTTE LE DONNE !!!!!!!!!
    UN ABBRACCIO A TUTTE !!!!!!


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