Lettera Aperta

Lettera aperta

In questo periodo di gravissima difficoltà sentiamo la responsabilità di rivolgerci a tutti coloro che ricoprono funzioni istituzionali, in ogni ambito della vita sociale, politica, culturale, religiosa del nostro paese.

L’Italia ha un drammatico bisogno di un grande sforzo collettivo che riesca a trarla fuori dallo stato di crescente fragilità internazionale e di crisi istituzionale e politica che la blocca.

Il movimento SeNonOraQuando è nato per difendere e riaffermare la dignità delle donne, ma si è consolidato, ampliato, diffuso perché abbiamo collegato la penosa condizione delle donne italiane al generale declino del paese. Abbiamo detto che l’Italia non è un paese per donne perché non è stato riformato lo stato sociale, non lo si è reso produttivo.

Nessuno dei governi e delle coalizioni governative che in questi due ultimi decenni si sono succeduti ha saputo o voluto adeguarlo alle straordinarie trasformazioni che hanno visto le donne protagoniste, ostacolando così significativamente un loro pieno accesso al mondo del lavoro. Come tutte le statistiche ci raccontano, le italiane vivono assai male e non godono pienamente dei diritti di cittadinanza, perché in Italia non è stato attivato uno dei motori che altrove in Europa ha reso possibile la ripresa della crescita.

Ora è tutto il paese che ne sta pagando duramente le conseguenze.

Cambiare lo stato sociale e fare dell’Italia un paese vivibile anche per le donne è un’urgenza civile ed economica, di cui per fortuna sta crescendo la consapevolezza, come testimonia tra l’altro l’ultima relazione annuale del governatore della Banca d’Italia. Ma per farlo occorre una convergenza di intenti fuori dall’ordinario, uno sforzo comune per superare resistenze corporative, miopie di parte e vischiosità di privilegi.

A questa convergenza, in vista di un bene comune, si è ripetutamente appellato il Presidente della Repubblica e noi, richiamandoci alle sue parole, chiediamo a voi tutti, ognuno secondo le proprie responsabilità, di sollecitare e promuovere la formazione di una comune volontà riformatrice, capace di coraggiosi cambiamenti e innovazioni profonde. Appare ormai indispensabile, in una fase che è stata definita di ‘debolezza della politica’, che tutta la società civile si faccia carico dei cambiamenti necessari attraverso una più attiva partecipazione.

L’Italia è smarrita e angosciata per il proprio futuro, ma ha enormi risorse e grandi energie inespresse e quelle delle donne sono sicuramente tre le più salde seppure misconosciute.

E’ il momento del coraggio e della lungimiranza.

Il Comitato Promotore Se Non Ora Quando

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29 commenti on “Lettera Aperta”

  1. dina ha detto:

    Sono d’accordissimo. Muoviamoci almeno noi donne.
    Facciamo una nuova grande manifestazione contro TUTTI I POLITICI DI PROFESSIONE e a favore degli italiani.
    Attendo di sapere dove posso incontrarvi a Milano
    Dina

  2. melina pitari ha detto:

    Nella nostra città,Domodossola,le donne sono state colpite pesantemente e crudelmente, difatti è stato chiuso il Punto Nascite e Ginecologia costringendo le donne ,quelle che dimorano nelle ns. valli circostanti-che gia giungere a Domodossola dovevano percorrere 40 km ora se ne aggiungono altri 40 per recarsi a Verbania in tutto ca.80 km di cui il 70% strade di montagna,siamo sole a combattere questa battaglia,ci siamo rivolte anchge a SMOQ,nessuna risposta, cerghiamo una solidarietà visibile.Siamo molto sfiduciate,da tutti e da tutto.

  3. MARILIZA ha detto:

    sono d’accordo e in tal senso ho scritto al movimento di genova.
    quello di adesso non è il momento della lotta di genere, è il momento nel quale il genere (FEMMINILE) necessariamente compatto e unito deve dimostrare la forza che ha, più potente di tutte, unendosi a tutti gli altri che non vogliono aspettare ma vogliono reagire per tentare di salvare il PAESE.
    Insomma la Spagna ce l’ha fatta a chiedere che Zapatero facesse un passo indietro, ma possibile che gli italiani siano il popolo più inerte e acquiescente di tutti?
    Voi dite di no, io ho qualche dubbio.

  4. adriana zanese ha detto:

    Credo che la chiave della battaglia del nuovo movimento fenmminista non possa che essere la solidarietà femminile. In tal senso le nostre madri e nonne degli anni 60-70 hanno perso un’occasione, anzi l’Occasione per ribaltare il mondo.
    Adriana Zanese

    sito : adrianazanese.wordpress.com

  5. Redenta Tomaello ha detto:

    Ringrazio per questo testo che condivido pienamente. Chiedo che venga tempestivamente e puntualmente sollecitata la risposta, anche istituzionale, a questa cruciale domanda: a chi destinare l’utile di questo sforzo condiviso? Non ci possiamo permettere che venga incamerato dagli stessi che lavorano assiduamente ad espropriarci di ogni bene comune per farne saldissima proprietà privata di pochissimi.
    Tutto il resto può rivelarsi una ridicola trappola. Vigilanza e determinazione e genialità sono la nostra forza.

  6. Anna ha detto:

    Cominciamo a parlare con le persone con cui veniamo in contatto: superiamo quel senso di timore che ci fa restare mute, che non ci fa commentare lo stato di cose in cui viviamo per tema di urtare la suscettibilità di chi non la pensa come noi; abbiamo il coraggio di scoprirci e di esprimere il nostro punto di vista, può darsi che scopriamo di avere più cose in comune di quanto non immaginiamo e magari le nostre parole possono servire da stimolo e sollecitazione ad altri!

  7. Paolo Barbieri ha detto:

    Alcune settimane fa’ Sandra Bonsanti, presidente di Libertà & Giustizia, postava sulla home della sua associazione “COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE” e successivamente “RIVOLUZIONE MITE: L’IMPEGNO DELLA SOCIETA’ CIVILE”.

    Ho creduto di essere vicino alla rinascita del Paese e ho titolato i miei interventi sintetizzando:
    “COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE MITE CON LA SOCIETA’ CIVILE”
    suggerendo e auspicando la nascita della
    “LISTA CIVICA NAZIONALE RIFORMATRICE DELLA SOCIETA’ CIVILE”
    nella quale candidare o meglio nominare 1.000 donne e 1.000 uomini a ricoprire i 1.000 posti del Parlamento. Persone eccellenti garantite non da padrini, padroni o segretari politici squalificati, ma solo dalla propria storia personale di culture e competenze, moralità e correttezza, capacità ed efficacia, indipendenza e coerenza. Persone che accettino di accollarsi l’onere di salvare e ricostruire un grande Paese anche abbandonando incarichi prestigiosi e amati. Persone che non potranno essere “troppo” giovani per carenza di storia e di garanzie, ma di assoluta qualità dimostrata, a prescindere dall’anagrafe. Considerando anche l’opportunità che sia il “genere femminile” ad accollarsi l’onere di guida maggiore, avendo il maschile già fallito ripetutamente e gravemente, e riempiendo da solo al 95% le patrie galere.

    Delegando alle donne la guida della RIVOLUZIONE MITE, mite nei modi non violenti, ma rivluzionaria nei risultati, aggettivo che a loro ben si addice, potremmo ovviare ai comportamenti “aggressivi” dei maschi, competitività, concorrenzialità, litigiosità che affossano ogni tentativo di indispensabile aggregazione favorendo uno sterile frazionismo.
    Col vostro movimento SNOQ avete dato prova di grande capacità di mobilitazine e di efficacia, le capacità di solidarietà, collabrazione e cooperazione vi sono storicamente e (forse) biologicamente riconosciute, come la praticità, il pragmatismo e la concretezza. E non vi mancano certo menti eccellenti! (mi piacerebbe parlare con Voi).

  8. Vorrei tanto credere che SNOQ sia un movimento inclusivo, ma spesso volentieri trovo riferimento solo alle donne italiane e agli italiani e nessun riferimento alle donne straniere e agli stranieri.
    Purtroppo mi rendo conto che anche per SNOQ noi donne straniere siamo invisibili, ma serviamo a dar quello tocco etnico e di falsa unità alle manifestazioni.

    • mobilitazione ha detto:

      cara amica,
      non crediamo che sia vero ciò che dici, poiché SNOQ vuole parlare a tutte le donne che vivono nel nostro paese, non solo a quelle italiane per nascita, ma anche alle italiane per scelta o per destino. Quando parliamo di donne, non facciamo distinzioni di questo tipo, e vogliamo includere chi, come te,. si definisce (forse dolorosamente) ancora “straniera”.

      • E come mai l’unico riferimento alla situazione delle donne nella Lettera Aperta è diretto a quelle italiane: “LE ITALIANE vivono assai male e non godono pienamente dei diritti di cittadinanza!”?
        Le parole hanno i suoi significati e basta poco per capire che donne ITALIANE non è uguale a donne IN ITALIA.

    • mobilitazione ha detto:

      italiane sono tutte le donne che vivono, lavorano nel nostro paese; e parliamo di diritto alla cittadinanza “reale” per tutte loro

  9. Gabriella ha detto:

    Sottoscrivo al 100%. Bisognerebbe però ripetere la mobilitazione di massa del 13 febbraio tutti i giorni, davanti al Municipio di tutti i Comuni d’Italia, con una sola richiesta: dimissioni!

  10. florinda ha detto:

    sono d’accordo nel ripetere una manifestazione corale, ognuno raggiungendo la città + vicina e naturalmente includendo tutte le donne senza alcuna distinzione di provenienza ……abbiamo bisogno di TUTTE LE DONNE ……dobbiamo farci sentire, non si può piu sopportare questo modo sprezzante di governarci, abbiamo dei diritti (lavoro, istruzione, sanità) e nessuno li deve calpestare

  11. tiziana pieri ha detto:

    ma perchè nessuno si muove davvero? cosa aspettiamo a farci contare? tutti, e ripeto tutti, i nostri stagionatissimi politici sono ormai troppo assuefatti ai loro rivoltanti privilegi da non avere più nessuna coscienza del mondo vero e delle sue difficoltà e anche i nuovi arrivati si abituano subito e diventano famelici. Perchè la politica a qualunque livello è troppo appetibile, troppo contigua al malaffare, troppo redditizia e troppo piacevole per poterne poi fare a meno. Siamo stufi di tutto ciò, siamo stufi di mantenere a caro prezzo e ora a costo di grandi sacrifici questo lusso sfrenato, siamo stufi di essere considerati dei bancomat utili ma un po’ stupidi? E allora muoviamoci. Non aspetto altro che qualcuno dia il via!

  12. bruna ha detto:

    va bene la lettera, ma ora dobbiamo fare delle richieste precise. lo stato sociale ce lo smantellano….dobbiamo chiedere che i costi della politica diminuiscano..quelle donne che fanno le consiglkiere regionali (non c’è solo la minetti!!!) nelle varie regioni a 10.000-12.000euro dove sono????(oltre a essere lì) guerdate che con una nuova manovra potrebbere togliere o diminuire l’assegno di maternità. torniamo agli anni 50……

  13. alfredo1930 ha detto:

    A questo appello risponderò con in mio post riguardante l’Italia e Napoli che ,anche se anosciante,può essere vero.

  14. Olga Gonzalez ha detto:

    Sono nata in Colombia e la mia famiglia di origine, si è trasferita al Venezuela, proprio per i gravi problemi che la stavano distruggendo. Col tempo, per circostanze della vita, mi sono trasferita in Italia. Da poco ho acquistato la cittadinanza italiana. Dopo più di 15 anni in Italia (non avevo nessuna fretta di modificare la precedente). Ora ho la mia famiglia e la mia vita in Italia e voglio rimanerci.
    Italia è fatta di idee, di creatività, di bellezza ma anche di contraddizioni. Nella mia opinione, in Italia si è persa una componente importante nella crescita e nell’unione di un paese: la fede nelle proprie capacità ed in un futuro migliore.
    Spero che noi italiani, ritroveremo quella fede e soprattutto proveremo a cambiare e ad esprimere le nostre opinioni, a partecipare, in maniera costruttiva. Come un solo paese.

  15. ivana canevarollo ha detto:

    Governi di coalizione di destra e di sinistra per inseguire privatizzazioni, precarietà, minori diritti, maggiore povertà e ingiustizia sociale e tutto questo ci ha portato alla catastrofe sociale ed economica non solo in Italia, ma anche in Europa e in America. Bisogna davvero cambiare rotta con grande coraggio e determinazione perchè è solo ampliando i diritti che si può uscire dalla crisi e non viceversa. Se non ora quando??

  16. Mauri Favaron ha detto:

    Mi associo a quanto dice Ivana.

    Aggiungo una cosa: per come la vedo, ogni tentativo di uscire dalla situazione in cui ci troviamo stando all’interno degli schemi “vecchi” non credo ci porterà lontano.

    Se ci troviamo in questo deplorevole stato, lo dobbiamo anche (ma mi verrebbe da dire “soprattutto”!) al vivere immers* in una società dove “non solo” le donne sono di fatto oppresse/negate, ma che rende anche “inevitabile” che ciò sia.

    Ingiustizia doppia, oltre che tentativo non proprio astuto di segare-il-ramo-su-cui-siamo-sedut*-dalla-parte-del-tronco.

    Un po’ fuori moda parlare di “patriarcati”? 😉

    Di come sgonfiarli, a vantaggio di tutt*?

    D’altra parte, che in Italia ne parliamo “troppo poco” (va bé, non dico *noi-di-SNOQ* – il mio plurale si riferisce almeno a tutta Italia, ma, speranzosamente, in realtà a noi su questo Pianeta) non mi stupisce molto.

    Sarebbe un po’ come chiedere al mitico pesciolino rosso cosa ne pensa della sua acqua, mentre la vaschetta è stata messa sopra il calorifero. Pora stella, visto che la temperatura cresce piano piano, che potrà dire se non “La mia acqua? Ma benissimo! Bene! Insomma…”.

    E così, forse, potremmo essere “noi” come il pesciolino? (Anche qui, un “noi” “ecumenico” 🙂 ).

    Anche noi siamo “dentro”. Possiamo capire che “la nostra acqua è un po’ troppo calda” (e fossimo abbastanza lungimiranti, capiremmo che la temperatura *aumenta*). Molt* di noi, come il pesciolino, dovrebbero limitarsi ad una sensazione di malessere, o di colpa, o di *, non disponendo delle parole che descrivono concetti come “temperatura” e “aumento”.

    A volte, mi viene il dubbio che in Italia noi disponiamo di meno linguaggio, per smascherare i presupposti delle nostre condizioni. (Un dubbio, da persona impreparata – magari non è proprio così).

    Un linguaggio appropriato, magari, ci aiuterebbe ad articolare dei “no”?

    Dei “no” meno individuali e privi di conseguenze del solito, a chi preme su di te, per indurti a conformarti ad una qualche regola non scritta e priva di senso. A chi, “nel tuo interesse”, cerca di farti capire che il meglio, per te, sarebbe di “seguire le tue inclinazioni” e scegliere da grande un qualche lavoro di cura, invece che di dedicarti alla (che so) carriera scientifica.

    A chi, in tua presenza, fa certe affermazioni. Molte. Disconnesse da “te”. E le fa *apposta*, per ricordarti che tu vali meno, che (tanto per ricordartelo, visto che già non ci pensi tu) e sei in balia del suo arbitrio.

    A chi, in un corso aziendale per dirigenti, ti dice che è assolutamente normale, anzi, altamente produttivo, fermare la carriera delle donne “anche di alto potenziale” prima che venga loro in mente di chiedere la maternità. E, per rendere anche più coerente il messaggio, l’anno dopo applicano il criterio a *te*. (Nella ex-mia ditta, la data di soglia era di 33 anni, 0 mesi, 0 giorni; immagino, scritta in modo indelebile nella memoria di qualche computer).

    A chi afferma che le qualità assolutamente irrinunciabili per una persona sono poche, anzi, pochissime. Praticamente, solo queste: durezza, capacità di prendere decisioni (anche sbagliate) senza alcun bisogno di rifletterci. Immagine da “macho”. Sintassi ridotta. Interessi limitati all’Avanzamento della Squadra.

    (E che nello stesso tempo omette di aggiungere altre qualità, sottointese alle prime e ad esse collegate, molto meno carine da enunciare: Reperibilità costante. Disponibilità assoluta. Felicità nel “fare il gioco di squadra” (traduzione: “fare quello che il Capo, senza uno straccio di motivazione, ti dice di fare perché il Capo è lui – incluso il buttarti, se serve, nel fosso, o scriverti e mandarti la tua lettera di licenziamento”). Sottomissione bieca ai voleri del Duce Supremo di turno) (Perché il maschile del patriarcato tradizionale è anche (soprattutto?) questo, ma dirlo non è bello).

    Dei “no”, e anche dei “si”.

    A valutare, e mettere in atto, uno sviluppo della persona più pieno. Meno simile a quello di un animale che si addomestica da solo.

    A partecipare nella costruzione della propria libertà.

    A riconoscere che altri aspetti, come la capacità di amare, la ricettività, la creatività, il desiderio di aiutare, contano. Anche se non fanno aumentare molto il profitto delle multinazionali.

    A vederci per come siamo, come vorremmo essere, e poterci muovere “verso”.

    A non farci limitare alla nostra sola dimensione di animali da soma (dimensione “economica”, direbbero alcun*), come vorrebbero tanti, il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in testa.

    A rivendicare di essere, ancora una volta, creature selvatiche, appassionate, e desiderose di comunicare. Non solo, non solo “informare”.

    Ad andare oltre, molto oltre le nostre piccole meschinità, e le paure di tutti i giorni.

    Dei no, dei si. E gli “oltre”?

    Parlando con un’amica, di recente, abbiamo riconosciuto (aggiungo io, nella “versione 2.1.Ita” del patriarcato) che la gentilezza e la gioia sono atti sovversivi. E allora, ben vengano!

    Potremmo anche, credo, disegnare dei futuri, concreti, belli, e molto pratici. Cominciare ad attuarli, anche. Come luci nel buio, che richiamano.

    Smantellare una “normalità quotidiana” è difficile, e sarà durissima, soprattutto qui. Trasformare persone da “privilegiate” (o, a seconda dei casi, “oppresse”) in “semplicemente, libere” richiederà una rivoluzione culturale di cui siamo a malapena consapevoli nella sua portata. Ma sarà anche “praticamente impossibile”, senza futuri.

    Per questa ragione, qui, nella pagina di Se Non Ora Quando, mi sento “a casa”.

    Un saluto a tutt*.

    Nonostante “tutto” con gioia,
    Mauri

  17. Ilaria ha detto:

    FACCIAMO QUALCOSA???
    I sindaci scendono in piazza e riducono i tagli, i calciatori scioperano e tolgono il contributo di solidarietà…ma noi “GENTE COMUNE” non facciamo nulla???
    Facciamoci sentire!!!
    Scendiamo in piazza, come a febbraio.
    Con la rete si può organizzare in fretta!
    Questa manovra colpisce noi!
    Vogliono togliere le detrazioni sui figli, sul lavoro dipendente…le nonne le mandano in pensione a 65 anni…e poi tagliano agli enti locali, che forniscono i servizi asili nido (e che prezzi!). E se non si liberano posti di lavoro, i giovani come entrano nel mondo del lavoro? Con quali contratti? Con quali diritti? Con l’articolo 18 che vogliono smantellare?!
    E non facciamo niente? Solo la CGIL proclama uno sciopero?
    SE NON ORA, QUANDO???
    Ilaria

    • Mauri Favaron ha detto:

      E’ vero. Di questi tempi sembra che per ottenere qualcosa sia necessario prima urlare.

      E dunque, perché non anche noi?! Con mezzi convenzionali (piazza?), ma anche non (tutti da inventare).

      A me è anche venuto un desiderio provocatorio. Parto dalla constatazione che, proprio adesso che servirebbe, i nostri governanti stanno dando prova di molta malafede ma anche, temo, drammaticamente, di scarsa competenza e assente intelligenza.

      D’accordo, si sono dati altre priorità. Tutte personali, meschine, di bottega.

      Ma (e qui parte la provocazione), che altro avrebbero potuto fare? Con quali competenze? In campo economico, finanziario, amministrativo? Sulla scuola? Non poca di questa gente si *vanta* di non aver mai capito un’acca di matematica, e adesso arrafazzona misure che dovrebbero risanare il Paese?

      Secondo me abbiamo un problema, enorme, di buona fede.

      E uno, ancora più grosso, di qualità della nostra classe politica.

      La mia provocazione: perché non pensare, e istituire, un’agenzia di rating che valuti la qualità del capitale umano dei governanti?

      Io credo che questa “qualità” sia importante, per governare. Magari non lo è per rappresentare, porre problemi, …, ma governare vuol dire prendere decisioni sensate, pragmatiche, nell’interesse del bene comune. Il che non consiglia un capitale umano da rottamazione…

      Come tutte le agenzie di rating che si rispettino, questa potrebbe anche agire in base a criteri standard, ben codificati, e trasparenti. Del tipo:

      – Assenza di carichi penali.
      – Assoluzione degli obblighi fiscali.
      – Conoscenza comprovata di alcune lingue straniere
      – Conoscenze sulla tecnologia e matematica
      – Conoscenza della storia (che non guasta mai)
      – Conoscenza della lingua del Paese che intenda governare
      – Conoscenza delle tecniche di delega e controllo
      – Capacità di comunicare in modo obbiettivo
      – Non dipendenza, per vivere, dal mestiere di politic*
      – Non dipendenza dai proventi indiretti della politica
      – Conoscenza dettagliata dei problemi relativamente ai quali governa
      – eccetera. La mia è una lista “finta”, incompleta – quella vera potrebbe anche essere lunghissima, e tutta da immaginare.

      Che fare, poi, dei “punteggi”? Perché ogni governante riceverebbe in questo modo una specie di giudizio, come a scuola, che potrebbe essere aggregato a quello degli altri governanti in modo da ottenere un dato medio “dell’intero governo”.

      Ora: se il “capitale umano in un governo” vale poco, è abbastanza fatale che le decisioni di quel governo avranno una qualità se va bene sotto le scarpe. Oltre alla già accennata malafede.

      A quel punto, perché non condizionare prestiti internazionali e quant’altro alla presenza di governi di qualità “alta”? O, altre forme, tutte da immaginare, di incentivo/punizione?

      Mauri

  18. LE OCHE CHE NEMMENO STARNAZZANO ? …a proposito di Aventino

    Oggi, abbiamo regalato ai nostri ministri e ministre un pallottoliere per aiutarli a far i conti…qualcuna sagacemente ha glossato “per un uso alternativo delle palline” .
    Ma, al di là dell’ironia che pur ci aiuta a non esasperare la nostra infinita pazienza nell’assistere impotenti (?) ad un governo che sforna riforme epocali e decreti finanziari della durata di nemmeno 24 ore, così riducendo a lumicino la residua credibilità dinanzi ai cittadini e a livello internazionale, ritengo sia doverosa una semplice considerazione.
    Questa, però, rivolta alla c.d. opposizione al governo e a tutti coloro che, a titolo personale o attraverso neonate formazioni politiche, si sono per così dire ‘sfilati’ di recente da un governo che pur avevano contribuito a formare e a sostenere.
    Bene, a tutti coloro che si oppongono alla “banda bassotti” – in questo momento gravissimo, non solo per l’economia ma per la reale dignità e tenuta democratica del nostro Paese – ci permettiamo di suggerire una maggiore coerenza e credibilità, presente e per il futuro.
    Da significare, però, non con un’asfittica e statica permanenza su un virtuale “Aventino”, nè con le ‘dichiarazioni ai media’ e tanto meno con le settembrine ‘feste di partito’, rituali obsoleti, stantii e fatiscenti di una politica che lo è ancor di più.
    Ma, ad esempio, con una massiccia, convinta e trasversale adesione ad un’ “eccezionale” manifestazione di dissenso in piazza (magari, davanti a Montecitorio), senza ‘distinguo’ e ‘colore’ se non quello del senso di responsabilità, che darebbe sicuramente forza alla immediatamente successiva richiesta esplicita e formale al Presidente della Repubblica di nominare un governo di “emergenza”, realmente tecnico formato dalle migliori menti italiane ed appoggiato da tutti coloro che, per ora a parole, dissentono.
    Eccezionale e di emergenza come il momento.
    Eccezionale e di emergenza come il dovere.
    Eccezionale e di emergenza come ha da’ essere il senso di responsabilità.
    Sempre se questo si ha.
    (Silvia Nascetti, giuslavorista esperta in Labour & Gender Oriented Policies, Vice Presidente Internazionale ONG Confédération des femmes de la Meditérranée – Paris)

    Gruppo Facebook DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI E UOMINI CHE LE AMANO COSI’

  19. Gabriella Gemmo Duse ha detto:

    leggo con piacere e condivido l’ansia, le preoccupazioni e sopratutto il desiderio/necessità di fare. Dalle giornate di Siena mi aspettavo che l’aprezzatissimo comitato organizzatore ci chiedesse di aderire ad una carta dei principi che gettasse le basi di una convenzione inclusiva delle molteplici differenze e realtà al femminile. Inclusione capace di unire e dare forza al movimento rispettando la storia e l’dentità di tutte le donne in Italia.
    La situazione sta precipitando;facciamoci sentire ancora con una grande mobilitazione di piazza dove tutte/i quelle/i che vogliono un cambiamento possano ancora pacificamente gridare “BASTA!!” e fare richieste mirate a cui le persone che vivono di politica( un milione e trecentomila) si sentano in obbligo di dare risposta , pena la perdita del reddito da
    politica, Se non ora Quando? Gabriella Duse Bergamo.

  20. mariostaffaroni ha detto:

    Se vi può essere di qualche interesse, mi trovo completamente a condividere la vostra lettera aperta. Spero veramente che troviate il modo per mettervi in campo e assieme ai giovani e giovanissimi. Perché siete assieme a loro le forze che hanno ancora un collettivo e la forza vitale per esprimerlo. Ci saremo insieme anche molti di noi uomini, se lo riterrete.

    Questa grande rete di voglia di cambiare concretamente penso vada messa ormai in campo, senza attendere adozioni e permessi. Perché l’urgenza è divenuta grande. Queste non sono certo indicazioni. Ma semplici auspici. Farete quello che meglio riterrete. Ma l’Italia che soffoca in una povertà di massa negata non può finire così. Le risorse ci sono, penso anche io. Ed anche molte.

    Mancano ancora le forze a esprimere la forma del cambiamento. Perché credo che chi è seduto, non si sposta mai spontaneamente facendo posto ad altri. Ma i sondaggi dicono, proprio ieri su Corriere della Sera, che il maggior italiano ormai è l’astensione ed il non voto: oltre il 40%. Buon lavoro. Cordialmente,

  21. […] Pubblicato: 6 agosto 2011 | Autore: mobilitazione | Filed under: se non ora quando | 27 Commenti » […]

  22. Brigida ha detto:

    dobbiamo fare subito qualcosa di visibile anche noi per cacciare questi politici! anche noi dobbiamo mettere un sveglia a questo governo!
    bm


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