BARLETTA, MORTE CINQUE LAVORATRICI. SENZA DIGNITÀ.

Tina Ceci, 37 anni

Matilde Doronzo, 32

Giovanna Sardaro, 30 anni

Antonella Zaza, 36

Maria Cinquepalmi, 14 anni

Il comitato nazionale Se non ora quando esprime la massima solidarietà ai familiari delle vittime della tragedia di Barletta e sconcerto per una disgrazia che deve riportare al centro dell’attenzione pubblica la necessità di una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito, e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Cinque donne del sud sono morte perché lavoravano in nero in uno scantinato senza sicurezza.
Lo scantinato è crollato, e insieme è crollato il mondo di affetti e di relazioni che ciascuna di loro era.
Non è una tragica fatalità, è una morte annunciata. Queste donne lavoravano senza dignità.
Lavoravano nelle stesse condizioni in cui lavorano in paesi in via di sviluppo e dove non esiste la democrazia : Vogliamo che la qualità del lavoro delle donne sia e resti la stessa che c’è negli altri paesi d’Europa.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: ogni giorno uomini e  donne nel nostro paese muoiono mentre lavorano, e muoiono nel silenzio di troppi.
Ripetiamo: vogliamo una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Se non ora: quando?
Il comitato nazionale Se Non Ora Quando
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18 commenti on “BARLETTA, MORTE CINQUE LAVORATRICI. SENZA DIGNITÀ.”

  1. margherita ha detto:

    Vite senza dignità, morti private del pudore…ora(e solo ora) leggeremo le loro biografie che parleranno di fame,di rate e di bollette, sta diventando un rito che si ripete ogni volta uguale a se stesso. E intanto i “signori della plitica” ci instupiscono alla tele laterando di sviluppo e di crescita.

    • Pasquale ha detto:

      si la solita compagnia di giro dalla rai a mediaset si indignerà facendo attenzione all’audience ma noi abbiamo o no il potere di spegnerla per sempre questa TV di m…

  2. Luciana Tartaglia ha detto:

    Che dire?
    La notizia fra qualche giorno scomparirà dai giornali…… Ieri sera il TG1 ha aperto con Amanda accolta come una star……….. La Ministra delle Pari opportunità tace, la Santanché stamani ad Omnibus rivendicava i meriti del Governo anche per le donne…..
    Non so davvero più in che paese mi trovo e neppure so cosa pensare e neppure cosa fare. Solo sconforto.

    • margherita ha detto:

      la ministra delle pari(?????) opportunità è meglio, se non parla….meglio pagarla per fare la bella statuina. Ogni tanto qualcuno le scrive qualche cosa da dire per apparire “evoluta”(vedi le sue dichiarazioni sugli omosessuali), e lei legge obbediente….

  3. Pasquale ha detto:

    una pena davvero sofferta provo ora ripensando alle dichiarazioni della signora Terry De Nicolò a proposito delle donne a 500€ al mese e lei che con il suo corpo…si può morire in un sottoscala ma c’è chi l’anima l’ha sepolta metri e metri più giù di un sottoscala Terry se mai capirai abbi la capacità e la forza di redimerti noi ti accoglieremo con un milione di braccia aperte

  4. Valk65 ha detto:

    Vorrei piangere, piangere e piangere ma la rabbia mi ha seccato le lacrime…
    Il Terzo Mondo è l’Italia, dopo questo ennesimo episodio, è un dato di fatto.

  5. daniela ha detto:

    Non ho parole: nella crisi generale, dopo anni di lotte femministe, le donne sono ancora l’anello debole della catena, la categoria sottopagata, sfruttata, pur essendo – da sempre – quella che dà di più, quella che “produce” forza lavoro , quella che si occupa dei figli, e spesso contribuisce anche con un lavoro esterno all’economia familiare… Non ho parole anche verso le altre donne, quelle che scoprono la solidarietà femminile solo dopo i quarant’anni, quelle che educano i loro figli maschi a ripetere i ruoli che hanno subito loro stesse per una vita.. Quanta strada abbiamo davanti! Mi consola soltanto pensare che dopo i quaranta, spesso, incominciamo a guardare la vita con occhi diversi: siamo lente me tenaci. Bisogna insistere su questa tenacia. La mia solidarietà alle famiglie id queste ultime vittime e tutto il mio disprezzo e disgusto per il mondo della politica così lontano dalla realtà e dalla giustizia sociale.. .

  6. maristella ha detto:

    Le parole sono pietre, come le macerie crollate sulle cinque ragazze a cui per fortuna abbiamo dato un nome. Su qualche sito ci sono anche le loro facce, piene di voglia di vivere e di dignità. Vorrei sottolineare che queste donne lavoravano non senza dignità ma senza che fosse loro riconosciuta dignità. Da un paese che continua a lucrare sul lavoro nero, da un governo che come primo atto ha cancellato la legge che impediva le dimissioni in bianco, escogitate esclusivamente per tener a bada il desiderio “indecente” delle donne di lavorare e avere figli. Ricordo che il ministro Sacconi ha “licenziato” l’allora Consigliera nazionale di parità, la prof. Fausta Guarriello, docente illustre di Diritto del lavoro, colpevole di aver protestato contro la cancellazione di quella legge. Propongo di raccogliere le firme per reintrodurre quella legge. Per riconoscere dignità al lavoro delle donne.

  7. angelo ha detto:

    Io ho lavorato per un mese 13/14 ore al giorno in un’azienda nelle vicinanze con la stessa attività. Ho perso 8 kg in meno di 20 giorni perchè non ci davano nemmeno la pausa pranzo, scortati e cronometrati pure nei bagni. Per 800 euro che ho preso e quando ho fatto valere i miei diritti di lavoratore mi è stato risposto “Dovresti ringraziarci che sei dimagrito (sono 60 kg magrolino già di costituzione) anzi dovresti pagare tu noi” e non era una risposta meramente ironica, quella stronza era convinta di quello che mi diceva. Quando me ne sono andato via ho iniziato un’azione legale, per scoprire che la finanza non farà nulla perchè la titolare ha lo zio all’interno, e che non posso valere i miei diritti perchè tanto l’azienda è intestata a un “prestanome” nulla facente e senza averi…..che schifo l’Italia

  8. Pinuccia ha detto:

    Sono d’accordo con te, Maristella, bisognerebbe raccogliere le firme per reintrodurre questa legge…..è il minimo che possiamo fare in memoria di queste donne, che di dignità ne avevano da vendere……

  9. assunta ha detto:

    Un abbraccio e una preghiera a cinque giovani donne.
    Che sia lieve loro la terra.

  10. mammachetesta ha detto:

    Ci sono ancora troppe diversità.
    L’instabilità politica causa anche questo.
    In alcune zone d’Italia, soprattutto al centro-nord ma già non nel nord-est, i buchi della normativa nazionale sono colmati dalle leggi regionali e provinciali.
    Ma nelle zone più depresse (Sud e Nord-Est estremo) c’è il nulla o quasi sia nei controlli che nelle norme.
    L’instabilità politica ha infatti portato a un continuo rimandare alcuni decreti attuativi fondamentali come il riordino delle competenze ispettive e l’emanazione dei decreti sulla formazione di Datori di Lavoro, Dirigenti e Preposti.
    La formazione porterebbe a più controlli perchè essendo in gran parte gestita da Enti Accreditati e non da privati creerebbe un circolo virtuoso di controlli e campanelli di allarme su alcune realtà di cui oggi non si sa nulla.
    La corruzione nelle forze dell’ordine resterà sempre un problema fino a che non si farà seriamente pulizia.
    Ma formare, informare, diffondere cultura anche fra di noi è importantissimo, fondamentale perchè non capiti più nemmeno di sentire quello che io ho sentito oggi durante un incontro di formazione “Eh ma che palle dover usare la protezione sul trapano! Poi mi tocca riarmare quando la apro e perdo tempo” (ndr, per la pausa sigaretta!).
    Lo dico sempre: le regole si rispettano perchè è giusto e per rispetto a chi ancora lavora senza avverne.

  11. Margherita ha detto:

    «La colpa non è di quei poveri signori che le davano da lavorare e che ora piangono qui insieme con noi. La colpa è di chi doveva controllare e non l´ha fatto, di chi viene pagato per fare esistere e rispettare la legge e se n’è fregato. Noi siamo povera gente e ora ci hanno rubato anche il sorriso, che forse era l´unica ricchezza che avevamo». Mamma di Giovanna, una delle vittime della tragedia di Barletta.
    Queste parole ci riempiono di tristezza, ma indicano anche una strada: la legalità è un valore, il rispetto delle regole è un modo per rispettare noi stesse, chi vive con noi e chi verrà dopo di noi. Cosa fare perchè questo pensiero si diffonda, diventi “cultura” condivisa?

  12. emanuela ha detto:

    Forse sarò cinica ma questa non è nè la prima e non sarà l’ultima di queste tragedie annunciate nel meridione profondo. Basta pensare al numero esorbitante di case costruite abusivamente, di laboratori negli scantinati,in sostanza le conseguenze di assenza di regole del vivere civile.Sono state le stesse operaie a chiedere di non essere messe in regola e immagino siano state le stesse che portavano i figli a curarsi dalla sanità pubblica.Non voglio imputare a queste poverette la causa della loro disgrazia ma certo si può dire che sono figlie della stessa cultura di povertà non solo materiale ma anche e soprattutto di etica civile che latita soprattutto a sud.E’ facile prendersela con le nefandezze della politica romana ma abbiamo anche il coraggio di un farci un mea culpa ogni tanto. Sarebbe auspicabile, a mò di postilla morale, di credere in un sollevamento della cittadinanza di Barletta e dintorni contro questa situazione lavorativa da terzo mondo, cosa che certo non accadrà, perché ognuno guarda al proprio piccolo avanzo di interesse personale in barba ai propri diritti e doveri verso alla collettività con le relative conseguenze.

    • simona ha detto:

      Non credo che le operaie volessero lavorare al nero, evidentemente non riuscivano a trovare altro e quindi si sono adattate a quella situazione lavorativa per racimolare qualche soldo in più da portare a casa.

  13. […] paragonerò mai, è chiaro, le condizioni in cui lavoro io con quelle delle operaie di Barletta, sarebbe davvero blasfemo, ma, di sicuro, vedo la stessa rassegnazione, lo stesso pensare che non […]

  14. Maria Quattrone ha detto:

    Il problema più grave, rispetto al lavoro in nero , mi sembra quello dei mancati controlli o dei controlli “accomodanti “nella pubblica e nella privata amministrazione.
    Serve una cultura concreta e condivisa della legalità in luogo della subcultura oltremodo diffusa della “mazzetta”, della raccomandazione e del lucro ad ogni passo.
    Così forse si potrebbero evitare stragi di innocenti che perdono la vita sul posto di lavoro o in altre occasioni.
    In realtà la politica- stando alle cronache giudiziarie e giornalistiche- pensa a ben altro , anzi da un ottimo contributo alla subcultura di cui sopra!
    Maria

  15. […] paragonerò mai, è chiaro, le condizioni in cui lavoro io con quelle delle operaie di Barletta, sarebbe davvero blasfemo, ma, di sicuro, vedo la stessa rassegnazione, lo stesso pensare che non […]


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