Report dell’incontro tra i comitati SNOQ e Associazioni, svoltosi a Roma il 2 ottobre

DONNE, UNITÀ, MOBILITAZIONE:

Report dell’incontro tra i comitati Senonoraquando e le associazioni

(2 ottobre 2011)

70 donne. 23 comitati. 8 associazioni. Cinque minuti a intervento, nella formula collaudata a Siena, e un fiume di parole, di proposte e di idee per cambiare l’Italia.

Organizzato il 2 ottobre nella Sala Lonzi della Casa Internazionale delle Donne di Roma, l’incontro tra il comitato nazionale Senonoraquando, i comitati Senonoraquando nati dopo il 13 febbraio e le associazioni è stato un primo tentativo di organizzare il movimento con modalità di delega.

Il confronto si è articolato intorno a due questioni principali:

Condivisione e costruzione di una AGENDA POLITICA DELLE DONNE che possa diventare la base delle prossime iniziative di Senonoraquando e del confronto con gli interlocutori politici.

Individuare e costruire UN’INIZIATIVA FORTE, condivisa e unitaria, per dare un segnale di assunzione di responsabilità da parte delle donne di fronte al declino culturale e politico del Paese. Se con il 13 febbraio le donne si sono poste come soggetto politico, e con l’incontro di Siena Senonoraquando è avanzato sul piano organizzativo e politico, oggi, di fronte all’emergenza di un paese frammentato, diviso e in forte declino, le donne devono tornare ad essere presenti con un segnale forte. Non sarà pensabile immaginare di ripetere ora la stessa iniziativa del 13 febbraio, rischiando di perdere l’autonomia e la specificità del movimento e confondendosi con i tanti soggetti che si stanno mobilitando in questi giorni. Ma sarà certo necessario costruire insieme, entro l’anno, un grande momento di visibilità che abbia innanzitutto una forte valenza propositiva. Che esprima, cioè, la nuova visione del paese da parte delle donne.

COSTRUIRE L’AGENDA

Perchè un’agenda?: Sono le donne che devono costruire proposte alternative per l’Italia, poiché una delle cause del declino attuale è quella di non aver saputo affrontare il loro ingresso nel paese. Esserci, quindi, vuol dire prima di tutto occuparsi di questo declino per cambiare non solo l’Italia ma anche l’Europa di fronte alla crisi della classe dirigente maschile. Nato dall’esigenza di un patto tra donne differenti intorno a obbiettivi condivisi, Senonoraquando come nuovo movimento politico delle donne dovrà delineare i contenuti e il profilo di una piattaforma da mettere al centro della propria iniziativa di mobilitazione nazionale: una piattaforma da costruire insieme, a partire da ora, anche attraverso un’attività capillare di informazione e aggregazione.

Quando costruire l’agenda?: La proposta emersa dall’incontro del 2 ottobre è quella di lavorare entro il mese di novembre a un documento da lanciare sui territori. Sulla base del documento, che potrebbe essere presentato nel corso di una serie di incontri in alcuni grandi teatri italiani, sarà organizzata l’iniziativa di mobilitazione nazionale.

Quali temi per l’agenda?: L’incontro del 2 ottobre ha aggiunto tanti stimoli alle priorità già individuate a Siena. Lavoro e precarietà sono state parole ricorrenti: molti interventi hanno affrontato il tema della ricaduta della crisi economica e politica del Paese sulla vita delle donne, proponendo di lavorare su un nuovo modello di welfare ripensato dal nostro punto di vista. Si è tornate spesso sull’innalzamento dell’età pensionabile per le donne e sulla restituzione del tesoretto per investimenti sulle politiche sociali e famigliari, sulla conciliazione dei tempi della vita e del lavoro, sul congedo parentale obbligatorio per gli uomini. Uno dei nodi prioritari da affrontare è quello della rappresentanza, perché è necessario essere nei luoghi delle decisioni per poter incidere sui cambiamenti: per questo Senonoraquando, oggi riconosciuto come referente politico, dovrà confrontarsi con i partiti (a livello nazionale & locale) per esigere nuove forme di rappresentanza attraverso la richiesta di una nuova legge elettorale e lavorando sugli statuti degli Enti locali. Emergono intorno a questo argomento alcune proposte: sostenere le donne che si candideranno alle prossime amministrative, confrontarsi con candidati e candidate, insistere perché il voto delle donne sia condizionato proprio dall’inserimento della questione di genere nei programmi dei partiti. La rappresentazione del corpo è un altro dei temi fondamentali, e legato ad esso c’è quello della comunicazione, nella consapevolezza della necessità di mutare il rapporto tra le donne e l’informazione.

Chi fa l’agenda? L’agenda va costruita insieme. Uno dei temi ricorrenti in molti interventi del 2 ottobre è stata l’esigenza di aggregare altre donne attraverso un lavoro sul territorio, che in molte città ha già preso le forme della documentazione, dei dibattiti pubblici, dei presidi e dei centri di ascolto, e puntando sulla cultura per coinvolgere le più giovani. È inoltre importante che le donne lesbiche si sentano parte del movimento.

CONCLUSIONI

Il 13 febbraio siamo scese in piazza per la dignità delle donne, a Siena abbiamo chiesto un paese per le donne, ma ora è necessario lavorare unite perché la crisi del nostro paese sta portando al declino.

Le forze politiche non riescono ad avere una visione globale e continuano a praticare una politica della divisione e non dell’unità, ed è dunque il momento per le donne dell’assunzione di responsabilità.

Al termine dell’incontro del 2 ottobre, il comitato nazionale Senonoraquando propone che tutti i comitati comincino ad avviare dei tavoli di lavoro sui temi del welfare, della rappresentazione e della rappresentanza anche unendo e associando le forze, le competenze e le iniziative già in campo.

L’obiettivo è quello di elaborare insieme, per la fine di novembre, contenuti condivisi e proposte di governo per il Paese intorno a questi punti, nella consapevolezza che solo dopo aver costruito un percorso di chiarezza sarà possibile tornare in piazza .

QUESTO REPORT

Questo report è una sintesi dei tanti, preziosi contributi frutto dell’incontro con le donne intelligenti e determinate dei comitati e delle associazioni. Con l’urgenza della sintesi, nella speranza di non aver lasciato fuori nessuna, sono intervenute in sala il 2 ottobre: Comitato Senonoraquando nazionale, Grosseto SNOQ, Brindisi SNOQ, Siracusa SNOQ, Treviso SNOQ, Ravenna SNOQ, Venezia SNOQ, Salerno SNOQ, Bologna SNOQ Unite, Diverse, Libere, Tigullio SNOQ, Verona SNOQ, Comitato Donne Milanesi in rete con SNOQ, Donne e informazione, Modena SNOQ, Roma SNOQ, Torino Di Nuovo, Siena le donne del 13 Febbraio, Bolzano SNOQ, Reggio Emilia SNOQ, GIULIA, Udine SNOQ,Alessandria SNOQ, Arcilesbica, Napoli SNOQ, Belluno SNOQ, Pisa SNOQ, Torino Casa delle Donne, Archeologhe che Resistono, Sassari SNOQ, Roma Archivia.

Grazie!

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109 commenti on “Report dell’incontro tra i comitati SNOQ e Associazioni, svoltosi a Roma il 2 ottobre”

  1. ale ha detto:

    Perchè non coinvolgete in questo movimento, quelle due ragazze do torino che si sono costituite parti civili nel processo Ruby,gli dite che almeno una volta vi vengono a visitare,e perchè al prossimo processo Ruby non andate in aula?

  2. ale ha detto:

    Perchè non coinvolgete in questo movimento, quelle due ragazze do torino che si sono costituite parti civili nel processo Ruby,gli dite che almeno una volta vi vengono a visitare,e perchè al prossimo processo Ruby non andate in aula?

  3. Annalisa ha detto:

    Benissimo per le decisioni prese e per le future prospettive….nell’IMMINENTE futuro…la manifestazione europea del 15 ottobre a Roma…come SNOQ c’è l’adesione? Non l’ho trovata, ma posso essermi sbagliata.
    Io ci sarò comunque, ma mi dispiacerebbe molto che le DONNE DI SNOQ e lo stesso movimento SNOQ…perdesse una fondamentale opportunità di ESSERCI e rendersi VISIBILE!
    Abbiamo o no ragione di essere le più INDIGNATE e INCAZZATE, oltre che le più capaci di costruire una REALE alternativa a questo sistema marcio?

  4. stefania ha detto:

    @Annalisa: non l’hai trovata l’adesione perchè non c’è. E questo dispiace molto anche a me, dispiace che non se ne parli proprio da queste pagine e dispiace che si sia deciso di non aderire per non “confondere” gli obiettivi, come è stato detto. E insieme a me dispiace a moltissime donne. Quanto al report, perdonatemi, ma a me sembra molto vago. E, ma magari mi sbaglio, leggendolo si ricava l’impressione che in realtà sia il movimento a non avere le idee molto chiare. Intanto non si capisce a chi sia rivolto. Vale a dire la famosa agenda da costruire chi deve appunto costruirla? Solo i gruppi che fanno parte di SNOQ? E se è così SNOQ non è nata come espressione di tutte le donne? Che accade perciò degli altri gruppi che lavorano sul femminile? Non è poi chiaro non solo chi costruirà l’agenda ma anche come e dove, ogni gruppo per conto suo? Quali gruppi? Come coordinarsi? Chi poi materialmente riassume tutte le istanze e stila il documento? E infine una volta che questo documento esiste a chi viene presentato nei teatri? Alle stesse donne che lo hanno stilato? Che vuol dire poi “non sarà pensabile immaginare di ripetere ora la stessa iniziativa del 13 febbraio, rischiando di perdere l’autonomia e la specificità del movimento e confondendosi con i tanti soggetti che si stanno mobilitando in questi giorni”? L’autonomia si ha o non si ha, se si ha un’identità precisa non si rischia mai di confondersi con altri soggetti solo perchè si aderisce ad altre iniziative, anzi, ci si rafforza. La Cgil, per dirne una, non perde di autonomia se aderisce ad uno sciopero o ad una manifestazione indetta da altri. L’importante, se si aderisce a manifestazioni indette da altri, è arrivarci con il proprio linguaggio e la propria precisa identità. Le donne in questo momento richiedono un’azione ferma, decisa, incisiva, più che parole o documenti, richiedono fatti. Sono d’accordo che un evento nazionale necessiti di tempo e di organizzazione, ma penso che anche per scegliere che tipo di evento si voglia fare si debba consultare il movimento, ascoltare le proposte delle donne. Così come credo che più che prepararla a parole, visto che parole e temi da affrontare ce li siamo detti e continuiamo a ripeterceli da febbraio, si debba invece lavorare con iniziative sul territorio, sensibilizzare la gente con i fatti, preparando così il terreno per una grande manifestazione. Naturalmente il mio è solo un punto di vista soggettivo, uno dei tanti, però mi piacerebbe su questi temi potermi confrontare con tutte voi. Grazie e buon lavoro.

  5. mariantonietta ha detto:

    PER MOLTE LA PARTECIPAZIONE DI SNOQ ALLA MANIFESTAZIONE DEL 15 E’ SEMBRATA
    SCONTATA E SONO RIMASTE DELUSE. O NON NE CAPISCONO APPIENO LE MOTIVAZIONI
    CHE SONO BEN ARTICOLATE INVECE NEL PERCORSO POLITICO DELINEATO NELLA RIUNIONE
    DEI COMITATI LOCALI SNOQ E NON SOLO. A LEGGERE MEGLIO, LE ENERGIE SONO TUTTE
    CONCENTRATE NELLA COSTRUZIONE DI UN GRANDE MOMENTO DI VISIBILITA’ ENTRO L’ANNO
    CHE ABBIA SOPRATTUTTO UNA VALENZA PROPOSITIVA,UNA NUOVA VISIONE DEL PAESE DA
    PARTE DELLE DONNE.DIFFICILE,IMPEGNATIVO,FATICOSO E RESPONSABILE NELLO STESSO
    TEMPO QUINDI BISOGNA LAVORARCI TUTTE INSIEME.
    NON SI PUO’ ESSERE DAPPERTUTTO E NON SIAMO LA CGIL O QUALSIASI ALTRA ORGANIZZAZIONE STORICA,SIAMO UN MOVIMENTO GIOVANE,NATO APPENA POCHI MESI FA, CHE SCOMMETTE FORTE SULLA CAPACITA’ DELLE DONNE DI CAMBIARE LA DRAMMATICA
    SITUAZIONE IN CUI CI TROVIAMO.DIAMOCI FIDUCIA.
    PER QUANTO RIGUARDA IL MODO DI LAVORARE,E’ LA PRIMA VOLTA CHE SI DISCUTE PER
    DELEGATE,MA LE DELEGATE TORNANO NEI TERRITORI E TUTTO E’ AMPIAMENTE RIPORTATO
    SUL WEB.BISOGNA QUINDI MUOVERSI PER ESSERE IN TANTE,UNITE,DIVERSE,LIBERE COME BEN ESPRIME IL COMITATO DI BOLOGNA.
    PER ANNALISA,LE INDIGNATE HANNO UN’APPUNTAMENTO PER IL 15 INDETTO DALLE DONNE
    ULTRAVIOLETTE. PER CREARE UNO SPEZZONE DI SOLE DONNE
    INFINE UNA SEGNALAZIONE.SUL SITO http://WWW.INGENERE.IT UN’INTERESSANTE ARTICOLO
    TUTTI VOGLIONO LA CRESCITA,MA QUALE E COME? DOVE SI CERCA DI INDIVIDUARE
    POSSIBILITA’ DI LAVORO PER LE GIOVANI GENERAZIONI SOSTENENDO ADEGUATAMENTE
    I BAMBINI E GLI ANZIANI,ANZI LE ANZIANE MI VERREBBE DA DIRE VISTO CHE LE DONNE
    VIVONO A LUNGO E SONO TANTE IN ITALIA.
    BUON LAVORO A TUTTE

    • stefania ha detto:

      Scusate ma se, e siamo in molte, non capiamo i motivi per cui SNOQ non partecipa alla manifestazione del 15, vuol dire che queste non sono così chiare e articolate come si immagina. E scusateci ma aderire alla manifestazione del 15 non vuol dire aderire “dappertutto”. Noi non capiamo quello che sembra un timore ad “aprirsi” a confrontarsi con altre realtà. Siamo d’accordo che ultimamente le iniziative sono state troppe ma si tratta di sapere scegliere e quella del 15 resta una scelta e un momento importante. La giovinezza del movimento non c’entra. Perdonatemi ma, e credetemi che non sono la sola, i nostri interrogativi continuano a sussistere. L’eventuale agenda da costruire sarà ideata e pensata solo dai comitati SNOQ o ci si apre anche alle altre organizzazioni che lavorano sul femminile? E’ un punto importante sul quale continuiamo a non avere una risposta. Per quanto riguarda i modi di lavorare, certo le delegate tornano nel territorio e riportano, ma fino ad adesso riportano per l’appunto a chi fa direttamente parte di SNOQ. E le altre? Le donne che non fanno parte di SNOQ almeno nominalmente? Ripeto c’è un equivoco di fondo, le donne, fino ad oggi hanno creduto che SNOQ fosse una sigla che le contenesse e le rappresentasse tutte. Con cui dialogare e a cui portare contributi. E così o no? Io credo che questa sia la prima e più importante questione da capire.

      • mariantonietta ha detto:

        CARA STEFANIA,PUOI DARMI DEL TU PERCHE’ SCRIVO A TITOLO PERSONALE
        HO ESPRESSO LA MIA CONDIVISIONE DI UN PERCORSO AUTONOMO NEI TEMPI,
        OBIETTIVI E MOBILITAZIONE DI SNOQ COME E’ EMERSO DALLA RECENTE RIUNIONE
        DEI COMITATI ,ERANO PRESENTI ANCHE ALTRE ASSOCIAZIONI DI DONNE
        NON SI TRATTA,A MIO PARERE,DI TIMORE DI APRIRSI E DI CONFRONTARSI CON ALTRE REALTA’ NE’ DI UN TENTATIVO DI INVALIDARE IL VALORE DELLA MANIFE.STAZIONE DEL
        15 OTTOBRE.OLTRETUTTO CI SARA’ UNO SPEZZONE ORGANIZZATO DALLE DONNE.
        VORREI,ORA,PORRE IO UNA DOMANDA: CHE COSA C’E’ DI COSI’ DELUDENTE E
        FASTIDIOSO NELLA SCELTA DI SNOQ DI MUOVERSI IN AUTONOMIA IN QUESTO
        MOMENTO E IN QUESTI MESI?
        RIGUARDO ALLE QUESTIONI CHE PONI,PUOI TROVARE QUALCHE RISPOSTA NEL REPORT
        TI SALUTO,CONFRONTARSI E’ UTILE SEMPRE E COMUNQUE

    • ANNALISA ha detto:

      Ora lo sappiamo, lo SNOQ NON aderisce alla manifestazione EUROPEA perchè :
      -non si può essere DAPPERTUTTO
      – non siamo la CGIL
      – le energie sono TUTTE concentrate nella costruzione di un grande momento di visibilità
      – siamo un movimento giovane che SCOMMETTE FORTE sulla capacità delle donne di CAMBIARE la DRAMMATICA SITUAZIONE in cui siamo
      – bisogna lavorare INSIEME per essere TANTE,UNITE, DIVERSE, LIBERE

      Mi spiace, ma queste motivazioni/giustificazioni NON mi sembrano VALIDE nè le trovo BEN articolate nel percorso politico ecc. ecc…tantomeno COERENTI con una NUOVA visione della realtà femminile che NON può essere AVULSA dal contesto sociale, politico, economico,etico in cui drammaticamente viviamo.
      Non cercherò, nemmeno,lo SPEZZONE DI SOLE DONNE ultraviolette…per RIBADIRE la mia specificità di DONNA, mi unirò a tutte le lavoratrici,precarie, operaie,disoccupate,inabili,pensionate,straniere,studentesse,cassintegrate,ambientaliste,anziane,ecc.
      TUTTE SFRUTTATE e PERDENTI 2 volte: come DONNE e come persone DEBOLI, che più pagano in questa crisi non causata da loro!
      E …VI SCANDALIZZERO’…ma mi unirò anche a tutte le categorie sopracitate…coniugate al GENERE MASCHILE, compreso i NOTAV che a Siena avevano portato un loro striscione come segno di adesioe e solidarietà verso lo SNOQ e qualcuno dal palco, li ha apostrofati e richiamati in MALO MODO ,in nome della SPECIFICITA’ dell’occasione( lo stesso concetto poteva essere chiaritoi n maniera più corretta e comunque evidenziando una sensibilità maggiore, verso quel gruppo di resistenti ad oltranza,fatto di popolazioni intere)
      .
      ORA STATE facendo lo STESSO errore…essere ASSENTI NON è un modo per RIVENDICARE l’IDENTITA’ femminile…chi manca, semplicemente NON C’E’!

      Appuntamento a Roma, per TUTTE le DONNe veramente UNITE, DIVERSE, LIBERE…che sanno PARTECIPARE anche sul territorio, ad un nuovo progetto di società più giusta ed equilibrata.

      • Anna ha detto:

        D’ACCORDISSIMO cara Annalisa. Se le donne ci devono essere, ci siano collettivamente.
        Già l’affermazione “pensiamo che individualmente le donne ci debbano essere”, che significa? o dobbiamo esserci, oppure NO: se la risposta è si, chiedo: perché “individualmente”?
        dopo aver gridato per mesi FACCIAMO RETE.. ora che la rete c’è, perché dobbiamo restare “individuali”? perché colletivamente ci date fastidio, questa risposta ce la potrebbero dare tutti (sindacato in testa); ma che il freno arrivi proprio da “snoq” mi fa solo venire in mente un suono onomatopeico… snoq!! un bello schiocco di dita e il movimento delle donne nn c’è più. Venite a dare un’occhiata a questo evento
        https://www.facebook.com/event.php?eid=169045556514271

  6. Ambretta ha detto:

    Se l’obbiettivo da tutti i SNOQ condiviso (sembra)è quello di contrastare un modello di sviluppo culturale ,economico, politico,sociale che ha portato al declino economico e morale il paese intero (vedi: modelli e stereotipi di genere; emarginazione e indebolimento dei più deboli , donne ed i giovani in particolare),come ampiamente documentato dagli Istituti di statistica italiani, europei, americani(rapporto CEDAW parla chiaro) ,NON COMPRENDO perchè il movimento SNOQ debba tenersi lontano dalle iniziative di altri movimenti aventi le stesse finalità,al posto di portare la propria specificità nei luoghi di democrazia partecipata.In più la manifestazione del 15 si colloca giusto su un piano di iniziative europee ed extra(contro le discriminazioni e le scelte finanzierie guidate da interessi di parte e da “profitti” più che dai bisogni delle popolazioni-donne incluse-), a cui diciamo di voler partecipare.
    Perdiamo la nostra identità se condividiamo degli obbiettivi fondamentali con altri movimenti?
    Allora abbiamo sbagliato ad unirci alla CGIL nello sciopero contro l’attacco al WELFARE e contro i tagli governativi alle pubbliche istituzioni?L’agenda politica la costruiamo a tavolino o nel confronto ,tra di noi e con gli altri,sulle iniziative locali e generali da assumere?
    E’ un errore ,in questo caso, tirarsi fuori.I precari, i giovani, gli emarginati ,i disoccupati di ambo i generi con i quali intendiamo interloquire non capirebbero!!!!
    Ambretta da napoli

    • Annamaria Tango ha detto:

      brava ambretta !! leggo solo ora il tuo commento … sono con te !!! agenda politica a tavolino ?? autonomia… ?? lontano da tutti e tutto e scendiamo in piazza solo quando lo dice Roma ??? ma e’ un movimento trasversale o cosa ?? ma lo sanno che il fascismo e’ finito da un pezzo ?? non c’e’ niente da fare.. le cose iniziano bene .. e finiscono peggio in Italia…. DONNE di Roma ma che vi sta succedendo ?? chi vi sta indirizzando ?? come dice Ambretta ….. allo sciopero della CGIL si .. e alla manifestazione del 15 NO ???? mi spiace io vado ..e indosso anche la maglietta di SNOq .. perche io SONO SNOQ …. e ne sono fiera… e perche vado a difendere i diritti delle donne.. e sopratt delle DONNE come me che a stento arrivano a fine mese!! ma vi rendete conto che la gente sta perdendo il lavoro , che non puo piu pensare neppure alle vacanze, ad una casa decente, ad un futuro ?? e voi vi tirate indietro ad una manifestazione globale dell Europa e del mondo ??? onestamente spiegatemi ….

  7. stefania ha detto:

    Cara Antonietta, come vedi le risposte a ciò che scrivi e le obiezioni ti sono state date sia da Annalisa che da Ambretta, che non conosco ma cone quali condividiamo le stesse perplessità alle quali però continua, mi dipiace dirlo, a non essere data una risposta chiara e convincente. Essere autonome non vuol dire essere sole, soprattutto in un momento come questo. Certo ci sarà una grande manifestazione pensata e indetta da SNOQ, ma questo non vuol dire non partecipare e non aderire ad iniziative di altri gruppi, se non lo si fa vuol dire che non le si condivide. Abbiamo aderito ad altri eventi senza timore di perdere la nostra autonomia, adesso, prendiamo atto, qualcosa è cambiato, ma non ne capiamo il perchè. Faccio presente che lo spezzone organizzato delle donne per il 15 lo hanno organizzato le donne ultraviolette insieme a noi D.E.B., che più volte abbiamo mandato email con la richiesta di pubblicare l’evento su questa bacheca e non è stato mai fatto, sorge perciò il dubbio che su questa bacheca possano apparire solo iniziative siglate SNOQ, e ritorniamo perciò a bomba. L’incontro a Romadel 2 Ottobre è stato lanciato e pubblicato come incontro tra i gruppi SNOQ e non a tutte coloro che lavorano sul femminile, motivo per cui noi D.E.B. per esempio non siamo venute, nessuna lo sapeva! E questo riporta al tema fondamentale a cui continuiamo a non avere risposta: che cos’è SNOQ? Raccoglie tutte noi o solo una parte? Chi dovrà costruire questa benedetta agenda? Tutte noi o solo SNOQ? Inutile continuare a ripetere che le risposte le troveremo nel report perchè il motivo per cui continuiamo a chiedere è proprio perchè nel report tutto questo NON lo abbiamo trovato. Ma non voglio fare polemiche sterili. Prendiamo atto che la risposta non c’è e che, a prescindere da SNOQ, continueremo comunque a lavorare per e con le donne. Tutte quante insieme. Ancora buon lavoro

  8. stefania ha detto:

    @mariantonietta: Aggiungo solo una brevissima considerazione alle tue parole: “CHE COSA C’E’ DI COSI’ DELUDENTE E
    FASTIDIOSO NELLA SCELTA DI SNOQ DI MUOVERSI IN AUTONOMIA IN QUESTO
    MOMENTO E IN QUESTI MESI?”. L’autonomia deve esserci nei confronti dei partiti e della politica ufficiale, non nei confronti delle donne, delle loro istanze, delle loro richieste. Nel caso del 15 ottobre ( e non solo in questo) SNOQ agisce invece proprio in autonomia rispetto a quello che le donne chiedono. Un po’ diverso no?

    • mobilitazione ha detto:

      Carissime tutte, alcune di voi sostengono che non sono chiare le ragioni per cui SNOQ non aderisce alla manifestazione del 15 ottobre. Abbiamo discusso le ragioni delle manifestazioni che sono state indette nel mese di ottobre, tra cui quella importante del 15, e pensiamo che individualmente le donne ci debbano essere, ma siamo altrettanto convinte che SNOQ debba mantenere la sua autonomia, la sua iniziativa politica, la sua specifica forza. La forza del 13 febbraio è stata nel fatto che per la prima volta le donne si sono rivolte al Paese e hanno chiesto di scendere in piazza per la dignità di tutti. Per costruire una “vera alternativa di sistema” e per “uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione” pensiamo che si debba ripartire da qui. Dalle donne. Di cui purtroppo non abbiamo trovato alcuna menzione nella piattaforma del 15 ottobre http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/appello_siamo_indignati_costruiamo_alternativa.html. Per questo, partecipare come sigla non ci sembra appropriato. Non credete?

      • stefania ha detto:

        Siamo convinte che SNOQ debba mantenere la sua autonomia, ma non capiamo perchè essere autonome voglia dire non partecipare. Si può aderire ad iniziative di altri pur mantenendo specificità ed autonomia. Per costruire una vera alternativa di sistema di certo si deve e si può partire dalle donne. Ma niente di tutto ciò è possibile se PRIMA non si manda a casa questo governo. SNOQ sembra essere assente in questa fase, quella intermedia. Si ragiona sul dopo e non si affronta il prima, l’adesso. Sentiamo che in un momento difficile come quello odierno dovrebbero essere le donne, come è accaduto il 13 febbraio, ad interpretare il malcontento, la stanchezza, l’indignazione, di tutti i cittadini, dovremmo essere noi a essere traino, e invece in questo frangente siamo assenti, chiuse a discutere tra di noi sul “dopo”, su ciò che noi vorremmo, sacrosantamente, fare e ottenere “dopo” e intanto perdiamo l’adesso, rischiando, come il resto del Paese, un eccesso di parola in un momento in cui si dovrebbe pensare ad azioni concrete. Un grande evento nazionale dovrebbe partire proprio da qui, dai territori, dai fatti più che dalle parole. Non sarebbe stato meglio scendere in piazza ora, aderendo al 15, con i nostri slogan e le nostre parole d’ordine, per poi preparare una nostra grande manifestazione entro dicembre? Tutta la società civile è, in questi giorni, in fermento. Manca solo la nostra voce. E’ questo che ci rattrista. Se non avessimo cercato di avere risposte su queste pagine, SNOQ non avrebbe neanche speso una parola sui motivi della non partecipazione all’evento del 15. Fino ad oggi su queste pagine non se ne è neanche parlato. E pensiamo che se i motivi per cui non aderiamo sono quelli da voi citati, allora sarebbe stato meglio se il movimento avesse invece posto il problema agli organizzatori della manifestazione del 15, avessero chiesto un confronto con loro, invece di ritirarsi in silenzio sull’Aventino. Questa è la nostra forza. Esserci. Con le nostre modalità certo. Ma esserci. Il 13 febbraio noi donne siamo scese in piazza, partendo certo da noi stesse e dalle nostre istanze, ma sapendo interpretare pensieri e istanze di TUTTA la società civile. Non dimentichiamolo, in piazza c’erano anche moltissimi uomini, che si sono sentiti rappresentati, per la prima volta, da noi donne. E questo dovremmo continuare a fare. Si apre poi anche un altro contenzioso: chi è che decide cosa e quando in seno a SNOQ? Chi è che ha deciso che NON si aderiva alla manifestazione del 15? Non dovevamo forse essere interpellate? Magari da queste pagine? Per POI prendere una decisione del genere? Chi è e chi rappresenta il fantomatico comitato SNOQ che prende questo tipo di decisioni? I gruppi SNOQ con i quali lavoriamo quotidianamente non solo di questa decisione non sapevano nulla, ma sono in molte le donne che non sono d’accordo. Decisioni del genere dovrebbero, quantomeno, essere condivise. Invece cadono dall’alto. E non sono, o non dovrebbero essere queste, le nostre modalità. Siamo insomma un movimento o un partito??

      • ANNALISA ha detto:

        Mi unisco alle domande e ai dubbi di Stefania, che già ieri sera volevo esporvi..ma poi , mi son sentita un pò “spaesata” nello scrivere su queste pagine.
        Lo “spaesamento” a tutte noi, è causato dalle vostre ultime ,superficiali e fortemente di casta …scelte.
        E veniamo al punto: chi ha scelto…chi sono queste delegate…e chi di noi DONNE ha firmato una delega in bianco ,per permettere a l fantomatico COMITATO SNOQ NAZIONALE di farci piovere sul capo, tali decisioni?
        Parliamo a livello locale: so che esiste( l’ho scoperto a Siena, sentendolo annunciare dal palco)un comitato SNOQ di Modena(Eecarpi)…ma dov’è, chi sono…come mai dal 13 febbraio, non hanno indetto neanche un’iniziativa, un’assemblea,un incontro col territorio e, neanche, scritto un qualsiasi post o intervento su queste pagine?
        Esistono …per NON esistere?
        E magari sono venute a roma il 2 ottobre, a nome nostro e hanno scelto per TUTTE noi?
        Se la cosa funziona così,, in parecchie abbiamo equivocato sui contenuti e le prassi dello SNOQ…pensavamo ad un movimento autonomo, dove si praticasse una REALE forma di democrazia partecipata…non ad una specie di partito con i paraocchi che, ancora una volta, dettasse i suoi dogmi alla massa sottostante!
        NON CI SIAMO!
        Basta con le deleghe, basta con le decisioni prese dall’alto, basta conla democrazia teorica…è il momento tragico e drammatico di fare scelte CONDIVISE e MEDITATE.
        Noi non DELEGHIAMO più a nessuno, le NOSTRE scelte e la nostra vita.
        Avevate il dovere di raccoglire le nostre opinioni anche attraverso questo blog, come vi è stato detto anche negli altri interventi.
        Ultima cosa: “non avete trovato nessuna menzione sulle DONNE, nella piattaforma della manifestazione”…e che vuol dire?Non ci hanno menzionato e quindi non ci andiamo…ci noteranno di più se andiamo e ci mettiamo in un angolino della piazza, col broncio o se non ci andiamo proprio?
        A parte il fatto che non ho mai creduto che, in quanto donna, debba far parte di una specie protetta( e quindi posso anche riconoscermi nei vari sfruttati e deboli, citati nell’appello), nè di una qualsiasi quota rosa, perchè i nostri DIRITTI li dobbiamo far valere noi., con la nostra forza..ma forse era proprio quello uno dei motivi per ESSERCI in quanto SNOQ!
        Pensateci…

      • stefania ha detto:

        Grazie Annalisa. Non avrei saputo dirlo meglio. E sono contenta che qualcuna avverta il mio stesso disagio. E spero che le nostre istanze, i nostri dubbi e le nostre perplessità vengano raccolte. C’è davvero bisogno di chiarezza.

      • francesca ha detto:

        Per la dignità di tutti sarebbe stato opportuno partecipare alla manifestazione del 15.10.
        Il momento storico che viviamo è tragico e le motivazione enunciate per giustificare l’assenza di un movimento, che ha dato una grande prova di forza, mi appaiono vuote e suonano di un odore di campanilismo che è del tutto inopportuno.
        Oggi occorre attuare una vera rivoluzione culturale che ponga parole come etica e morale al centro e le donne non possono non essere rappresentanti di questa battaglia.
        Possono sembrare frasi fatte e vuote,ma la situazione indecente in cui viviamo e facciamo crescere i nostri figli ci impone di promuovere un nuovo o antico modo di vivere, ben diverso da quello a cui assistiamo, e non mi, riferisco solo ai festini di Berlusconi, ma al modus vivendi per cui occorre far soldi in qualsiasi modo e senza sforzo, nessuno si prende responsabilità, nessuno paga per gli sbagli.
        l’Italia è il Paese dove tutto è lecito, basta !!!!!
        Le Donne, Le Lavoratrici, Le Madri devono reagire

      • Annamaria Tango ha detto:

        ma ABBIAMO chi ?????? non vedete che i motivi che state adducendo per una mancata adesione al 15 stanno scatenando un putiferio ??? ABBIAMO DISCUSSO CHI ?? con CHI avete discusso ???? mi dispiace ma questo non e’ democratico … non avete trovato menzione di cosa ??? cavolo ma si tratta di una manifestazione globale …. dell europa intera….partecipare come sigla non ci sembra appropriato ?? e perche mai ?? ma allora e’ vero come qualcuna ha timidamente provato a dire a Siena che e’ un movimento alto borghese ?? ma allora e’ vero che ve ne fregate di noi povera gente che non arriva a fine mese ??? non ci sono gli estremi per …. …____?? ma chi li decide questi estremi ???? noi tutte pensiamo diversamente …allora siamo stupide ?? o cosa ??????? agenda politica, alternativa al sistema, uscire dalla crisi con il cambiamento e l innovazione ????? e dove?? come??? quando????? facendoci le nostre brave manifestazioni tutte donne come a Roma …seppur bellissima..del 13 febbraio ,,,a urlare i nostri slogans facendoci poi chiamare quattro isteriche in menopausa ??? basta.. con le battaglie di genere….. basta con questa menata che si deve partire dalle DONNE …. basta …. noi siamo PERSONE .. prima che DONNE … e come tali vogliamo lottare anche a fianco di altri movimenti, associazioni, gruppi , ecc … che hanno a cuore gli stessi temi che abbiamo noi .. e cioe’ LAVORO; WELFARE , DIRITTO ALLO STUDIO PER I NOSTRI FIGLI , alla cura per i NOSTRI genitori anziani , all assistenza sanitaria senza aspettare 6 mesi per una mammografia visto che non ho i soldi per farla privatamente, alle pensione adeguata al mio stile di vita attuale senza andarci a 65 anni con 800 euro al mese se mi va bene sperando che qualcno dei miei figli mi aiuti a vivere e pagare la casa che ho …basta …. ci stanno deludendo !

  9. Donneday ha detto:

    INVITIAMO TUTTE quelle che il 15 andranno a Roma a trovarsi fra donne a questo appuntamento:
    https://www.facebook.com/event.php?eid=169045556514271
    Questo post dice come la pensiamo noi: http://donne-e-basta.blogspot.com/2011/10/global-change-15-ottobre-delle-donne.html
    ma più in generale troviamo che Senonoraquando, da quando è diventata una sigla stia lasciando un vuoto che fa danni. Ci teniamo a dirlo.

  10. laura ha detto:

    Non sono affatto d’accordo con i commenti che ci sono qui. Io NON mi sento rappresentata dagli indignatdos, per quanto indignata. E invece Snoq ha saputo rappresentare almeno finora quello che io voglio si dica, nei contenuti e nei modi.

  11. Melania ha detto:

    Mi sembra chiarissimo che le “delegate” non condividono le ragioni del comitato 15 ottobre.
    Personalmente, questo, mi fa rivedere la mia partecipazione a snoq. Forse non è quello spazio democratico che credevo.

  12. stefania ha detto:

    Non è affatto detto che tutti o tutte debbano sentirsi d’accordo con gli indignados, o che da loro si sentano rappresentati, io peraltro non voglio sentirmi rappresentata proprio da nessuno, vorrei invece essere soggetto, insieme ad altre donne, e vorrei essere io a rappresentare SNOQ e non viceversa. Finora ho creduto che SNOQ fosse la nostra espressione, di tutte noi. Prendo atto non solo che non sia così ma che non interessa nemmeno che lo sia. Penso che anche noi “dissidenti” abbiamo il diritto di dirlo e di farlo presente. Mi dispiace ma i modi in cui questa decisione è stata presa e gestita di democratico non hanno proprio nulla.

  13. maria ha detto:

    Forse la cosa più saggia, forse…., sarebbe stata, un’adesione “leggera”. Ovvero. Se fossi una giovane e non lo sono, mi sarebbe piaciuto vedere sulle pagine di snoq il volantino del 15, quello della giornata globale. Se fossi giovane avrei pensato: ok, non aderiamo, però ci posso andare lo stesso e mi sentirò meno sola. Essendo meno giovane penso: che palle!!! Le amiche di Snoq stanno comimciando a riavvoltolarsi sugli stessi argomenti di sempre, stanno ricominciando a riallontanarsi dalla realtà di tutti i giorni. Cose, purtroppo, per me, già viste…….. e riviste. Incece di salire sui treni, ci scendiamo e il bello che siamo anche contente…. così, tanto per non smentire l’autolesionismo delle donne.

    • Annamaria Tango ha detto:

      sono d accordo con te maria…. ci scendiamo cosi ….e non ce lo possiamo permettere !! non in questo momento dove c’e’ bisogno di coesione e unione totale… solo per un video o perche pensiamo che non ci rappresentano nella nostra battaglia ?? ma come non ci rappresentano ???? e per chi si sta facendo tutto questo .. se non sopratt per le donne visto che tutto si basa su di noi ????????? disoccupazione.. donne, crisi…donne, problemi sul lavoro…donne,…..mah !! sono sbigottita !!

      • ANNALISA ha detto:

        Annamaria, mi auguro che il tuo intervento così concretamente descrittivo di una “normale” condizione di DONNA oggi, possa aiutare le “dirigenti-delegate” SNOQ a ritrovare il contatto con la realtà …che escano dalle loro torri d’avorio..che smettano di sorseggiare drink esotici, riflettendo sulla specificità femminile e sull’automia di questo movimento( che se continua così, sarà poco movimentato)…che si mescolino alla folla delle tante persone, vittime di una crisi dovuta al fallimento di un sistema basato sul profitto, sul potere, sull’annientamento della DIGNITA’ delle fasce deboli ed emarginate…
        SVEGLIAAAAAAAAAAAAAATEVI!
        A presto,invece, a voi carissime dissidenti dello SNOQ( non pensavo di doverlo diventare!)..spero di incontrarvi tutte a roma…Stefania,Ambretta,Annamaria e i suoi bambini,Maria,Melania,Francesca e tutte le atre che mi hanno fatto sentire meno sola e aliena!
        NB
        ASPETTIAMO RISPOSTE DA PARTE DELLE CONVOCATE,IL 2 OTTOBRE!

  14. Annamaria Tango ha detto:

    non ho la competenza e l esperienza di tante altre qui ma appunto per questo ILLUMINATEMI !! anch io non ho capito perche non dovremmo partecipare alla manifestazione del 15 …come ??stiamo rovinati cosi tanto e non partecipiamo ?? .. cosa stiamo facendo, di dove stiamo andando ecc……… stiamo qui solo per fare “battaglie di genere” ??? se e’ cosi allora sto nel gruppo sbagliato .. !!!!! onestamente ho il problema del lavoro, dell organizzazione dei figli che da separata e’ una tortura incredibile (e molte di voi l hanno vissuto prima di me e lo sanno ! ) due genitori che stanno invecchiando e per i quali spero di non doverli mai assistire perche non saprei come fare , dovrei solo abbandonarli in una casa di cura che non potrei neppure pagare perche non ho i soldi per arrivare a fine mese gia cosi come sto vivendo ora…ma insomma..di che stiamo parlando ??? non corriamo dietro a manifestazioni giuste nell idea ma che ricalcano stereotipi sessisti ??? per un video che concordo e’ stato fatto malissimo ???? scusatemi ma ci basiamo su questi elementi ?? non sui motivi per i quali si sta scendendo in piazza ?? ma lo vogliamo capire o no che questi al potere , e parlo di TUTTI . destra sinistra centro e chi ne ha piu ne metta ci hanno ROVINATO ? ci hanno rubato lavoro, futuro, sogni per noi ma sopratt anche per i nostri figli ?? ma lo sapete di quante notti sto sveglia perche non ho niente su cui basarmi se non ancora l affetto dei miei figli e il sostegno (molte volte anche economico !!) di due genitori che vivono di pensione ?? ma di che stiamo parlando ???? ma quando e’ che posso andare a parlare di persona al comitato ufficiale per dire loro … ma che vulimm fa’ ??????? altro che partecipare alla manifestazione del 15 …. io ci porto pure i figli ..e se e’ il caso mi ACCAMPO a Piazza montecitorio .. basta sono stanca di movimenti di pensiero , sono stanca di partiti che mi hanno rubato la vita, e sono stanca di persone che parlano soltanto …e che hanno a casa tutto quello che serve loro e per i loro figli …. scusatemi ma stasera sono molto arrabbiata .. e fatemi capire qualcosa perche a questo punto non capisco piu nulla !!

    • martasulis ha detto:

      annamaria, sono profondamente d’accordo con la tua analisi, spicciola, concreta e senza fronzoli. bisogna scendere in piazza. pazienza che non è la nostra manifestazione ideale, pazienza che ci saranno alcune bandiere di partito e dei sindacati. ma io non mi metterò dietro le loro bandiere. porterò la mia, di donna, di madre, di lavoratrice. voglio un futuro migliore per le mie figlie. voglio un futuro concreto per me e per tutte quelle persone, uomini e donne, che hanno sulle spalle una vita onesta fatta di sacrifici e che si sentono turlupinati da un sistema che non ci rappresenta da anni; turlupinati da una “politica” che ha perso ogni nobile significato di questa parola.

      • Annamaria Tango ha detto:

        brava marta ..leggi piu su la risposta di Mobilitazione che poi e’ l admin del forum … forse loro non sentono la nostra stessa esigenza…forse sono davvero l espressione di quella alta borghesia che non ha minimo sentore di quello per cui scenderemo in piazza….forse hanno sostituito il burraco al “facciamo politica” …. forse si annoiavano nei loro pomeriggi a bere the e a fare opere di carita presso le associazioni femminili….. La piattaforma non riguarda temi per le donne ??? e per chi se no ?? a chi questa crisi sta rubando il sonno, se non il fegato ?? a chi questa politica e il suo bel Presidente del Consiglio sta facendo del male offendendone la dignita’ e non solo ??? basta… apritela una bella piattaforma… e poi arriviamo noi ….le donne del popolo … io, marta, e tante come noi… e vi diciamo noi come la dovete fare la famosa AGENDA POLITICA… …. caspita anzicche scdendere in prima linea in piazza con loi ci impedite anche di portare striscioni e magliette ?? il fascismo e’ finito !!

  15. Alessandra ha detto:

    Onestamente mi aspettavo che il se non ora quando fosse in prima linea a questa manifestazione. Vi informo che ci saranno cortei che partono da altre piazze che si sono completamente dissociati dai partiti politici e anche Indignados Roma ai quali è stato tolto persino l’unica piazza che occupano ormai da 3 mesi, proprio dai partiti, non si sono arresi e hanno deciso di usare un Tir come palco, loro non hanno il denaro dei partiti, e di fare un’assemblea alle 17 nonostante il tentativo di oscuramento loro non si sono arresi. Care amiche vi parlo da donna e madre e vi dico che dovremmo prendere esempio da questi ragazzi giovanissimi uomini e donne perlopiu’ precari o studenti senza ormai un futurol Dovremmo esserci perchè loro sono i nostri figli e perchè noi donne dovremmo lottare per il nostro futuro e quello delle nostre famiglie. Il 13 Febbraio siamo scese in piazza per dire basta alla continua umiliazione della donna che persiste ancora oggi da parte del nostro presidente del consiglio. Beh adesso che facciamo non scendiamo in piazza per il futuro dei nostri figli??? Io credo che dovremmo farlo tutte quante e indignate ancor di piu’ di quanto lo eravamo il 13 Febbraio. Chiudo se mi permettete con una provocazione. Un movimento di donne non puo’ chiudersi dentro il lavoro di ricamo altrimenti ancora una volta avranno vinto loro, cioè tutti quei prepotenti che ci vogliono a casa a fare l’uncinetto. Questa è la lotta giusta fatela anche vostra non mi, ci deludete. Italiani tutti insieme per un futuro migliore.
    Alessandra

    • Annamaria Tango ha detto:

      alessandra ci sono i nostri figli in questa situazione …non i loro … i loro frequentano le universita’ all estero … o quella privata … i nostri fanno la fame, o se tutto va bene .. gli operatori di call center precari … come tanti ne arrivano al call center dove lavoro !! svegliatevi !!!!!! abbiamo bisogno si ..di un movimento di DONNE e PER le DONNE …. ma non cosi …

    • martasulis ha detto:

      alessandra sono d’accordissimo con te!!! ognuna di noi scenderà con la propria identità di donna, identità ideologica, politica, sociale, umana. ma questo non vuol dire “cedere” la propria identità nè di genere nè di appartenenza!!! condivido molto i commenti qui sopra quando parlano di decisione poco democratica… avete solo paura!!! paura di rimanere soffocate da un’azione più forte di voi. e non capite che l’azione in questione è mossa proprio dalle donne e dagli uomini che hanno permesso a snoq di nascere e di crescere!!! toglietevi il prosciutto dagli occhi!!!

  16. cinzia ha detto:

    C’è stato sempre un motivo più alto, più urgente, più nobile, più, più, più, per togliere voce e peso specifico alle donne. L’assenza delle donne nelle parole che convocano il 15 mette in contraddizione la piattaforma rivendicativa stessa.
    Noi abbiamo detto che di tutto quello che non va in questo nostro paese sono le donne a doversene far carico in modo maggioritario e ad esse il paese fa pagare più che a chiunque altro, perché essere donna non passa, non è un dato generazionale, non è una condizione di vita, non è una scelta.
    Quale alternativa è possibile se la parola che la invoca resta neutra, il che vuol dire in un sistema di relazioni di potere al maschile, che resta maschile singolare? Questo è il mio dubbio, che rimane.

  17. Angela ha detto:

    Ci saranno probabilmente bandiere di partito, ma ci saranno anche tantissimi tricolori di gente che non si associa ai partiti, ma non rinuncia a protestare insieme al MONDO, quel giorno. C’è chi non potrà per mille motivi, ma chi non vorrà accetterà implicitamente l’attuale sistema politico, che sta distruggendo famiglie. Da rifletterci seriamente. Io sarò li, come donna e come italiana. Non mi interessa come la pensa, chi sarà accanto a me, ma dove è diretto: verso un mondo migliore. Non perdiamoci questa occasione. Potrebbe essere l’ultima.

    • martasulis ha detto:

      io, insieme tanti amici di fb, abbiamo stampato delle magliette con un calabrone… incazzato! e verremo con quelle, col tricolore e con la determinazione non violenta al cambiamento. se non vado non potrò mai dire alle mie figlie di aver fatto la mia parte.

  18. stefania ha detto:

    Io ci sarò, e insieme a me le donne D.E.B. Cercateci sotto il nostro striscione!

  19. alessandra manc ha detto:

    Ammetto da subito la mia ignoranza, me ne scuso. Sabato, a Roma (solo a Roma?) c’è una grande (speriamo) e pacifica (speriamo) mobilitazioni degli INDIGNATI. Già nel titolo mi sarebbe piaciuto ci fosse: INDIGNATI/INDIGNATE. Come dire, mi sarei sentita interpellata di più…Non so altro del 15. So che gli indignati sono soggetti autorganizzati, e che sono un movimento europeo e da u po’ amerik. Ci sarò, spero, con amiche, colleghe giornaliste.. sperando di riuscire a fare video e foto, magari…Ma perchè è così importante aderire come SIGLE, mi chiedo. Per vari motivi immagino. Anche un bisogno di “esistenza in vita”, penso. lo capisco. chi non ha voglia di imporre la sua agenda, di farlo come soggetto collettivo, di mandare a casa il governo, avere un’Europa più umana, regole mel mercato, giustizia, redistribuzione e limiti allo strapotere finanziario….rispetto soprattutto della dignità. Ed è bello starci con un gruppo di donne con cui si fa politica. Il punto è l’autonomia delle sigle e snoq mi pare sia una e tante. Per quanto mi riguarda, mi è del tutto indifferente che SNOQ aderisca alla manifestazione del 15 (ha un titolo?), sarà colpa della mia autonomia. E mi chiedo anche: la natura della mobilitazione di sabato non è che sia invece avulsa dalla logica delle sigle, delle bandiere? un po’ anarchica. Chi vuole ci sta, pezzi e spezzoni. studenti. sigle e micro sigle sindacali, collettivi, precari e quant’altro. le donne interesecano tutte le “appartenenze”. e ci saranno a vario titolo, con diverse sigle e bandiere. e immagino che le donne di snoq abbiano tanti cappelli da indossare.

  20. frastornante ha detto:

    l’assenza di snoq ad un evento del genere , il 15 ottobre, ne mina definitivamente la credibilità.
    per ironia della sorte il movimento si chiama ” se non ora quando ?”.

  21. maria lep ha detto:

    Sì, ale, hai ragione, sulla natura anarchica della manifestazione, per questo suggertivo una adesione “leggera”. Ritengo infatti che doveva essere anche chiaro, per quelle di noi più tiomorose e più bisognose di fare “comunità” , che tutte le piazze ora sono le nostre piazze. Poi possiamo commentare e dopo criticare, ma ogni piazza è la mia piazza è uno slogan che mi piace. Nelli anni 70 andavo, andavamo tanti e tante, in piazza con chi gridava “basco nero il tuo posto è il cimitero” , ma se non ci fossimo andate sarebbe stato peggio, Sono anche andata in piazza con donne che non mi piacevano affatto….. per esempio, ma ci sono andata lo stesso. Era un momento storico importante, nascevano i collettivi femministi, e bisognava esserci. Ancxhe questo è un momento storico importante. Non si parla solo di indignazione, ma forse anche di ridisegnare la democrazia partecipativa.
    Questo vale anche per la piccola GIULIA, associazione appena nata. TUtTE LE PIAZZE SONO LE NOSTRE PIAZZE. con le nostre autonomie, con i nostri pensieri ……

  22. macriban ha detto:

    Penso che non andare alla manifestazione del 15 ottobre, internazionale, connotata dall’esigenza di un cambiamento globale del mondo, sarebbe davvero un errore. Un separatismo fondato su distinzioni di genere o comunque molto sottili, in un momento in cui la specificità dei contenuti della lotta delle donne non può che articolarsi con quelli generali, della lotta comune contro la diseguaglianza, l’oppressione, la mancanza di rispetto per la persona, i suoi diritti, la sua dignità. La mancanza di giustizia, libertà, si ripercuote su tutti e non può che rendere ancora più pesante la condizione delle donne.
    Come scrivevano tempo fa alcune donne (e non solo) di Milano: o ci liberiamo tutti, insieme, o nessuno ce la farà da solo, con la propria identità politica, ideologica, pura e imbelle.

  23. stefania ha detto:

    Direi che ci sono due ordini di problemi ben distinti. Il primo è l’aderire o meno alla manifestazione del 15. Certo ognuna è libera di esprimere il proprio dissenso/assenso ma sinceramente le motivazioni addotte dal comitato SNOQ sembrano davvero deboli e poco convincenti. La seconda questione riguarda i modi in cui questa decisione è stata presa e da chi sia stata presa. Non certo consultando i gruppi SNOQ perchè sono le stesse donne facenti parte dei gruppi ad aver tirato fuori la questione e sono sempre loro ad essersi sentite scavalcate e messe da parte. Il che pone un problema più generale, di condivisione e di democrazia allargata all’interno di SNOQ. Se poi posso aggiungere un’ultima considerazione c’è anche il fatto che malgrado su questa pagina la discussione ferva anche in maniera piuttosto accesa, nessuna delle donne che fanno capo al sempre più fantomatico comitato SNOQ si sia degnata di dare una risposta convincente, di intervenire, di partecipare alla discussione, di spiegare le proprie posizioni, se è il caso di fare anche un qualche tipo di autocritica. A tutt’ora qui leggiamo un solo intervento firmato “Mobilitazione” (???) che davvero flebilmente e molto succintamente tenta di arginare la marea sostenendo che nell’appello che chiama alla manifestazione del 15 non siano esplicitamente chiamate in causa le donne, il che sarebbe semmai un motivo in più per esserci e non viceversa per arroccarsi, non essendo noi donne avulse dal resto della società civile. Dunque un silenzio che davvero non predispone gli animi di tutte noi ad una maggor comprensione. Nessuna spiegazione? Se non ora quando?

  24. paola ha detto:

    Neanche a me è piaciuto l’appello dell’improvvisato comitato promotore 15 ottobre, come alle donne del comitato promotore Senoraquando, e per gli stessi motivi. E, aggiungo, che la prima cosa che dobbiamo capire come donne consapevoli è che non ci sono situazioni d’emergenza in cui le questioni di genere passano in secondo piano, perché le questioni di genere sono sempre il contesto di fondo di tutte le situazioni storiche. Non facciamoci prendere dal benaltrismo d’emergenza, non c’è un prima e un dopo: prima mandiamo a casa Berlusconi, prima contestiamo Wall Street. No. I movimenti delle donne sono nati e hanno prodotto risultati quando ci siamo accorte che prima di noi non c’è niente di più urgente. Per fare un po’ di storia, è lo stesso concetto che esprimeva Virginia Woolf ne “Le tre ghinee”, consapevolezza della priorità della questione di genere che non ha impedito, del resto, di lì a poco, a tante donne di combattere nazismo e fascismo. Condivido, però, tutte le critiche rivolte dalle tante intervenute nei commenti a quel dirigismo (inconsapevole?) che continua a ispirare il comitato promotore di Senoraquando. Non lo addebito ad una volontà delle donne che ne fanno parte, ma sicuramente ad una forma organizzativa che dovrà essere rivista, se vorrà essere quello che intendeva essere. Anzi, che dovrà essere pensata ex novo, perchè finora mi sembra il risultato dell’aggregazione individuale che ha prodotto l’appello del 13 febbraio. E i comitati locali non bastano. Anch’io ho valutato se esserci oppure no sabato 15, e con chi esserci: alla fine abbiamo deciso di andare, non dietro ad altri striscioni, ma con il nostro striscione di categoria. Un caro saluto a tutte e a presto con proposte costruttive.

    • stefania ha detto:

      @paola: no, il discorso è diverso, mandiamo a casa Berlusconi e contestiamo Wall St. per dirla con le tue parole, in quanto donne, nè prima nè dopo, in contemporanea, mandiamo a casa il governo e allo stesso tempo mettiamo sul piatto le nostre proposte. Essere donne vuol dire vivere, con la propria specificità, i problemi di tutta la società, che ci riguardano direttamente come e più che al resto del Paese. Rinunciare ad esserci, sottolineando la nostra differenza nei confronti di disagi e sofferenze che sono di tutti, anche e soprattutto delle donne di questo Paese, per me personalmente è una sconfitta. “Prima di noi non c’è niente di urgente” tu dici. Ma le nostre sofferenze ( i modi in cui la crisi ci colpisce ad esempio) non possono essere disgiunte e non sono “altro” da quelle subite dal resto della società. Sono diversi solo i modi in cui queste ci colpiscono (più che agli altri) e le nostre reazioni a questi ultimi. Mi rifiuto di sentirmi “altro” rispetto al mondo che mi circonda. Sono diversa, ma non sono altro. E infine sono anche stanca di cavillare sulle parole, di distinguere all’infinito tra forma e sostanza, la “forma organizzativa” non è un’entità a se stante, la forma organizzativa è gestita e voluta da chi per l’appunto organizza. E l’assoluto silenzio di chi per l’appunto questa “forma” l’ha voluta ne è la prova più lampante.

  25. stefania ha detto:

    @paola: no, il discorso è diverso, mandiamo a casa Berlusconi e contestiamo Wall St. per dirla con le tue parole, in quanto donne, nè prima nè dopo, in contemporanea, mandiamo a casa il governo e allo stesso tempo mettiamo sul piatto le nostre proposte. Essere donne vuol dire vivere, con la propria specificità, i problemi di tutta la società, che ci riguardano direttamente come e più che al resto del Paese. Rinunciare ad esserci, sottolineando la nostra differenza nei confronti di disagi e sofferenze che sono di tutti, anche e soprattutto delle donne di questo Paese, per me personalmente è una sconfitta. “Prima di noi non c’è niente di urgente” tu dici. Ma le nostre sofferenze ( i modi in cui la crisi ci colpisce ad esempio) non possono essere disgiunte e non sono “altro” da quelle subite dal resto della società. Sono diversi solo i modi in cui queste ci colpiscono (più che agli altri) e le nostre reazioni a questi ultimi. Mi rifiuto di sentirmi “altro” rispetto al mondo che mi circonda. Sono diversa, ma non sono altro. E infine sono anche stanca di cavillare sulle parole, di distinguere all’infinito tra forma e sostanza, la “forma organizzativa” non è un’entità a se stante, la forma organizzativa è gestita e voluta da chi per l’appunto organizza. E l’assoluto silenzio di chi per l’appunto questa “forma” l’ha voluta ne è la prova più lampante.

  26. stefania ha detto:

    MISTERI DI QUESTO BLOG, E’ APPARSA E SUBITO DOPO SCOMPARSA, UNA LETTERA DI UNA GIOVANE RAGAZZA SNOQ CHE LA COSIDETTA ENTITA’ “MOBILITAZIONE” HA PUBBLICATO. QUESTO E’ IL MIO COMMENTO ALLA LETTERA CHE VI POSTO POI QUI DI SEGUITO.

    Apprezzo molto la lettera di Sara, così pacata e accorata. Vorrei però commentare alcuni passi che non capisco: “Io temo, pur nella mia giovinezza e inesperienza, che manifestazioni di questo tipo non diano grandi prospettive di cambiamento e in molti casi rafforzino chi è al potere” . E perchè mai? perchè una manifestazione di protesta (e aggiungerei finalmente) rafforza il potere? Il silenzio invece secondo voi lo indebolisce? Non ci siamo fino ad oggi lamentate per la poca reattività della nostra società? E perchè in questo caso si pensa il contrario?
    Ancora: Il “noi”, spesso ripetuto a chi si riferisce? A questa domanda che ho qui fatto molte volte nessuna tra queste fantomatiche “noi” risponde. “Noi pensiamo che la gente in rete e in giro debba capire perché noi Snoq non aderiamo al 15, pensiamo sia ovvio, pensiamo non ci
    sia nemmeno bisogno di spiegare più di quanto abbiamo fatto”. Di nuovo “noi” e “la gente in rete” che poi siamo noi che fino a ieri abbiamo creduto di far parte del vostro “noi”. “La gente dunque deve capire perchè è ovvio e non c’è neanche bisogno di spiegarlo”. Beh mi sembra evidente non solo che non sia ovvio affatto, visto che continuiamo a chiedere, ma soprattutto, e provate a rileggere la cronistoria di questa discussione, nessuno ha mai spiegato proprio nulla! Se non un generico “non siamo state nominate nell’appello” che francamente preferisco non sottolineare perchè mi sembra davvero triste e riduttivo.
    Ancora: “Noi pensiamo ogni volta, come speravamo il 2 ottobre, che queste donne vengano con le idee chiare, che sintetizzino tutto in 5 minuti e che magari (magari!) ci diano pure una bella idea, una bella proposta creativa e interessante”. Davvero non capisco più, esiste dunque un’entità SNOQ che nulla ha a che fare nemmeno con le donne dello stesso SNOQ che il 2, mi sembra di capire, erano lì per dare idee, possibilmente brillanti, a “noi”? Esiste dunque una differenza tra “noi” e “queste donne”?. Buono a sapersi. Mi dispiace ma più leggo e più non mi piace quello che leggo. E ripeto una domanda molto ma molto semplice: CHI HA DECISO CHE NON SI ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 15? Vorremmo avere una risposta e vorremmo averla dalle misteriose “noi” che non siamo noi. E vorremmo, se è possibile, che le “noi” parlassero e si esponessero in prima persona. Finora non è accaduto.

    • stefania ha detto:

      QUESTA E’ LA LETTERA SPARITA DI SARA DE SIMONE:

      Indignarsi significa innanzitutto, come suggerisce la derivazione latina,

      non stimare degno qualcosa, qualcuno. Questa manifestazione è la chiamata alle armi di un popolo

      di giovani e precari, ma anche di tante altre categorie, che non stimano il proprio governo,

      non stimano chi li rappresenta, né come. E’ il grido di rabbia di chi è stato lasciato solo,

      solissimo. La rabbia per l’abbandono, si sa, è delle più violente, delle più ficcanti: è urgente,

      ha bisogno di essere espressa, cacciata fuori perché il chiodo della solitudine e della delusione

      insiste, ed è intollerabile.

      Noi siamo – e parlo di un “noi” giovani, perché ne ho esperienza diretta, ma anche di tanti altri

      “noi” con cui empatizzo, anche se non sento di poter comprendere appieno – dicevo noi siamo

      terribilmente soli, spinti verso una superficie che ci allontana e separa dal nucleo vivo non solo

      della vita civile, ma dell’umanità. Avvolti e depressi in un’atmosfera mortifera, un torpore

      che ci rende capaci di accettare tutto, anche la rinuncia alle nostre passioni.

      C’è una passione, però, anzi un “patire” che a volte è in grado di scuoterci, di reagire (o di darci l’illusione di reagire):

      è appunto la rabbia, l’indignazione, una rabbia generale, un po’ ‘adolescenziale’ se vogliamo,

      perché è contro tutti e contro tutto, perché perde di vista, nella maggior parte dei casi, gli oggetti

      della propria contestazione, e, direi, proprio per questo coinvolge la massa. Ognuno ci mette

      quello che vuole in questa rabbia, perché tutti, in fondo, abbiamo molto per cui essere arrabbiati.

      E’ giusto che queste manifestazioni ci siano. E’ giusto che venga il tempo dell’indignazione, così come è

      giusto che venga il tempo della ricostruzione. Non sempre però le due cose sono consequenziali.

      Io temo, pur nella mia giovinezza e inesperienza, che manifestazioni di questo tipo non diano grandi prospettive

      di cambiamento e in molti casi rafforzino chi è al potere. Non dico nulla di nuovo, lo so, lo so.

      Riconosco d’altro canto che questi momenti sono necessari, sono dei grandi riti, degli esorcismi contro

      la morte della società civile, e contro la morte in generale.

      E che c’è bisogno di ascolto. Come dice la donna di Bolzano in una mail a Cinzia che non c’entra nulla

      col 15 Ottobre ma che mi ha fatto pensare. Ha detto c’è ancora molto bisogno di ascolto.

      Noi pensiamo ogni volta, come speravamo il 2 ottobre, che queste donne vengano con le idee chiare,

      che sintetizzino tutto in 5 minuti e che magari (magari!) ci diano pure una bella idea, una bella proposta creativa

      e interessante.

      Noi pensiamo che la gente in rete e in giro debba capire perché noi Snoq non aderiamo al 15, pensiamo

      sia ovvio, pensiamo non ci sia nemmeno bisogno di spiegare più di quanto abbiamo fatto.

      Noi, concludo, diamo molte cose per scontate. Perché sono la vita e i ritmi di oggi che ci portano ad “economizzare”

      il pensiero così.

      Ma le persone prima di pensare, prima di ragionare, prima di costruire un percorso, hanno bisogno soprattutto

      di non sentirsi sole. Questo è tutto quello che chiedono ad un gruppo, grande o piccolo, con cui si confrontano.

      Chiedono il dato elementare e irrinunciabile di sentire che sono qualcuno e sono qualcuno insieme, perchè

      c’è un altro che li riconosce e gli dà senso. E questa richiesta è una richiesta di un tempo lento, un tempo più umano.

      Non certo il tempo di una che alla prima convocazione a Roma con i comitati arriva fresca e tosta con la sua idea confezionata,

      ma di una che arriva con il cuore che trabocca di speranza e di bisogno di essere, almeno in quell’occasione dio santo, ascoltata.

      Noi non possiamo continuare a pensare che le cose siano ovvie o che basti poco per spiegarle, non possiamo pensare

      di liquidare con poche parole l’espressione vitale (seppure nei modi che non condividiamo e che non ci sembrano “utili”)

      di una massa immensa di persone che in questa manifestazione sente di rivendicare la propria esistenza.

      C’è chi scenderà di casa con idee politiche ben precise, chi si farà una passeggiata, chi ci andrà soltanto perché ci va l’amico,

      chi perché ha bisogno di vedere gente e di sentire corpi, e voci, e vita che si muove, non importa, davvero, non importa come.

      Non cadiamo nella trappola illuministica di puntare il lanternino e interpretare tutte le azioni e reazioni come qualcosa

      che ha da avere uno scopo, che ha da essere sensato e che vada verso la definizione di un bene comune e progressivo.

      L’appello degli indignati è un appello vago perché nella vaghezza ognuno ci può mettere quello che vuole: e in alcuni casi

      è giusto che sia così.

      Nei casi in cui la società civile è veramente alla frutta, e c’è bisogno di un grandissimo rituale per esorcizzare questo lutto.

      Anche se non siamo d’accordo, o pensiamo di avere un grado di consapevolezza maggiore, non possiamo disprezzare

      o ignorare chi ha bisogno di scendere di piazza perché vuole scendere punto e basta, perché è una necessità

      delle viscere, sì forse evacuativa, forse distruttiva, ma è una necessità non procrastinabile e che non si può arginare.

      Io sono d’accordo sul fatto che SNOQ non debba partecipare alla manifestazione, ma reputo urgente e necessaria

      una risposta a tutte queste domande e questi bisogni. Una risposta SINCERA, non una risposta furba, né che media

      con questo e con quello: una risposta vera, in cui si spiega perché come associazione non aderisce ma perchè

      pensa che possa essere giusto aderire personalmente, una risposta di grande apertura, una risposta che dica chiaramente che nell’appello degli indignati LE DONNE non ci sono, ma senza per questo mettersi “contro”. Una risposta che va con i tempi e non resta indietro, che non resta semplicemente a guardare, come spesso, purtroppo ci capita, pur essendo state noi delle “pioniere”.

      Il fatto che le donne non siano menzionate nell’appello è grave e sintomatico, ma anche qui, vi prego di fare uno sforzo di com-prensione, nel senso più profondo del termine, e soprattutto di spiegazione: le persone hanno bisogno di qualcuno che gli faccia capire le cose, in maniera chiara. Finita l’onda, finito l’entusiasmo che non sente ragioni, probabilmente saranno in molti di più a capire la nostra posizione e ad appoggiare i nostri passi successivi.

      Tutto quello che dobbiamo fare è capire ed accogliere, senza per questo disidentificarci, quella che è stata sempre la nostra forza: l’apertura, l’inclusione. L’ascolto verso un fenomeno come quello del 15 che avrà verosimilmente

      proporzioni notevoli e che il non sapere, con le dovute precisazioni, accogliere significherebbe, secondo me,

      non solo un grosso errore, non solo un passo falso, ma qualcosa di imperdonabile.

    • mobilitazione ha detto:

      Abbiamo tutte, dico tutte tutte tutte, apprezzato moltissimo la lettera di Sara. Per questo vogliamo pubblicarla ma vorremmo anche scriverle una risposta. Perché queste risposte allarmatissime, come se ci fosse dietro un disegno segreto di occultamento? Calmiamoci tutte un momento

      • stefania ha detto:

        Non sono affatto allarmata, credetemi. Rattristata sì, e parecchio. Ma perfettamente calma. Sono davvero contenta che vogliate scrivere una risposta a Sara. Ci farebbe piacere se poi rispondeste anche a noi e soprattutto se riusciste a farci capire chi siete voi. Perchè siamo in tante a non averlo ancora capito.. E non credo serva raccomandare di darsi una calmata. Basterebbe spiegare. Grazie.

  27. andreina de tomassi ha detto:

    Ancora il separatismo? Ancora gli anni Settanta? In un mondo globale, real-virtuale, fluido, ci attardiamo ancora sul GENERE? Secondo me, SNOQ DEVE ESSERE DAPPERTUTTO!! Se è un movimento e non un partito, dev’essere liquido, pervasivo, “virale”, e la Testa organizzativa deve solo essere un Ganglio fra le donne e non un COMITATO CENTRALE…quei tempi sono finiti per sempre! E lo scrive una che è stata DENTRO l’Apparato, ha condiviso il Centralismo, le rappresentanze territoriali, i dictat della Dirigenza…ma il Muro è crollato! Ora, donne, uomini,trasgender, ecc..sono solo PRESIDI UMANI, responsabili e cittadini attivi. Ovunque! Andreina De Tomassi

  28. Annamaria Tango ha detto:

    spiegazioni ??? risposte ?? ma gia siamo stati assorbiti dal PD e dalla CGIL e quindi dobbiamo seguire le loro linee politiche ??? o siamo un movimento autonomo trasversale e libero da qualsiasi condizionamento politico ? Partecipare a manifestazioni come il 15 ottobre non significa apparentarsi a tali movimenti che ne fanno parte ma significare dare un segnale forte ancora una volta a questa classe politica (Tutta ) che noi come donne e cittadine, lavoratrici, madri, mogli, non possiamo continuare ad accettare e condividere la loro gestione affaristica del Paese, perche’ tutti da destra a sinistra hanno i cosidetti scheletri negli armadi.
    Quindi vogliamo gente NUOVA che rinnovi il modo di fare politica in questo Paese e che sia VERAMENTE vicina alle esigenze di noi CITTADINI e non sudditi !

    • stefania ha detto:

      Annamaria siamo credo al 55 post in cui continuiamo a porre le stesse domande, e alle quali nessuno si degna di rispondere. Prendiamone atto. Continuiamo a lavorare e facciamocene una ragione.

    • Annalisa ha detto:

      No,Annamaria…non è esatto! Una risposta l’abbiamo avuta ( L’UNICA)…CALMIAMOCI TUTTE UN MOMENTO ( e per fortuna non han detto…un attimino)!
      Eh no, NON ci calmiamo NOI!
      Noi continuiamo la nostra lotta di DONNE, CITTADINE,PERSONE…con la dolorosa consapevolezza di aver creduto in un NUOVO movimento femminile,DEMOCRATICO e LIBERO da miopia e sordità mentale…non era così.
      E se volete fare un ripasso delle domande che INUTILMENTE vi poniamo da giorni,tra un giro di burraco e l’altro di vane seghe mentali,ANDATE A RILEGGERE I 55 o più POST.
      SE NON ORA QUANDO…MAI! Che tristezza…

  29. paola ha detto:

    In effetti, mi chiedevo che fine avesse fatto la lettera della ragazza Sara: perché attivare l’opzione commenti se poi il testo, con i commenti che ha suscitato, viene sospeso per… verifiche e riflessioni del comitato promotore? E’ questo aspetto che continuo a non capire, mentre condivido del tutto la prospettiva di genere; certo, chi non la condivide, liberissima di farlo, ma allora non deve frequentare gruppi di donne che si pongono nella prospettiva di genere.

    • Annamaria Tango ha detto:

      paola qui TUTTE ci poniamo nella prospettiva di genere … altrimenti, credo, non saremmo qui .. !!! ma non accettiamo questa politica dell’Aventino … questo metterci da parte rispetto a movimenti, temi , che pur non citando la parola DIRITTI DELLE DONNE ne interpretano i bisogni, i desideri, le battaglie delle stesse… inutile isolarci dal resto del mondo .. ti pare ?? partecipazione democratica … questo dovrebbe essere alla base di SNOQ … non altro !

  30. stefania ha detto:

    Mi dispiace ma io proprio non riesco a scindere la prospettiva di genere, che è il motivo per cui sono qui e lavoro con e sulle donne, e il resto del mondo con i suoi problemi. Non riesco a sentirmi completamente distaccata dal resto del mondo. Le donne, ma molte di noi non sembrano accorgersene, non vivono in un pianeta a parte. E’ il contrario. Essere donna e cercare di risolvere i problemi delle donne vuol dire cercare di risolvere i problemi di questa società. Se stanno male le donne sta male tutta la società. Non esiste separazione, esiste solo diversità. Per età e per generazione ho preso parte al femminismo negli anni ’70. Uno dei motivi per cui siamo tornate indietro è proprio perchè abbiamo fatto l’errore di credere che i problemi e le istanze delle donne riguardassero solo le donne.

    • Annalisa ha detto:

      Giustissimo Stefania! Forse però, negli anni 70 il “separatismo” era una reazione esasperata, poteva servire ad evidenziare una rottura, una specie di big-bang che dava vita ad una nuova coscienza di genere…eppure ha fatto male!
      Ma oggi, dopo 40 anni, in un tipo di società e problematiche del tutto diverse…che senso ha?
      Nel “restare fuori”si può persino vedere una specie di “maschilismo”indotto…dove dovevano stare le donne,secondo la più aberrante e antica ottica maschilista?
      A CASA…fuori da tutto quello che era politica e sociale…a ricamare centrini e badare ai figli o ,nella migliore delle ipotesi, a beatificarsi di intellettualismi letterari artistici…ma sempre a CASA!
      E’ la scelta del comitato delle delegate-snoq ( pardon, stavo scrivendo DELEGATI): A CASA; DONNE, IL 15 OTTOBRE!
      Mah…

      • mobilitazione ha detto:

        Care tutte. Siete liberissime di scrivere quello che credete in questo spazio, nessuna di voi è stata in nessun modo censurata, ma i toni di alcuni commenti creano un clima in cui diventa difficile dialogare. Assumere, come movimento, una posizione di autonomia, trasversalità e soprattutto specificità rispetto ai temi delle donne non significa né estraneità al disagio che molte di noi provano, politico economico ed esistenziale, né indifferenza rispetto all’appuntamento del 15 ottobre. Tenere la barra dritta sulle questioni di genere, come ha scritto qualcuna di voi in questi commenti, deve restare la nostra priorità. Che moltissime in questo spazio condividono, altrimenti non sarebbero qui.
        Come abbiamo già scritto, Snoq è un movimento plurale, perciò molte di noi saranno in piazza il 15, ognuna con la propria identità, personale e collettiva, come donna, lavoratrice, madre, precaria, ma anche come appartenente ad altre organizzazioni, gruppi, partiti. Snoq, come sigla, non parteciperà, crediamo che le ragioni che abbiamo espresso siano parte della nostra stessa identità.
        Il problema è il “dirigismo”? Non è così. La decisione di non aderire è stata presa il 2 ottobre insieme ai comitati. Ancora troppo poco? Avremmo dovuto consultarci più ampiamente? Magari in questo spazio? Forse, ma non è sempre possibile prendere decisioni in questo modo. Inoltre, in questo caso, si tratta di una scelta di coerenza con i principi su cui Snoq è nato e si è sviluppato, non della scelta arbitraria di un “gruppo dirigente”.
        Il problema è che non si sa chi compone il comitato promotore? Ma lo sapete chi sono le componenti, i nomi sono comparsi molte volte, soprattutto in occasione di Siena. Pubblicheremo una lista completa se è necessario.
        La lettera di Sara è stata pubblicata per un malinteso. Non era pensata per essere resa pubblica e lei stessa ci ha chiesto di non ripubblicarla. Voleva essere una comunicazione interna ad amiche, non una dichiarazione, e come tale è giusto che sia trattata. Ci scusiamo quindi per l’errore e non ripubblicheremo la lettera, che d’altronde qualcuna ha voluto sollecitamente ripostare.
        E’ giusto e indispensabile che i vostri commenti segnalino con la “matita blu e rossa” – come scrive paola – le cose che vanno e che non vanno, che apprezzate e non apprezzate. Ed è indispensabile trovare forme sempre più inclusive ed efficaci di partecipazione e condivisione. Perché è chiaro che Snoq siete anche voi, che non c’è un noi e un voi

      • ANNALISA ha detto:

        Alla fin, fine…”è stato un problema di comunicazione”…???!!???!!???
        Strano come questa frase, ci ricordi chi ,pavidamente, la usa da 18 anni per smentire se stesso!!!

        Anche chi era a roma il 2 ottobre con voi e non ha MAI sentito neppure accennare ad una discussione sul 15OTTOBRE, ha avuto problematiche comunicative???

        Continuate a rispondere senza rispondere ( non commento nemmeno la “VOSTRA analisi politica”, perchè POLITICA vuol dire “COSA DI TUTTI”),continuate ad evitare le nostre richieste, continuate a nascondere i vostri errori con motivazioni poco credibili ( “è un’impresa molto grande tenere insieme tante voci di donne ed è difficile organizzare”…)
        E ALLORA ? RISOLVIAMO CON LA SOLITA DIRIGENZA VERTICISTICA?
        ,
        Condivido le decisioni di ALESSANDRA e democraticamente lascio le eminenze grige di questo movimento( si i fa per dire…movimento!), alle loro scelte intime e non condivise…
        ma gli AUGURI li faccio,invece a tutte noi…donne pensanti e dissidenti anche dell’ex- snoq…

        PS
        Ciliegina sulla torta….”Non abbiamo mai impedito a nessuna di scrivere quel che voleva”..
        .E dobbiamo ringraziarvi, per caso?
        Mancava solo questo al vostro DECISIONISMO MASCHILISTA!

        Vado a preparare lo zaino per Roma…si parte( e solo chi parte…arriva, caro snoq!) presto domani!

  31. paola ha detto:

    Ehm, dunque, io alla manifestazione del 15 ci vado, insieme alle mie amiche e colleghe e dietro uno striscione di categoria, quindi vedete che non mi dissocio dal resto del modo e che la mia prospettiva di genere non mi fa abitare sulla luna. Tuttavia, trovo che le critiche mosse da molte donne, da molti gruppi di donne, da molte associazioni di donne, ai comunicati del o dei comitato/i promotore/i del 15 ottobre siano giuste e condivisibili. E nonostante ciò ritengo che sia preferibile esserci piuttosto che non esserci, quindi niente Aventino, ma continuiamo a segnare con la matita rossa e blu tutte le cose che non vanno e che non ci vanno. Sia quelle degli altri che quelle di Senonoraquando.

  32. Ornella ha detto:

    Il dibattito via web mi sta stretto. SNOQ comincia a deludermi, perchè ha assunto modalità verticistiche: mi dite perchè organizzate incontri di comitati e gruppetti e mai assemblee territoriali? La maggior parte delle donne non hanno affatto una collocazione, ma sono loro che hanno riempito le piazze. E l’esempio è proprio la mancata adesione alla manifestazione degli indignati, che fa riferimento ad un movimento mondiale, cui non possiamo dirci estranee. Quanto meno perchè sta cambiando il rapporto della gente con la politica, componente non banale delle nostre rivendicazioni. Avremmo dovuto prendere contatto con gli indignati, e inserire i nostri temi con forza nelle loro piattaforme. Ora, con un po’ di ritardo, possiamo portare i nostri corpi e le nostre menti in piazza, e andarci insieme. Io sono una femminista, non mi spaventa il separatismo, anche perchè so che non esclude la doppia appartenenza, ma preserva soltanto il movimento da intrusioni partitiche o patriarcali (si vedano gli interventi vanesi e preoccupati degli uomini l’8 marzo all’Ambra Iovinelli, il miglior contributo che un uomo può dare al movimento delle donne è rispettarne l’autonomia, magari tacendo quando noi parliamo del nostro specifico). Noi femministe, negli anni settanta, eravamo presenti con nostri autonomi settori, in molti cortei. Facendolo, cambiavamo la politica, la portavamo a noi. Era una contaminazione orgogliosa e vitale. Paradossale, no? Noi separatiste eravamo in costante dialettica con la politica e con i nostri compagni, e SNOQ, che separatista non è, si astiene dal confronto con una delle più importanti novità autoconvocate degli ultimi anni. Per insicurezza? Per diffidenza? Per un video che ignora le donne? O per una collosa identità partitaria? Spero di essere riuscita ad evitare toni aggressivi, ma ritengo urgente una riflessione, tanto sulle modalità di costruzione dell’identità di movimento delle donne, quanto sui processi decisionali rispetto ad eventi di una certa portata politica. Sabato sarò in piazza, e spero di trovarvi lì. Io l’agenda la porto, è la stessa da 35 anni circa, in fondo per noi donne è cambiato poco da allora, e quel poco è cambiato in peggio. E la mostrerò a questi giovani, testardamente, perchè nel mondo che auspicano dovranno comunque fare i conti con noi.

    • paola ha detto:

      grazie, non avrei saputo dire altrettanto bene

    • mobilitazione ha detto:

      Cara Ornella, grazie, ci dai la possibilità di approfondire la risposta. Innanzitutto, sulla partecipazione. E’ sempre complicato il passaggio dalla piazza all’organizzazione, e come ben sai anche convocare assemblee territoriali non è possibile senza un minimo di organizzazione. I comitati devono essere riferimenti organizzativi e politici per la partecipazione delle donne sui territori. Il cammino è ancora lungo forse, ma è questa la direzione, e l’abbiamo intrapresa insieme a Siena. E non solo i comitati, anche le molte associazioni che sono in rete con Snoq, che sia a livello nazionale sia territoriale sono riferimenti per l’elaborazione politica e l’azione. Abbiamo sempre cercato di ascoltare le richieste anche delle singole donne che hanno cercato un modo di partecipare attivamente, abbiamo messo in contatto migliaia di donne tra loro sui diversi territori. Aiutateci, certo, a fare meglio. Ma sappiate anche che è quello che vogliamo tutte una partecipazione più ampia possibile.
      Sul 15 ottobre, forse è da sottolineare un altro punto. Snoq è riuscito a riunire donne diversissime per orientamento politico, ideologico, religioso. E l’ha fatto ponendo al centro i problemi e l’agenda delle donne. Non tutte le moltissime componenti di Snoq condividono l’analisi che sottosta alla mobilitazione degli indignados, ed è giusto rispettare questa pluralità. Tutte invece condividono i temi che hanno fatto nascere e vivere Snoq

      • Alessandra ha detto:

        Democarticamente scegliero’ di non partecipare mai piu’ ad una vostra manifestazione non sento il bisogno di fare della morale spicciola. Qua c’è bisogno di donne che si indignino veramente perchè non c’è uno spazio per loro nel lavoro e neanche c’è spazio per i loro figli. Che vuol dire chei non tutte le componententi di SNOQ condividono l’analisi? di quale analisi si sta parlando? ho paura che ci siano persone che vivolo nel loro benessere e se lo tengono stretto e ben si guardano dall’uscire dalla loro bella campana di vetro dandosi come scusante che sono brave perchè creano dei movimenti dove possono far tacere la loro coscenza e perdendo tempo a vomitarsi addosso fra di loro la grande cultura che si ritrovano!!
        Beh auguri!

      • stefania ha detto:

        “Non tutte le moltissime componenti di Snoq condividono l’analisi che sottosta alla mobilitazione degli indignados, ed è giusto rispettare questa pluralità”. Che tutti o tutte condividano sempre la stessa agenda è praticamente impossibile. E comunque sarebbe stato meglio se a decidere se condividere o meno fossimo state noi direttamente e non per interposta persona. Perchè per esempio non lanciare la proposta su questa bacheca e ascoltare le parole delle donne? Ma soprattutto noi vorremmo che SNOQ fosse comunque “soggetto” di fronte ad un’iniziativa come quella del 15 ottobre. Come giustamente scrive Ornella avremmo dovuto prendere contatti con gli indignati e inserire con forza i nostri contenuti sulla loro piattaforma. Invece abbiamo preferito non esserci, non “contare”. E’ un problema atavico di noi donne, che viene da lontano e che dovremmo affrontare tutte: non siamo abituate a proporre, preferiamo spesso defilarci e sottrarci alla discussione, essere oggetto piuttosto che soggetto. E’ ora di cambiare.

  33. stefania ha detto:

    Grazie Ornella. Dici tutto e in maniera definitiva. Vorrei poi poter chiarire al comitato “mobilitazione” alcune cose: intanto grazie di averci finalmente spiegato che questa bizzarra sigla rappresenta diciamo così i vertici dell’organizzazione, perchè fino ad ora la sensazione era quella di parlare al vento. Vi ringraziamo poi di non aver censurato le nostre parole, ci mancherebbe altro, ma per favore non cambiamo la sostanza delle cose, il clima che rende difficile il dialogo non è creato da noi che ci poniamo quesiti ma più semplicemente dal fatto che nessuno, fino ad ora, si è degnato di darci risposte. Quanto alla decisione di NON aderire alla manifestazione, dispiace dirlo, ma non è stata affatto presa il 2 Ottobre, anche perchè la manifestazione del 15 allora non era ancora stata pubblicamente indetta, nel senso che le parole d’ordine non erano ancora ufficiali. In quell’incontro si è solo genericamente affermato che c’erano in corso troppi eventi e che il partecipare a tutti avrebbe creato confusione e dispersione d’idee. Questo è quanto ci è stato riferito dalle amiche SNOQ che erano presenti il 2. Che avvertono, è bene sottolinearlo, lo stesso disagio di quelle che avendo sigle diverse non erano presenti a quell’incontro. E anche questo ci piacerebbe fosse chiarito una volta per tutte, perchè il 2 Ottobre erano presenti, e quindi presumibilmente invitati, gruppi autonomi (Vedi UDI) e altri no? Qual era il criterio di selezione? Sono d’accordo sulla eccessiva proposta di iniziative, ma credo che questo voglia dire sceglierle e analizzarle non eliminarle tutte, e soprattutto non in questi modi. I commenti sul vostro stesso sito esprimono bene il senso di vuoto, il disorientamento e il disappunto con cui è stata accolta questa posizione, che appare come assunta in modo unilaterale, in assenza di qualunque confronto. Se poi si fa un rapido giro sul web, sulle pagine dei gruppi che lavorano sul femminile, ivi compresi quelli SNOQ, ci si accorge che lo scontento, i dubbi, le perplessità sono palesati da una larga fetta del moovimento. Il che vorrà pur dire qualcosa. Quello che a noi rattrista, e il motivo per cui siamo qui a cercare di capire, non è semplice amor di polemica ma desiderio di non veder morire un movimento che tutte abbiamo creato, quello che ci rattrista dunque è che SNOQ, o quanto meno il suo gruppo dirigenziale, sembra non rendersi conto che questo movimento siamo tutte noi, tutte noi che, con sigle e idee diverse e in autonomia di pensiero, siamo scese in piazza il 13 Febbraio. Senza di noi SNOQ non esisterebbe e credo sia vitale ritornare a rivolgersi a tutte le donne e non solo ad una parte di esse. Una delle forti parole d’ordine del movimento è stata “facciamo rete”, ecco, molte di noi hanno l’impressione che, dopo aver proposto alle donne (e ottenuto) di fare rete, Senonoraquando si assenti deliberatamente dalla rete delle donne. Se siamo qui è perchè non vorremmo che questo accadesse.

    • mobilitazione ha detto:

      Nessuno vuole che questo accada. Sia chiaro Stefania, e grazie della tua passione. Ci teniamo moltissimo a ognuna di voi, a ogni donna di questo paese, e non è retorica. Sul 2 ottobre però ti sbagli, il tema è stato invece sollevato e discusso.
      Alessandra, nessuna ha un benessere da tenersi stretto, tutte dentro Snoq vogliono il cambiamento. Non vi pare possibile che ci sia chi non si riconosce nelle parole d’ordine di questa mobilitazione anche tra le moltissime, ripeto moltissime, componenti di Snoq, che nasce sul principio della trasversalità come elemento fondante? Data la composizione molto diversa dei nostri comitati, alcuni hanno comunque deciso di esserci il 15, in piena autonomia. E questo non deve rappresentare un problema né all’interno né all’esterno del movimento.

      • stefania ha detto:

        Non so che dire, evidentemente in quel convegno, quello del 2 ottobre dico, deve essere accaduto qualcosa di strano, se tutte le donne SNOQ che ho sentito, e sono molte, che lì erano, mi dicono la stessa cosa: “Noi non abbiamo deciso nulla, del 15 Ottobre non se ne è parlato”. Non ho davvero voglia di fare polemica, se scrivo qui, è proprio, come affermi, per passione, perchè ci tengo che il movimento non si divida diventando qualcos’altro da quello che abbiamo tutte creato. Quantomeno penso che se le donne presenti all’incontro hanno vissuto così quella giornata qualcosa di poco chiaro deve esserci stato non credete? Bisogna almeno constatare che un problema di comunicazione esiste. E comunque, e di questo sono certa, una decisione come quella di NON aderire alla manifestazione andava SUBITO comunicata e spiegata a TUTTE, e invece siamo arrivate al 14 e si comincia solo adesso ad avere qualche informazione in più. Questo, e ve lo dico con il cuore, vi sembra giusto? Lavoro alla creazione di un grande movimento di donne da tanti anni, il nostro gruppo l’ho fondato prima ancora che esistesse SNOQ. Ho partecipato, tra le altre cose, alla conferenza stampa dell’8 marzo, e se ricordate, già in quella sede posi un problema di mancanza di comunicazione, già lì cominciavano ad esserci reazioni seccate di donne che non si sentivano interpellate e che avvertivano il disagio diparole d’ordine che calavano dall’altto, più che salire dal basso. In conferenza e dopo con alcune voi abbiamo, in maniera accorata, fatto presente che il problema doveva essere risolto quanto prima, se si volevano evitare polemiche e divisioni (se ricordate allora i media sottolinearono proprio questo aspetto, ben felici di farlo, aggiungo). Abbiamo chiesto che il movimento si aprisse a sè stesso, per così dire. Adesso dispiace constatare che da allora le cose non sono molto cambiate, anzi. E sono passati parecchi mesi. Da qui le reazioni di chi, magari sbagliando, comincia a pensare che questo atteggiamento non sia casuale. Da qui il bisogno di chiarezza e la volontà di cambiare questo stato di cose, Se non ora quando? Non vorrei che la risposta fosse “troppo tardi”.

      • mobilitazione ha detto:

        Il movimento non deve dividersi, assolutamente. Stiamo ascoltando con moltissima attenzione le voci che sono emerse qui perché se ci sono stati problemi di comunicazione si risolvano. Non c’è nessuna volontà di chiusura, proprio nessuna. E’ un’impresa molto grande quella di tenere insieme tante voci diverse di donne, ma è una sfida che noi raccogliamo e su cui c’è tanto bisogno anche di questi contributi. Ci scusiamo se qualcuna si è sentita o si sente esclusa, non vogliamo che si ripeta

  34. […] scontento nazionale. Sappiamo però che il comitato nazionale di Se Non Ora Quando ha deciso di non appoggiare ufficialmente la manifestazione e sinceramente non abbiamo trovato soddisfacenti le motivazioni che hanno accompagnato questa […]

  35. rete13febbraiopt ha detto:

    La Rete13febbraio di Pistoia appoggia la manifestazione del 15 ottobre a Roma:

    http://rete13febbraiopt.wordpress.com/2011/10/14/indignate/

  36. stefania ha detto:

    @mobilitazione: lo sappiamo quanto sia difficile tenere insieme tante voci e proprio per questo penso che le cose sarebbero più facili se si condividesse di più e se si comunicasse meglio. Comunque buon lavoro e speriamo di trovare presto risposte ai nostri dubbi.

    • mariantonietta ha detto:

      augurandoci che domani le indignate segnino in modo significativo la manifestazione di Roma e che
      fili tutto liscio,non ci siano cioè incidenti gravi,voglio ringraziare tutte per questo blog che ho seguito
      con molta attenzione e curiosità.

      Certo non tutto è stato pienamente sviscerato,ad esempio la difficoltà di snoq ad intervenire con parole d’ordine appropriate alla manifestazione del 15,oltre alle motivazioni che abbiamo letto,e’ dovuta,secondo me, al fatto che ha intrapreso tutt’altro percorso ed è concentrata su un lavoro ambizioso e importante per tutte che richiede, però, molte energie.tutto qui.
      Siamo agli inizi di un tentativo di organizzazione che non sia di tipo assembleare come e’ stata Siena e il tiro può essere aggiustato,se si verificano difficoltà di comunicazione e di decisione.
      Basta avere un po’ di fiducia e molto rispetto per il lavoro di ognuna di noi.

      Solo una nota dolente e cioè che la “cultura” del sospetto e dell’illazione,se non della delazione,
      che ha portato la sinistra italiana al punto in cui si trova,in un’inenarrabile successione di lotte
      fratricide e di divisioni che a tutt’oggi lasciano ferite aperte e sanguinolente
      non venga mutuata fra di noi. abbandoniamola. e di corsa .se mai la riconoscessimo essersi
      insinuata nella nostra forma mentis e nelle nostre pratiche aiutiamoci a smascherarla.
      un abbraccio collettivo

      • stefania ha detto:

        Cara Antonietta, perchè non si crei la cultura del sospetto ci vuole la massima trasparenza, che poi è ciò che fin dai primi post stiamo chiedendo al comitato snoq. Mi dispiace però dover notare che il tipo di dialettica rimane immutato. Mi scuso della mia pignoleria, motivata solo dal desiderio di capire cosa realmente stia accadendo in seno a snoq. Che vuol dire: “la difficoltà di snoq ad intervenire con parole d’ordine appropriate alla manifestazione del 15,oltre alle motivazioni che abbiamo letto,e’ dovuta,secondo me, al fatto che ha intrapreso tutt’altro percorso ed è concentrata su un lavoro ambizioso e importante per tutte che richiede, però, molte energie”? Perchè parlare in terza persona? Se siamo noi tutte SNOQ il percorso intrapreso non dovrebbe essere quello di tutte noi, con noi condiviso? Tutt’altro percorso rispetto a chi? A cosa? A noi? Che però siamo pur sempre SNOQ. Come vedi Antonietta il problema è molto reale, non si tratta di paranoie o di manie persecutorie. Quello che da giorni ripetiamo è che SNOQ siamo tutte noi, quello che da giorni ci si risponde invece è che c’è un “noi” che ha intrapreso un percorso ( percorso che però francamente non si capisce perchè implichi la non adesione al 15) e un “voi” che sta a guardare. Se questo problema non viene affrontato con onestà temo che non se ne esca fuori. E i linguaggi, mi dispiace doverlo notare, usati dal Comitato nelle risposte date, sono proprio linguaggi da vecchia sinistra. Ci sono stata in mezzo per anni. So di che parlo.

  37. mobilitazione ha detto:

    @marantonietta Grazie di cuore di queste parole. E grazie a tutte le persone, come Stefania, che credono in questo progetto e vogliono aiutarci a migliorarlo

  38. rita ha detto:

    Non mi riconosco nella piattaforma degli indignati. Mi riconosco invece nella piattaforma politica di SNOQ. Sono inferocita contro questo governo, ma credo che l’indignazione non porti a nulla. Capisco i motivi di chi scende in piazza, ma non sono vedo proposte. Cosa si intende per democrazia reale? Sulla giustizia sociale e la sostenibilità ambientale siamo tutti d’accordo. E’ come affermare che crediamo nella Costituzione, non c’è da discutere. E poi?
    Io credo invece che si debba presentare una piattaforma di cambiamento, con le donne, per governare l’Italia, perché senza le donne non si governa. Senza indignarsi, ma guardando avanti. Vorrei che SNOQ facesse questo.

  39. Consuelo ha detto:

    Se i movimenti del 15 non hanno, nella loro piattaforma, basi per le tematiche femminili non ci si offende e, “perché non ci sono allora non ci andiamo”.
    Occorre andare e portarcele, con forza, competenza, autorevolezza aggiungere ciò che manca a rappresentare tutta la società che in questo momento occorre stia più unita possibile.
    E se SNOQ non sa essere autorevole, non sa avere il coraggio profondo del femminile che va e si prende il posto che le spetta anche senza essere stata galantemente invitata, lo faranno le tante donne che invece l’hanno già trovato, questo benedetto coraggio. Giovani in testa.
    O forse non è nemmeno coraggio, ma semplice libertà che da l’autonomia quella reale, quella che partecipa autonomamente alla collettività.
    Sarà che la manifestazione apartitica non piace?
    Si vuole unire le generazioni epoi li, dove ci sono tutte le ragazze e i ragazzi che chiedono di andare insieme a loro non ci si va? proprio li dove si organizzano assemblee collettive? li dove si parla, si organizza, si propone non ci si va ad invitare al dibattito sul femminile?
    Non funziona più così, la gente, le donne, ora ci sono, vogliono esserci e non stare in disparte a far da sole, vogliono essere parte vera e attiva di TUTTO, manifestazioni popolari comprese.
    State perdendo una grandissima opportunità, mi dispiace davvero tanto.

  40. ANNALISA ha detto:

    PPS.
    Non li censurerete, ma come mai i miei post vanno(già per 2 volte) a finire su in lista e non in ordine cronologico?
    Quello scritto pochi secondi fa, è andato su di ben 18 post e prima di quello della Paola, scritto il 13 ottobre, alle 21,46…MAH, misteri della tecnologia…
    Questo dove finirà…verso il 9/10 ottobre…sta a vedere…ahahah

  41. Ornella ha detto:

    Alla vigilia del famigerato sabato dell’indignazione non è semplice trarre conclusioni. E la carne al fuoco è tanta. C’è l’aspetto organizzativo, assemblea versus comitato (perchè? Basta che il comitato sia esecutivo e l’assemblea decisionale e non viceversa). C’è l’aspetto specificità delle donne – contesto politico generale, tema scivoloso e suscettibile di trasformarsi nella più classica delle coperte corte, su cui io due o tre ideuzze le avrei, per esempio privilegiare il rapporto con i movimenti rispetto a quello con i partiti. E non per odio nei confronti dei suddetti, ma per autodifesa da tentativi egemonici. C’è l’aspetto di definizione del criterio di unità, che anche io considero un valore, ma non a tutti i costi. Da femminista rivendico la battaglia sull’aborto, esigo che la laicità sia, come sempre è stata, una caratteristica costitutiva del movimento, e le donne cattoliche non potranno mai costituire un limite alle mie-nostre rivendicazioni, pena l’immobilismo e il declino. E questo, credetemi, è solo un tentativo di dare un esempio del pericolo dei veti incrociati. Care tutte voi SNOQ, con tutta la gratitudine e il rispetto, non trasformatevi in un parlamentino, per favore. Il maschilismo è più grave in quanto profondamente introiettato. Avevo vent’anni quando il mio gruppo politico ci spedì a colonizzare il movimento femminista. Finì che il vaso di ferro erano quelle donne strane e le loro idee poderose, e il vaso di coccio la nostra appartenenza politica. Cambiammo il nostro partito, lo colonizzammo. Le donne cattoliche, per seguire con l’esempio dell’aborto, scesero in piazza con noi, anche se non avevamo mediato alcunchè, o forse proprio per quello. Perciò vi prego di ricordare che l’appartenenza di genere non è garanzia, in sè, di correttezza di analisi. Se una donna si lascia eterodirigere, può essere perfino più dannosa di un uomo. Sia chiaro che non sto alludendo a nessuna, non a caso uso un esempio lontano nel tempo. Comunque: fra un’ora è domani, e ringrazio gli indignati per la vitalità e la voglia di discutere con cui ci hanno contaminate. Il debito pubblico su noi donne grava molto di più che sugli uomini, e mi fa piacere che gli abitanti del Primo mondo si siano trovati finalmente daccordo con quelli del Terzo nell’affermare che il debito l’abbiamo già pagato, da anni, con gli interessi usurai. Che non ci faremo ricacciare in casa dall’assenza di reddito. Che le nostre figlie non rinunceranno all’università. Che la pensione e l’occupazione non sono in antitesi. Che non pagheremo i tagli ai servizi col nostro secondo, terzo e quarto lavoro. Domani vado a dirlo, E a cacciare il Grande Corruttore, Ditemi: il 13 febbraio non avevamo detto cose simili?

  42. stefania ha detto:

    ECCO UN INTERVENTO DEL BLOG DI MARINA TERRAGNI CHE CONDIVIDO AL MILLE PER MILLE. IERI ALLA MANIFESTAZONE C’ERANO DECINE DI MIGLIAIA DI DONNE E TUTTE SI CHIEDEVANO” MA PERCHE’ NOI NON CI SIAMO? PERCHE’ NON C’E’ IL MOVIMENTO?” E NESSUNA DI NOI SAPEVA DARE UNA RISPOSTA. SONO SOLO CONTENTA CHE DIETRO AL NOSTRO STRISCIONE SIANO SFILATE MIGLIAIA DI DONNE. E SOPRATTUTTO SONO FELICE CHE AL DI LA’ DEGLI ORRIBILI SCONTRI, IL CORTEO FOSSE IMMENSO, STRARIPANTE DI RAGAZZI E DI GIOVANI DONNE, TANTE COSI’ NON NE AVEVO MAI VISTE. ABBIAMO PERSO UNA GRANDE OCCASIONE. E NE SIAMO ADDOLORATE.

    “Il 13 febbraio si è svolta in tutte le città italiane una manifestazione immensa, con ogni probabilità la più grande che si sia mai vista nel nostro paese, e totalmente pacifica, indetta dalle donne di Se non ora quando. Lì non si sono visti black bloc né altri imbecilli: e smettiamola di nobilitarli con questo nome suggestivo, le parole contano tantissimo. Lì non era proprio aria. Le forze dell’ordine hanno osservato i cortei che sfilavano e le piazze che si riempivano in tutta tranquillità. Lì non era possibile pensare di infiltrare provocatori e violenti. I black bloc e gli infiltrati sono sempre maschi. Dove ci sono tante donne, c’è maggiore sicurezza sociale.

    Ecco perché anche questa piazza avrebbero dovuta chiamarla le donne: in tante e tanti guardavano a loro, per l’iniziativa. Non avremmo visto le cose che abbiamo visto ieri, o si sarebbe comunque trattato di episodi marginalissimi. Non avremmo assistito a questo rigurgito di passato, che non esprime affatto lo spirito del tempo ma solo il cretinismo e l’irresponsabilità di chi crede che la violenza sia legittima e che costituisca una soluzione. C’erano anche altre ragioni per questa piazza, prima fra le quali tornare a mostrare la soggettività politica femminile, ribadire che non è stata episodica, che senza una radicale femminilizzazione della rappresentanza e delle istituzioni, con tante donne e nei modi delle donne, ogni cambiamento in questo paese sarà fittizio.

    Se non ora quando ha scelto un altro percorso: non una nuova piazza, ma il cammino per la costruzione del futuro politico imminente. Io credo che si sarebbero potute fare entrambe le cose. Il disastro di ieri a Roma mi conferma nel mio convincimento. Oggi sono pentita per non aver insistito.”

    • mobilitazione ha detto:

      Cara Stefania, continuiamo a credere che non fosse questa la mobilitazione di Snoq. Ma crediamo, come te e come Marina Terragni, che dobbiamo tornare a mostrare la “soggettività politica femminile” con tutta la sua forza. Dobbiamo trovare i modi insieme

      • stefania ha detto:

        E io continuo a credere che abbiamo perso una grandissima occasione, non solo ma dovremmo avere tutte il coraggio di fare autocritica e di fare chiarezza. le donne ieri, tutte quelle tantissime che ho incontrate e anche quelle che non c’erano ma che scrivevano sulle varie bacheche dei gruppi, si sono sentite abbandonate da un movimento che credevamo essere tutte noi. Bisogna che il comitato prenda atto di quello che sta accadendo tra noi e che faccia chiarezza. Noi donne dobbiamo usare linguaggi diversi da quelli della politica ufficiale e che troppo spesso negli ultimi giorni abbiamo sentito echeggiare su queste pagine. E aggiungiamo che vorremo non accadesse più, come è ci è accaduto ieri, sfilando in corteo con il nostro striscione su cui è scritto”Le Donne Svegliano Il PAese, Se Non Ora Quando?”, che una donna che guardava sfilare il corteo dal bordo della strada, dopo essersi qualificata come “sono del comitato promotore SNOQ” ci chiedesse perchè eravamo lì con uno striscione con la sigla del movimento, visto che il movimento era dissidente. Non sapevamo che la frase fosse copyright!! E non ci aspettevamo certo che ci si chiedesse di non essere fotografata con le donne che sfilavano dietro al nostro striscione perchè, testuale, “non vorrei finire sui giornali accanto a voi”. Bene se è questo l’atteggiamento del comitato davvero non si va lontano. E non sono neanche troppo fiera di farne parte.

      • stefania ha detto:

        E vorrei anche aggiungere che quella di ieri non era affatto “una mobilitazione di SNOQ” e non per caso ma perchè NON si è voluto che lo diventasse. Abbiamo preferito fare come Ponzio Pilato. Guardare dall’alto (anche co un certo sussiego), lavandocene le mani. Abbiamo preferito essere assenti. E adesso resta solo questo: ieri in piazza c’erano 500.000 persone e noi donne eravamo assenti.

  43. stefania ha detto:

    Parole come queste bisogna avere il coraggio di ascoltarle, di accettarle, di comprenderle, di discuterne e se è necessario di farle diventare il punto di partenza per una coraggiosa autocritica.

    ANNA DEL GAUDIO

    Vorrei dire 2 parole sul perché questa manifestazione, ai miei occhi, era troppo maschile; e anche sul ruolo che in questo aspetto ha avuto Senonoraquando. Per cominiciare, il punto di vista stesso con cui è nata, è stato troppo maschile. Senonoraquando si è “dissociata”, e ha
    giustamente osservato che la piattaforma non teneva conto per niente del punto di vista femminile. Ma essendosi costituita in comitato, SNOQ (che brutta sigla) ha deciso di rappresentare le donne che quest’anno erano riuscite a riorganizzarsi per presentarsi come soggetto collettivo sulla scena politica. Dunque da allora le donne guardano alle rappresentanti di questo comitato aspettando indicazioni, e toccava a loro trattare con i promotori della manifestazione per integrare la piattaforma; cosa che non hanno fatto. I contenuti che nella piattaforma mancavano potevano comunque essere portati nella piazza attraverso una presenza femminile organizzata, ma SNOQ non ha offerto il suo appoggio e le donne, che pure c’erano, sono rimaste come sempre relegate ai margini, non certo per presenza né per contenuti, ma per visibilità. Ma perché SNOQ ha ritenuto di non aderire? Forse perché presagiva che l’atmosfera sarebbe stata pesante?

    Credo che, in questo caso, a maggior ragione avrebbe dovuto imporre se stessa (cioè le donne), e una sfumatura di energia che ieri è finita in minoranza.

    E comunque: la manifestazione si presentava come “INDIGNATA, APARTITICA, NONVIOLENTA” – e dunque intrinsecamente propositiva, nel suo cuore stesso c’era la SOLA novità che può rinnovare il disastro causato dall’establishment e dalla sola “politica” che conosciamo. Non ci sarà cambiamento se non cambia il nostro modo di ragionare e di affrontare i problemi; se, invece di guardare sempre alla “crescita” come a una sorta di erezione costante – e imprescindibile – dell’economia, non guardiamo a nuovi modelli, a nuovi obiettivi e anche a nuovi MODI per conquistarli.

    Dunque le vere proposte, oggi, devono venire dall’ANIMA FEMMINILE dell’umanità: non è che gli uomini non abbiano niente da dire, ma anche loro è alla propria componente femminile, duttile e nonviolenta, che devono fare appello. Le donne ieri dovevano esserci: e c’erano.. ma nascoste e soffocate fra le pieghe di una manifestazione troppo al maschile; talmente tradizionale nei modi e negli slogan, che a tratti era perfino vintage, sembrava un documentario degli anni Settanta.

    Senonoraquando, dove sei? Senonoraquando siamo noi: da questa esperienza impariamo e, invece di abbatterci, impegnamoci di nuovo, ancora di più e più che mai.

  44. Stefania Barzini ha detto:

    Per chi abbia voglia di vedere chi eravamo noi donne che ieri abbiamo sfilato in piazza a Roma.

    • Annalisa ha detto:

      Grazie Stefania per questo bellissimo video, molto indicativo sull’identità della manifestazione e su cosa HANNO ROVINATo quei delinquenti o scemi.
      Delinquenti o scemi, dipende dalle tipologie di violenti visti in scena:
      – gruppi noti di fascisti romani mescolati agli ultrà della roma, che sin dal mattino, scorazzavano con mazze, caschi e moto-
      – presuni poliziotti ed una poliziotta travestiti da manifestanti che ,improvvisamente scattavano fuori dal corteo, correndo a far disastri ( visti da persone che abitano in una palazzina, nei pressi di piazza SanGiovanni, togliersi i sacconi neri per il pattume, che avevano indossato e lasciarli lì per terra, rientrando frettolosamente tra i loro
      – oppure alcuni infiltrati nel corteo e comunque già preparati, con zaini superpieni di tutto ,che da scemi, hanno ritenuto che incendiare le auto, fosse più degno di nota e forse più adeguato a scaricare la loro rabbia, per questa rovinosa crisi
      Comunque le DONNE c’erano …eccome!
      Mancava l’ex-snoq…ma quello è un altro discorso.
      Lo SNOQ siamo noi…tutte noi che ieri ERAVAMO LI’…senza ponziopilatismi!

  45. Giorgia ha detto:

    Trovo molto sgradevoli alcuni di questi commenti del giorno dopo. Io ieri c’ero, sono stata due ore in mezzo ai disordini e sono scioccata e incazzata. Da donne, provate ad abbassare almeno voi il livello di aggressività. Se non ora quando ha avuto le sue ragioni per non esserci, le ha argomentate e sono coerenti con l’ispirazione che ne ha motivato la nascita. Si possono condividere o non condividere queste ragioni, si può muovere ogni critica. Ma questa polemica del day after, con accusa di ponziopilatismo, di aver deciso di non partecipare “per il sospetto che l’atmosfera sarebbe stata pesante” è insopportabile, scusatemi. Sono molto colpita da questo bisogno di tornare qui a chiedere conto di presunti errori, magari di trovare un capro espiatorio per degli errori che sono stati commessi completamente altrove. Se le donne ci fossero state, organizzate, non sarebbe successo… Ma che ragionamento è? Come ha osservato Loredana Lipperini, con questo ragionamento pare che le donne servano solo ad abbassare il tasso di testosterone di una manifestazione. Ci sono riflessioni importantissime da fare, oggi. Le polemiche servono solo a dividere le donne, non a costruire un’alternativa. Un’alternativa anche alla violenza in cui rischia di sfociare la rabbia di una generazione. Così non si dialoga, così si gioca con le regole maschili, dello scontro, che non mi appartengono. Trovo giustissime invece le parole di chi dice che ora più che mai c’è bisogno delle donne, c’è bisogno di impegnarsi ancora di più. Di quelle parole ringrazio.

    • Stefania Barzini ha detto:

      @giorgia: c’ero anche io alla manifestazione, ero già indignata e furiosa prima, figurati adesso. Scusa ma parli senza sapere. Evidentemente non hai letto i post precedenti e non sai che non si tratta affatto di polemiche del giorno dopo bensì di un’accorata richiesta di spiegazioni che non sono mai arrivate, in corso da giorni e giorni. Le “sue ” ragioni, come dici tu, quelle di Snoq, che, e lo ripeterò fino allo sfinimento, fino a qualche giorno fa credevamo essere tutte noi, molte, moltissime donne non le hanno ancora capite perchè non solo non ci sono state mai date, a tutt’oggi, a meno che non si tratti di quel generico “nella piattaforma noi donne non eravamo citate” che se mi permetti è un po’ imbarazzante, ma soprattutto perchè da più di una settimana si cerca di capire CHI abbia fatto questa scelta, senza consultare il movimento prima, e senza dare adeguate spiegazioni dopo. L’impegno delle donne non solo è necessario, è vitale in momenti come quelli che stiamo vivendo. Ma permettimi, per costruire un’alternativa ci vogliono prima di tutto chiarezza e trasparenza tra noi. In questo momento mancano e soprattutto non mi sembra di leggere tra queste righe una vera volontà di farla questa chiarezza, di mettersi in gioco, eventualmente anche di fare autocritica laddove ce ne fosse bisogno. Da queste pagine leggo solo l’inossidabile certezza di aver fatto bene a prendere la decisione di non esserci, ancorchè unilateralmente. Nella vita tutto si può e si deve poter mettere in discussione. Soprattutto se si è donne. E poi trovo davvero insopportabile un certo atteggiamento da “madri indignate” che sgridano le bambine discole: State calme, moderate le aggressività. Nessuna di noi è una imberbe bimba e soprattutto se si decide di imboccare una strada, se lo si fa con modalità sbagliate e usando una comunicazione ancora più sbagliata, come è accaduto su queste pagine, poi si accettano le reazioni degli altri, quali che esse siano. O forse ci si aspetta che si accolga senza protestare anche ciò che ci sembra ingiusto? E invece, sorpresa, le donne reagiscono e pensano con la loro testa. Sempre. Anche se si tratta di SNOQ.

      • Annalisa ha detto:

        Stefania e non solo lei, NON sbaglia nè tono, nè modalità, nè bersaglio( più che “bersaglio,” direi “soggetto”, in nome del pacifismo).
        Se hai capito le risposte non generiche, ben argomentate e coerenti con l’ispirazione di questo movimento, prova a chiarircele tu…se non ti secca rileggere i 92 commenti, capirai che le risposte NON sono mai arrivate e le loro GIUSTIFICAZIONI sono state smontate, una per una…ma non ha più importanza!
        Ieri quelle che hanno scritto commenti “sgradevoli”, c’erano ( come c’eri tu)e hanno respirato insieme al fumo aspro dei lacrimogeni, la sensazione di un forte attacco alla democrazia( svillupatosi a vari livelli, in questi anni)…ti pare strano e sgradevole, pretenderla anche dallo snoq?

  46. Giorgia ha detto:

    Macché madri indignate, Stefania, ho 32 anni non sono madre e non intendo fare da madre a nessuna! E li ho letti eccome i post. Mi pare che le risposte siano arrivate, e non erano generiche. Che autocritica vuoi? Che non ti piacciano queste risposte è un altro discorso. Che poi tu chieda più partecipazione è un altro discorso ancora, che condivido molto di più. Poi certo che le donne reagiscono e pansano con la testa loro, ci mancherebbe altro. E aggiungerei non da oggi. Ma credo che tu stia sbagliando toni, modalità e bersaglio.

  47. Stefania Barzini ha detto:

    Bene, mi fa piacere che ci sia ancora chi abbia certezze tanto granitiche, figurati che io che di anni ne ho invece 60 di certezze ne ho sempre meno. L’unica cosa di cui sono sempre più sicura è che la realtà non ha le tinte decise che tu le conferisci. Pazienza. Credo che sia uno dei non moltissimi vantaggi della vecchiaia. Le risposte date sono invece state davvero molto generiche e se vuoi te le riassumo: le donne e le loro istanze non erano presenti nella piattaforma della manifestazione. Non c’è altro, rileggi bene il tutto e vedrai che non c’è altro. A questa motivazione abbiamo in molte e più volte fatto le nostre obiezioni, non le ripeterò qui ma se sei interessata puoi andare a leggerle. Nel report del 2 poi la manifestazione del 15 non viene neanche citata,e non una parola in merito è stata spesa sull’evento fino a che la questione non è stata posta su questa bacheca dalle tante donne scontente. A tutt’oggi dunque non si sa chi abbia preso la decisione e perchè. Mi sembra quindi un atteggiamento ridicolo quello di arroccarsi sulle proprie posizioni senza accettare il dialogo. E ti prego credimi, non sono così modesta di intelligenza da continuare a intervenire su queste pagine solo perchè non mi piacciono le decisioni prese da SNOQ, ti ripeto ho 60 anni non faccio i capricci! Se insisto è perchè credo che tra noi ci voglia davvero trasparenza e ora ce n’è molto bisogno. Non sono io che ho sbagliato le modalità dei miei interventi, purtroppo sono invece le modalità con cui è stata presa questa decisione che sono state e continuano ad essere quanto meno opinabili. Forse non ve ne siete accorte, provate a fare un giro sul web o a parlare con le donne come è accaduto a me alla manifestazione, sono in tantissime a essere indignate, avvilite, dispiaciute, a non capire. E’ bene non ignorarle, non ignorare il loro malessere, non credo davvero che faccia bene al movimento. Inoltre io non mi permetto di giudicare le tue posizioni, anche se non le condivido, nè mi permetterei mai di dirti che sbagli toni, modalità e bersagli, anche se lo pensassi. Ciascuno è libero di pensare ciò che crede e nei modi che crede pur che accetti un confronto onesto con l’altro. E non mi piace affatto che una discussione seria e accorata finisca a rissa da pollaio. Ma che significa che autocritica vuoi? Io non voglio proprio nulla, cerco solo di capire. Non si tratta di un mio problema personale, ti ripeto siamo in molte. Mi piacerebbe in assoluto che quando si discute si sia pronti anche ad ascoltare le parole degli altri e mi piacerebbe che con molta onestà si accettasse, laddove è necessario, di confrontarsi con il prossimo e magari anche ad ammettere i propri errori. Nessuna tra noi sta minacciando il movimento delle donne, a quello ci pensano da fuori. Noi vogliamo solo capire perchè senza un confronto vero, credimi, non si va avanti.

  48. Stefania Barzini ha detto:

    @giorgia: insomma cara Giorgia se su questo argomento ci sono stati circa 100 post qualcosa vorrà pur dire no? e quasi tutte di donne diciamo così perplesse. Non credi che queste perplessità dovrebbero essere affrontate? O vogliamo fare come fa il resto del mondo, chiudiamo gli occhi di fronte al dissenso e andiamo avanti facendo finta che tutto vada per il verso giusto? A me non sembra proprio un atteggiamento da donne.

    • Ilaria ha detto:

      Care tutte, siamo assai incazzate. Incazzate trasversalmente, e questo orrendo stato d’animo almeno getta un ponte tra le nostre due sponde. L’opportunità di intervenire, o meno, al 15, è stata discussa durante il 2 ottobre. Se l’intensità della discussione non traspare dal report me ne scuso e me ne prendo la responsabilità, perché l’ho sintetizzato io. Ma ne abbiamo parlato, e tanto! Con chi? Con le donne che son venute a Roma, con chi c’era a quell’incontro. Comitati e alcune associazioni. Ovvio che, se fossimo state di più, il dibattito sarebbe stato ancora più costruttivo. Perché non eravamo di più? Perché abbiamo contattato le persone, i gruppi, quelli che eravamo in grado di raggiungere attraverso il nostro piuttosto instabile indirizzario. Non siamo un partito, ragazze. Siamo un gruppo di volontarie che si muove in una specie di bellissimo e molto femminile caos (dis)organizzato. Proviamo a dare il meglio di noi, a usare tutte le nostre risorse, e stiamo imparando piano piano a farlo al massimo. Se la prossima volta volete venire, accidenti, siete le benvenute. Né Giorgia né io saremmo qui a leggere il blog e a commuoverci e soffrire e pensare a quel che scrivete (scriviamo) se non ci interessasse la vostra opinione. Questo lo possiamo dare per scontato? Quanto al 15, anche io c’ero. E ho vissuto la stessa frustrazione. Vi parlo a titolo personale, e vi dico che ho aderito di pancia e non di testa: nel senso che sarei scesa in piazza anche con i minatori di Castel di Sangro (dico per dire) se la loro protesta avesse avuto in qualche modo a che fare con la mia attuale… bah, nemmeno direi indignazione… facciamo frustrazione, va. Viviamo un momento talmente misero, basso, avvilente, che vi prego – e prego soprattutto chi di voi è più grande di me, che ho 34 anni, in nome della sua esperienza umana e politca – vi prego di abbassare i toni. Capiamoci, siamo dalla stessa parte o no? Piuttosto prendiamoci un caffè insieme (siete di Roma?), e guardiamoci amichevolmente in faccia. Sono sicura che siamo più simili di quel che pensiamo. Ciao a tutte e… ‘notte.

      • Stefania Barzini ha detto:

        Cara Ilaria, mi dispiace dover tornare su questa annosa questione ma se continuo a farlo è solo per esigenza di chiarezza. Le donne che erano a Roma il 2 Ottobre(ne ho sentite moltissime) tutte quante mi hanno detto e continuano a dire la stessa cosa: del 15 ottobre non se ne è proprio parlato, si è parlato in generale delle troppe iniziative di questo periodo che rischiano di creare confusione. Ora se lo affermano qualche problema deve pur esserci, quanto meno uno di comunicazione. E insisto anche a dire che comunque, ancora, a distanza di quasi venti giorni nessuna da queste pagine ci spiega perchè non si è aderito alla manifestazione, l’unica motivazione ad oggi è che noi donne non eravamo in piattaforma, cosa alla quale abbiamo già obiettato più volte. C’è altro? E’ posssibile avere una risposta chiara? Per il resto l’unica spiegazione che ci si dà a riguardo di tutto ciò che non va nel movimento, è che il movimento è “giovane e poco organizzato”, lo si era già cominciato a dire a proposito dell’8 marzo e non sembra che le cose siano migliorate granchè. Non è più una scusa accettabile. Già l’8 marzo avevamo fatto presente che il modo di risolvere i problemi diciamo così organizzativi sarebbe stato quello, secondo molte, di “aprire” al resto del movimento che avrebbe così condiviso oneri e fatiche. Si è invece preferito optare per una struttura di partito, dove in poche prendono le decisioni per molte e in pochissime fanno il lavoro che si potrebbe tranquillamente condividere. E’ una scelta vostra e come tale sembrerebbe insindacabile ma non dobbiamo e non vogliamo essere noi a pagarne le conseguenze. E vi prego smettete di chiedere di abbassare i toni quasi fossimo un esercito di galline starnazzanti. I toni si abbassano se alle domande si danno risposte serie e precise. Qui, scusatemi si ha l’impressione di cadere in un vuoto pneumatico dove ogni tanto una persona o due o la sigla “mobilitazione” risponde con argomenti uno diverso dall’altro. Ilaria tu sei la prima che quanto meno ci si mette in prima persona, che dice “sono io che ho scritto il report”, adesso ci pare di capire che anche Giorgia faccia parte del Comitato o quanto meno dell’organizzazione. Ma non lo dice e scrive invece a titolo personale. Questa non è chiarezza scusate. Non c’è stata ancora una chiara, precisa, circostanziata dichiarazione da parte del Comitato SNOQ. Penso che noi donne meriteremo almeno questo. Per il resto sono davvero stanca di discutere senza peraltro che si arrivi a nulla. Mi dispiace vedere che mentre noi quanto meno poniamo dubbi, dall’altra parte sembra esserci solo l’inscalfibile certezza di essere nel giusto. Ne prendo atto. Buon lavoro a tutte.

      • mobilitazione ha detto:

        Scusate, non sappiamo più come darle queste motivazioni che chiedete, le ripetiamo qui, ma le trovate anche sopra:
        Snoq non ha aderito come sigla alla manifestazione perché:
        1. Se Non Ora Quando è una realtà molto composita unita dalla volontà di riportare al centro le questioni che riguardano le donne. In questa specificità sta anche la sua forza. E la manifestazione del 15 non metteva assolutamente al centro le donne.
        2. Snoq è un movimento trasversale e la manifestazione del 15 non trovava d’accordo nei suoi presupposti tutte le sue anime. Specifichiamo: parole d’ordine come “noi il debito non lo paghiamo” non sono condivise trasversalmente, così come l’analisi che fa delle banche le prime colpevoli… Per questo abbiamo detto che “non tutte condividono l’analisi”. Con il massimo rispetto per tutte le posizioni interne a Snoq.
        Non capiamo perché non siano comprensibili.

      • mobilitazione ha detto:

        Separiamo anche le questioni. Abbiamo scritto sopra che il nodo della partecipazione lo accogliamo eccome. Siamo pronte ad ascoltare, a capire gli errori, a migliorare. La lettera aperta che sta circolando su FB è un punto di partenza per un confronto. Confrontiamoci. Nessuna si è negata a questo confronto, ma troviamo una modalità diversa da questa, non vi pare? Non si può risolvere in uno scambio di commenti

    • Giorgia ha detto:

      Ma guarda Stefania che io sono d’accordo che le perplessità e il dissenso sono da ascoltare. E scusa se ti è parso che avessi certezze granitiche. Ho scritto “credo che…”, tutte noi abbiamo opinioni. Insomma, capisco benissimo le esigenze che hanno mosso questo lungo lunghissimo scambio. Ma ieri, dopo la manifestazione, con la tristezza e la rabbia che mi portavo dentro, tornare qui a leggere che la scelta di Snoq è stata mossa da ignavia, da un presagio degli scontri che sarebbero avvenuti o da ponziopilatismo mi ha molto disturbato. Io faccio parte di Snoq, come tu supponi sotto. Ma sto scrivendo a titolo personale. E d’altronde siamo tante, tantissime a fare parte di Snoq e ad avere opinioni personali, sul 15 e su altre questioni. (Tu/voi comprese, mi viene da dire, se come ho capito la critica è una critica dall’interno). Questo non ci squalifica come interlocutrici, credo che siamo d’accordo. In Snoq siamo tante, proprio tante. Per questo scrivo che non è un bersaglio Snoq in quanto tale. Immagino che tu intenda il Comitato Promotore. Ma perché non chiedi un incontro? Perché non scrivi una e-mail?

      • Stefania Barzini ha detto:

        Cara Giorgia come vedi già fatto tutto, scritto, chiesto incontro ecc. ! Volevo solo aggiungere che i nostri dilemmi sono nati prima della manifestazione, non sono stati una conseguenza della medesima, ne scriviamo da giorni perchè non capiamo e ci ostiniamo a voler cercare e trovare una spiegazione proprio perchè questo movimento abbiamo contribuito a farlo nascere e crediamo sia nostro dovere, oltre che nostro diritto, come in qualsiasi famiglia che si rispetti, o quando si ha a che fare con amiche, poter dire apertamente che ci sono cose che non vanno o che non ci piacciono o che ci turbano o che non capiamo. Penso che non farlo, tacere, dedicarsi ad altro, come ti confesso sarei in questi giorni tentata di fare, questo sì sarebbe davvero colpevole. Questo sì starebbe a significare che a noi di questo movimento e delle sue sorti non interessa affatto.

  49. Stefania Barzini ha detto:

    Ok, adesso risponde la sigla “mobilitazione”, dunque è questa quella che diciamo rappresenta il Comitato? Spero di sì. Dandolo per assodato sottolineo che a) alla risposta 1 già tutte noi qui abbiamo opinato che se si è soggetto decisionale, come noi dovremmo essere, se si è un’entità che conta allora si discute con chi la manifestazione la organizza, si fanno presenti le nostre esigenze, si cerca di farle entrare nella piattaforma. Poi ci si può riuscire o meno ma non si decide aprioristicamente, senza rendere pubblica a tutti la decisione, che si resta a casa. Insomma invece di dare una prova della nostra forza abbiamo preferito dare prova della nostra debolezza.
    In quanto alla risposta 2: “non siamo andate perchè non tutte condividevano l’analisi”. Ecco il punto. Quale era questa analisi? Quando è stata fatta? Avete forse su questa bacheca, prima della manifestazione, aperto una riflessione tra noi tutte? Avete da qualche parte sviscerato e analizzato la questione? Ci avete interpellate? Perchè noi sinceramente non ne abbiamo trovato traccia, se così fosse stato non avremmo scritto questi post e le donne che sono state presenti all’incontro del 2 non insisterebbero a dire che così non è stato. Quindi chi poi ha preso la decisione? Noi donne non di certo perchè nulla ne sapevamo, quel poco che abbiamo preso lo abbiamo preso dopo. Se nel report non c’era nulla a proposito del 15 è perchè nulla era stato detto in merito tanto è vero che al nostro primo post è stato risposto che i motivi per cui non si partecipava avremmo dovuto “evincerli” (sic). Risultato finale di questo papocchio è: la decisione l’ha presa il Comitato, senza aver ascoltato le donne ma credendo di interpretarle. Così non è stato. E il Comitato dovrebbe prenderne atto. Tutto qui.
    Per quanto riguarda la lettera aperta, che formalmente sarà inviata domani con tutte le firme di adesione, l’abbiamo scritta noi, che per l’appunto cerchiamo un confronto su questi temi!

  50. Elisabetta Addis ha detto:

    Care amiche Ultraviolette,

    sono Elisabetta Addis, economista, membro del gruppo promotore di Se Non Ora Quando. Rispondo alla lettera che ci avete mandato, sperando di aiutare a fare chiarezza. Parlo a mio nome, non a nome del Comitato, che, per avere una voce, deve riunirsi e decidere insieme.

    Questa è una prima cosa che vorrei sottolineare: anche se ci siamo assunte grosse responsabilità verso le donne italiane, non possiamo stare in seduta permanente. Se Non Ora Quando è formato da un Comitato Promotore e da una rete di Comitati locali, che decidono insieme. Questo vuol dire che abbiamo modi di decisione diversi e una presenza diversa da quella che ha un Partito col suo segretario/portavoce.

    Voi dite nella vostra Lettera che Se Non Ora quando si è dissociato dalla manifestazione perché non c’erano contenuti in ottica “femminile”. E proseguite dicendo che tuttavia sarebbe stata nostra responsabilità andare a parlare con gli organizzatori e chiedere l’integrazione della piattaforma, anziché dissociarci. Non sono d’accordo, e spiego perché.

    Sarebbe stato un po’ strano andare a chiedere a chi non ci s’era filato che però ci volevamo essere anche noi se loro si prendevano in carico i nostri obiettivi. La risposta non avrebbe potuto altro che essere: se pensate che abbiamo ragione, venite, se no, non venite. Sarebbe stato strano perfino strano dissociarci, visto che non eravamo mai associati. Infatti ci siamo limitate a non aderire.

    Ma il problema è un altro, e cerco di spiegarlo. Se Non Ora Quando non ha aderito per ben 3 motivi

    a) Che non c’erano i nostri contenuti “femminili”

    b) Che una riunione dei comitati regolarmente indetta e tenutasi a Roma il 2 ottobre aveva democraticamente deciso di fare una manifestazione propria, e nessuna in quella sede aveva né proposto né ipotizzato di aderire a manifestazione altrui

    c) Che Se Non Ora Quando è un gruppo plurale, che ha una specificità sui temi femminili, e che è politicamente trasversale.

    Questo terzo punto è il più importante. Chi aderisce a Se Non Ora Quando è d’accordo che vadano messi come prioritari nell’agenda politica del paese alcuni problemi di interesse specifico delle donne, ed è impegnata ad ottenere per questi problemi dei risultati a favore delle donne, delle soluzioni che favoriscano l’equità di genere. In particolare, abbiamo individuato quattro aree prioritarie di azione e di elaborazione, che sono

    1) il nodo lavoro/precarietà/maternità/assenza di welfare

    2)la rappresentazione delle donne e del corpo delle donne nei media

    3)la rappresentanza politica delle donne nelle istituzioni e negli altri luoghi di decisione

    4)la appartenenza ad uno spazio europeo di condivisione dei diritti delle donne.

    Su queste priorità siamo d’accordo come gruppo trasversale di donne. Trasversalità vuol dire che noi pensiamo che su questi temi sono disposte a lavorare e a spendersi donne, e uomini amici delle donne, che appartengono trasversalmente a diverse parti politiche. In Italia, in particolare, sono scese in piazza il 13 febbraio donne della destra, del centro cattolico, del centro radicale, del centro sinistra e della sinistra estrema, femministe, ambientaliste, da Flavia Perina a Titti Di Salvo passando per Silvia Costa e Suor Eugenia Bonetti.

    Noi siamo convinte che mantenere l’accordo e l’unità di azione tra donne di diverso orientamento politico sia la condizione che ci darà la forza per ottenere i nostri obiettivi specifici. Trasversalità e specificità vanno insieme. Se vogliamo che il prossimo governo, sia esso di destra che di sinistra, dia il dovuto risalto a questi temi, bisogna conservare la nostra unità trasversale su questi temi specifici. Quando diciamo che noi non siamo e non vogliamo essere il Partito delle donne diciamo appunto che non siamo un Partito: siamo un’alleanza di donne che appartengono a diversi partiti, o anche a nessuno, e che lavorano sui temi delle donne. Su altri temi anche importanti (l’ambiente, la finanza, ecc.) possono anche pensarla diversamente.

    Allora, però, Se Non Ora Quando non poteva aderire come associazione e come rete alla manifestazione del 15 ottobre, perché

    a)chi la ha convocata non nomina neanche i temi specifici delle donne, e quindi non è mantenuta la specificità

    b) alcune di noi sono molto d’accordo, ma altre non sono per niente d’accordo su alcuni obiettivi della manifestazione. Per esempio, il default volontario del debito sovrano è visto da alcune come una misura di riequilibrio di diseguaglianze sociali ingiuste, da altre, e me fra queste, come un atto fortemente eversivo rispetto alla presente Costituzione italiana, che pure si dice di voler difendere. Sono fortissimamente convinta che se avvenisse il default porterebbe difficoltà economiche e una diminuzione del benessere delle donne italiane ben maggiori di quelle di oggi. Se avesse aderito, Se Non Ora Quando non avrebbe rispettato questa sua trasversalità, che mi include.

    Sui nostri quattro temi specifici noi siamo unite, ma su altri temi come il debito e il ruolo della finanza noi siamo e vogliamo restare libere di pensarla in modo differenziato.

    La manifestazione del 15 ottobre era certamente una manifestazione importante perché si svolgeva in tutte le capitali europee. Molte di noi hanno pensato che chi andava in piazza il 15 avesse sacrosante ragioni, e sono andate in piazza. Molte di noi hanno pensato che i modi e gli obiettivi di questa protesta non erano condivisibili, e sono restate a casa. Dare ambedue le possibilità è stata la scelta giusta per un movimento plurale. La scelta del Comitato promotore di non aderire come tale ma di lasciare alle singole la decisione di aderire o meno ha rispettato pienamente la linea politica specifica e trasversale che Se Non Ora Quando ha praticato dal suo inizio e la democraticità del processo decisionale della riunione del 2 ottobre. Non avremmo potuto fare altrimenti. Contrattare con gli organizzatori, con che delega?

    Anche se non parlo a nome del Comitato promotore, credo che quanto ho detto rappresenti fedelmente il pensiero della maggioranza di noi. Aggiungo infine, e questa chiusa è strettamente personale, che nonostante io non sia andata in piazza sono addoloratissima per questo esito. Condivido la valutazione che questo esito sia collegato all’assenza politica delle donne in questa manifestazione. E sono impegnata a cercare di persuadere le giovani donne che sono andate in piazza sotto le bandiere “neutre” degli organizzatori che andranno incontro ad altre delusioni come queste se pensano che si possa abbandonare una considerazione esplicita dell’ottica di genere. L’ho già sperimentato: se ci fosse stata un’altra strada “neutra” verso la giustizia per tutti, non sarei diventata una femminista: che bisogno c’era? Sabato non serviva una contrattazione sugli obiettivi della manifestazione, serve, e ci stiamo lavorando, un cambiamento culturale profondo della leadership di chi vuole cambiare il mondo, che inglobi definitivamente gli obiettivi e i valori portati avanti dal femminismo che riconosce la differenza tra i due sessi.

    Condivido pienamente la vostra chiusa: Senonoraquando siamo noi: da questa esperienza impariamo e, invece di abbatterci, impegnamoci di nuovo, ancora di più e più che mai”. A presto Elisabetta

  51. Stefania Barzini ha detto:

    Cara Elisabetta ti ringrazio per la risposta ancorchè tardiva e ancorchè, di nuovo, a titolo personale e non del Comitato, parte in causa che però continua a non materializzarsi. Vorremmo anche sottolineare che ad essere diciamo così polemiche, in questi giorni siamo state donne di moltissimi gruppi che lavorano per e con le donne, ivi comprese molte donne di SNOQ, e non solo le Donne Ultraviolette. Non mi piace tornare a ripetermi e invece mi sembra di non fare altro dal primo post di orsono molti giorni fa. Non sappiamo come spiegarci ed evidentemente non riusciamo a farlo. Se Se Non Ora Quando siamo tutte noi la decisione doveva essere presa DOPO aver consultato tutte noi, dopo aver posto il problema a tutte noi, almeno su questa bacheca. Le donne SNOQ che si sono incontrate il 2 Ottobre continuano a ripetere, anche da queste pagine, che della manifestazione del 15 non si è mai parlato in quella occasione, cosa che peraltro confermi anche tu quando scrivi che in quell’occasione non si è parlato di possibili adesioni e quindi anche non adesioni a nessuna manifestazione. Infatti nel report dell’incontro del 2 di una discussione sulla data del 15 non vi è traccia. Se se ne fosse discusso le avremmo trovate. Peraltro pensare di lanciare una manifestazione propria non ha mai escluso che si possa aderire anche ad un’altra. E benchè siamo assolutamente consapevoli delle questioni di genere, tema su cui tutte lavoriamo da sempre, forse varrebbe la pena di cercare di capire cosa esattamente voglia dire questa abusata parola, che per quanto mi riguarda non vuol dire alterità ma solo diversità. Nessuna di noi è “altro” dalla realtà in cui vive. E tutte noi dobbiamo essere in grado di leggerla questa realtà. E se è il caso di interpretarla.
    Per quanto riguarda invece “Sarebbe stato un po’ strano andare a chiedere a chi non ci s’era filato che però ci volevamo essere anche noi se loro si prendevano in carico i nostri obiettivi” cos’è ne facciamo una questione di offesa personale? “Chi non ci aveva filato” cosa vuol dire? Abbiamo la sindrome di onnipotenza? Sta a noi farci “filare” non agli altri “filarci”. Tutto il resto lo abbiamo già, e più volte, confutato in precedenza. Ma resta soprattutto, al di là della manifestazione del 14, che tutto questo avrebbe dovuto essere stato detto e spiegato non oggi, il 17 Ottobre e a titolo personale, faccio presente che il report è del 9 Ottobre, così come i nostri primi post in merito, post perplessi proprio perchè fino ad allora nessuna aveva affrontato la questione e che nel report non ce ne fosse cenno, e dunque oggi solo si cerca di rispondere e di fare chiarezza, e non lo fa il Comitato ma la volenterosa Elisabetta, che di nuovo dice di rispondere solo a nome suo. Tutto ciò, non mi stancherò di ripeterlo doveva essere stato fatto prima, a nome di tutto il famoso comitato, prima anche della manifestazione, prima di prendere una qualsiasi decisione dandoci così la possibilità di intervenire, di discutere, di far presenti anche le nostre posizioni. Perchè siamo donne. Perchè SNOQ siamo tutte noi. Grazie comunque di tutto.

  52. Ornella ha detto:

    Scusate, vorrei risposta sui temi che ho proposto relativamente alla costruzione del movimento SNOQ. La manifestazione è un casus belli che, come usa fare la realtà, scompagina le regole e le strutture che ci diamo. Il Comitato SNOQ è stata una meravigliosa spinta che ha rimesso in moto le donne. Vi sarò eternamente grata per questo, e non in modo formale, credetemi. Detto questo, i movimenti hanno delle regole, che superano i piccoli comitati, che da decisionali devono diventare esecutivi. Siena deve essere portata in ogni città, non credete? Abbiamo bisogno di spazi permanenti, di momenti assembleari, di deleghe condivise e controllabili. Abbiamo bisogno di costituire un riferimento per le molte donne che non trovano collocazioni, e dar loro un modello organizzativo, essere incubatrici di gruppi femministi. Tutto, meno che il parlamentino, per favore, con le quote cattoliche, quelle PD, le finiane, e i veti incrociati. E magari le extraparlamentari ai margini. E’ materiale obsoleto, poco vitale. Nei punti citati come sintesi collettiva mancano temi cruciali come le coppie di fatto, la violenza sulle donne, la fecondazione assistita. Eppure la legge 40 è stata uno dei più scandalosi atti di violenza perpetrato sui nostri corpi, molto peggio di un’immagine mercificante. Non riesco a pensare ad un movimento femminista che elida questi temi dall’agenda in nome dell’unità. E questo è un problema ben più serio di quello del debito, ci parla di autonomia del movimento, di identità. A proposito, pur non essendo economista, non concordo affatto con Elisabetta, la nostra posizione dovrebbe essere la stessa che da decenni propugnano i paesi del Terzo Mondo, cioè la cancellazione del debito, perchè lo abbiamo già pagato da anni con gli interessi, perchè ci è stato imposto perchè potessimo comprare le merci dei nostri creditori, perfino sotto forma di centrali nucleari (quanto del nostro debito avrebbe acquistato la Francia in cambio della tecnologia nucleare?)… lo abbiamo fatto per anni con i paesi poveri, ora ci viene reso pan per focaccia. Poi, se proprio è necessario, si ricapitalizzino le banche, in cambio di regole certe e ferree sulla finanza. Utopico? Ci arriveremo per forza, spero non troppo tardi. Ma il tema dell’equità è donna, anche nella stratosfera dell’alta finanza. Scusate, il fervore del momento e i dibattiti che attraversano il nostro paese martoriato dalla crisi mi hanno fatto scarrocciare un po’ dallo specifico.

    Ornella

    P.S. Non sono “ultravioletta”, la mia identità, da 35 anni a questa parte, è femminista.

    • mobilitazione ha detto:

      Ciao Ornella,
      proviamo a rispondere ad alcune delle domande che poni, nel tentativo di continuare un dibattito proficuo per tutte.
      Rispetto ai temi che tu citi, essi sono stati ben presenti nelle riflessioni dell’incontro di Siena e in parte anche in quella dello scorso 2 ottobre. Quelli che abbiamo evidenziato e su cui tutti i comitati, incluso il comitato promotore, hanno scelto di lavorare per costruire un’agenda nazionale, sono quelli che sono emersi come preponderanti dal dibattito stesso del 2.
      Molti comitati sul territorio lavorano anche sui temi che tu citi, ma quelli su cui hanno chiesto che ci sia quel valore aggiunto determinato da una riflessione che si fa nazionale sono appunto quelli che citiamo nel report dell’incontro.
      Per quanto riguarda l’organizzazione, bisogna ricordare che quando un gruppo di donne si è ritrovato e ha scritto l’appello che ha dato vita alla manifestazione del 13 febbraio, non pensava di dare vita ad un movimento, ma ad una mobilitazione estemporanea, infatti ci chiamiamo ancora comitato promotore, perché siamo quelle che hanno promosso il 13.
      I comitati sono stati un frutto imprevisto, e sicuramente tra i più belli, del 13.
      Sono nati, e continuano a nascere, spontaneamente, come questo blog prova a raccontare. Per questo non ci sono in tutte le città italiane, ma soltanto dove più donne si sono messe insieme e hanno deciso di continuare questo percorso. Noi non abbiamo parte alcuna nella loro nascita, ma è evidente che ne siamo contente e ce ne sentiamo in qualche modo responsabili.
      Quello che stiamo provando a fare in questi mesi è creare tutte insieme, noi e i comitati, una metodologia, una prassi, un’organizzazione. Non è semplice, perché nessuna vuole creare regole troppo rigide che rischiano di far perdere la tensione originale e creativa che ogni comitato ha. A questo è servito l’incontro del 2, in cui per la prima volta ci siamo ritrovate solo “tra noi”, perché il web ha tante ricchezze ma rischia di buttare fuori tante voci.
      Spero che tu voglia continuare ad aiutarci in questa nostra riflessione, e non è piaggeria.

      • Ornella ha detto:

        Naturalmente. E vorrei che ci incontrassimo, tutte, nella realtà. Il dibattito guadagnerebbe in spessore. Ho fiducia nella capacità delle donne di governare il conflitto e creare sintesi!

    • Annalisa ha detto:

      Per “MOBILITAZIONE” o “COMITATO PROMOTORE”

      Ho letto le vostre nuove motivazioni…
      Quelle precedenti erano RIDICOLE ( non possiamo essere dappertutto/ non siamo la CGIL/non eravamo inserite nella piattaforma del Comitato15ottobre, e via cianciando)

      Queste sono CLASSISTE e REAZIONARIE:

      non c’erano i NOSTRI contenuti femminili

      SNOQ ha deciso di fare una PROPRIA manifestazione

      non siamo d’accordo sulle RESPONSABILITA’ delle BANCHE e del SISTEMA ECONOMICO-FINANZIARIO in merito a questa CRISI( e di chi sarebbe? Di chi lavora onestamente e fa i salti mortali per combinare il pranzo con la cena…o di quelli che un lavoro nemmeno ce l’hanno o l’hanno perso o sono in cassa integrazione????)

      Adieu COMITATO PROMOTORE dell’EX-SNOQ, ho già eliminato vostro blog dalla mia pagina twitter…ora cancello anche i sogni ce avevate risvegliato al vostro nascere…invece SIETE altro e QUEST’ALTRO non mi piace!

      I salotti borghesi di chiacchiere pseudo-intellettuali e vecchi merletti, li ho sempre detestati…ho sempre PREFERITO i luoghi dei DEBOLI, dei PERDENTI,degli EMARGINATI, degli SVANTAGGIATI……luoghi molto frequentati dalle DONNE…purtroppo!


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