Tragedia di Barletta, conferenza stampa dell’UDI a Bari il 14 ottobre

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

BARI Venerdi 14 ottobre 2011 ore 12.00

sala Conferenze della  Regione in Lungomare Nazario Sauro
Conferenza Stampa dell’UDI – Unione Donne in Italia

L’Associazione  tiene una conferenza stampa a  Bari  per dire che le donne dell’UDI sono  vicine alla tragedia che ha colpito Barletta e nello stesso tempo per ribadire che non c’è libertà senza sicurezza e legalità.

 

libere di lavorare

in un paese che assicuri

OVUNQUE

vita e legalità

saranno presenti:

Pina Nuzzo, Delegata nazionale UDI

Elena Gentile, Assessora al Welfare Regione Puglia
Serenella Molendini, Consigliera Regionale di Parità della Puglia
Enza Miceli,  Udi  Macare Salento,

Marianna Sassi, Udi Pesaro,

Magda Terrevoli , Presidente della Commissione Regionale di Pari Opportunità Puglia
Anna Maria Carbonelli, Presidente della Consulta Femminile Regione Puglia

Attorno a queste parole  ruota  l’ANTEPRIMA del XV Congresso nazionale UDI   che si terrà a Bologna sabato 15 ottobre, ore 9,00  nell’aula Stabat Mater della Biblioteca dell’Archiginnasio. Sono chiamate a parlare e a confrontarsi donne dell’economia, dell’imprenditoria, del sindacato e della politica.

noidell’udi noiconledonne  è lo slogan che accompagna il XV Congresso Nazionale UDI  che si terrà sempre a Bologna dal 21 al 23 ottobre, presso la Sala Farnese di Palazzo d’Accursio. Parole  che racchiudono tutte le esperienze  maturate in questi anni dall’associazione, che torna a chiedersi con forza: “da chi vogliamo farci vedere e da chi vogliamo farci riconoscere per costruire un noi con le donne che sia fecondo”.

Roma 10 ottobre 2011


3 commenti on “Tragedia di Barletta, conferenza stampa dell’UDI a Bari il 14 ottobre”

  1. lorenanicardi ha detto:

    wow questa sì che è una bella novità: l’incontro tra le donne dell’economia (quale? quella domestica, quella delle Banche centrali, o quella di sbilanciamoci, o del microcredito?) donne dell’imprenditoria (quale? emersa, sommersa, quella della Marcegaglia o di Barletta? quella delle partite iva con pezze al culo tipo “siamo tutte imprenditrici di noi stesse”? oppure siamo tutte operaie di Barletta?) donne della politica (qui sembra d’essere in India: di casta o fuori casta?).
    Sia chiaro non cerco né fratture né polemiche sterili e ideologiche. Ma li vogliamo aprire gli occhi?
    In questo preciso momento nella maggiori città del mondo occidentale dagli Stati Uniti alla Grecia si occupano piazze con tendopoli da settimane e si denuncia il saccheggio dei beni comuni del pianeta e la devastazione della vita di milioni uomini e donne da parte della finanza globale e si afferma contro ogni settarismo che siamo il 99%.
    Il 99% delle donne fa parte di quel 99% di esseri umani a rischio di cadere in schiavitù. E’ lì che dovremmo trovarci per prime: se le imprenditrici, le politiche, le economiste e le sindacaliste vogliono venire ad incontrarci “in modo fecondo” saranno le benvenute.
    Per ora mi sembra che tutto sia come sempre perfettamente capovolto. Che le donne, con tutto il loro cuore e la loro intelligenza non se ne accorgano e passino da un estemporaneo convegno ad un’estemporanea, ancorché sentita, fiaccolata, senza vedere un km più in là, senza farsi neppure le quattro domandine che mi son fatta sul convegno, è abbastanza desolante.
    Lorena Nicardi

    • paola ha detto:

      http://www.ted.com/talks/lang/ita/halla_tomasdottir.html#
      cara Lorena, non h vissuto fino a più di mezzo secolo per essere risucchiata dal benaltrismo, non credo che ci siano cose più urgenti delle questioni di genere, perché le questioni di genere sono intessute in modo inestricabile con tutte le cose più urgenti. Fanno bene le donne dell’UDi a ricordarcelo sempre, e a tenere la barra dritta in tutte le tempeste che sconvolgono e sconvolgeranno il pianeta.

      • lorenanicardi ha detto:

        Cara Paola, anch’io ho superato di gran lunga il mezzo secolo e ho sollevato, lo ammetto, in tono un po’ polemico e perfino astioso, una questione che non ha niente a che vedere col benaltrismo, piuttosto con un aspetto di metodo, di prospettiva o più semplicemente di ascolto.
        Ha ragione SNOQ a non sentirsi direttamente interpellata e ascoltata dal movimento del 15 ottobre e mi sembra che abbia risposto in modo equilibrato.
        Il problema per me è un’altro: come fa SNOQ a sentirsi ascoltata e interpellata da imprenditrici, economiste, politiche, sindacaliste da cui come donna e come lavoratrice non mi sono mai sentita minimamente non dico ascoltata ma neppure vagamente rappresentata o “interpretata” se non in termini del tutto strumentali? Strumentali all’interesse di partito, strumentali agli equilibri sindacali, strumentali alle pretese ineluttabilità economiche.
        Preferisco la compagnia di quelli che, più o meno confusamente (ma molto è stato elaborato in questi anni e non ce ne occupiamo abbastanza) stanno cercando di difendere la sopravvivenza economica e democratica di interi popoli.
        Non ho ancora sentito in Italia una voce ufficiale di donna sostenere non dico di non pagare il debito ma chiedersi almeno se, come, perché, a chi, in vista di quale futuro per noi e per le prossime generazioni questo debito debba essere pagato. Qua non si tratta di avere le idee chiare, la linea politica bella preconfezionata in testa: ma dove crediamo di andare se non siamo neppure capaci da farci delle domande e lasciarle aperte?
        Sulla necessità di pagare un debito che rischia di gettarci in schiavitù mi pare che dalla Marcegaglia alla Camusso passando per tutte le donne della cosiddetta opposizione non alligni il minimo dubbio. Allora chi mi ascolta? Chi devo ascoltare?
        Anch’io sono per tenere la barra dritta in tutte le tempeste e di essere una donna non me lo dimentico mai, e come donna credo di sapere come salvarci in ogni circostanza le pelle se si può e l’anima sempre.

        Lorena


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