Bankitalia: l’Italia fra i Paesi più arretrati per il lavoro delle donne. «Fondamentali per la crescita»

di Chiara Beghelli, dal Sole 24 Ore del 18 ottobre

«In Italia vi è una pressante esigenza di riattivare la crescita». E in questo le donne e i giovani sono fondamentali. A dirlo è il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, nel suo intervento di apertura al convegno che si tiene a Palazzo Koch in occasione della presentazione del “World Development Report 2012″ della Banca mondiale. «Alle riforme elettorali va associato un maggior coinvolgimento nella vita economica dei soggetti che oggi sono al margine. Sono risorse che il Paese non può permettersi di tenere sottoutilizzate», prosegue Saccomanni. «Oggi, più degli altri Paesi, il nostro ha bisogno di tutti i contributi possibili – ha detto Saccomanni – per assicurare una maggiore crescita futura».

«Governance migliori e meno rischi per banche e imprese se al vertice c’è una donna»
«Le donne ai vertici sono portatrici di governance migliori e di comportamenti meno rischiosi. I vantaggi che le banche e le imprese ne trarrebbero sono evidenti. Come imprenditrici talvolta hanno problemi di accesso al credito, anche se le loro imprese non hanno una performance diversa dalle altre e mostrano una qualità del credito migliore», osserva Saccomanni, che al suo fianco ha il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. Ma l’Italia è anche un Paese fortemente arretrato in termini di divari di genere, visto che nelle classifiche internazionali sul “Global Gender Gap” si ferma al 74esimo posto. Tutti i Paesi europei sono migliori di noi in questo, e fra i Paesi industrializzati, a collocarsi in posizione peggiore è solo il Giappone.
Le cose vanno leggermente meglio per quanto riguarda l’istruzione: l’Italia, infatti, si pone al 49esimo posto, ma con riferimento alla partecipazione economica scende al 97esimo posto su 134 paesi.

I dati sul lavoro: nel 2010 il 46,1% di donne lavorano, contro il 67,7% degli uomini
Negativi i dati sul lavoro in generale: nel 2010 in Italia era occupato il 46,1% delle donne tra i 15 e 64 anni, contro il 67,7% degli uomini. Il divario si accentua al Sud, dove lavorano solo tre donne su dieci. Se si considerano poi le posizioni di vertice, nel settore privato le donne sono il 40% nella fascia di età tra i 15 e i 44 anni e le dirigenti il 24%, solo il 15% nella classe di età tra i 45 e i 64 anni su una quota di lavoratrici del 36 per cento. Una situazione lievemente migliore nel settore pubblico: le giovani dirigenti sono quasi il 45% e il 36% nella fascia di età più matura. «Questo – sottolinea ancora Saccomanni – nonostante si sia sostanzialmente chiuso il divario sul fronte dell’istruzione», dove si mostra che le donne «hanno superato i compagni per voto medio di laurea e per tempi di conseguimento del titolo».

Il caso Bankitalia: in cinque anni rallentato l’accesso alle posizioni di vertice
La strada da fare, purtroppo, è ancora lunga. Lo stesso caso di Bankitalia lo testimonia: Saccomanni spiega come, a fronte di una crescita della componente femminile del personale dal 27% di fine 1999 al 35% di oggi, è corrisposto un aumento della presenza nelle posizioni dirigenziali più lenta per quelle di vertice. La percentuale di donne nel primo grado della dirigenza (quello di condirettore) è salita dal 20% nel 2006 a poco più del 25% nel 2011. Quella nelle posizioni superiori dal 16% al 18% dello stesso periodo. In Bankitalia «anche se molto è stato fatto – ha osservato Saccomanni – sul fronte della flessibilità dell’orario e della disponibilità di strumenti di conciliazione come gli asili nido, siamo consapevoli che c’è ancora da lavorare su vari fronti, soprattutto nell’organizzazione del lavoro».



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