“Il cambiamento non può aspettare” Ma l’onda rosa si divide sulla piazza

di Laura Preite, da La Stampa del 19 ottobre 2011
Era nell’aria da un po’. Bastava leggere i commenti sul blog del movimento “Se non ora quando” per capire che stava montando un malcontento tra le persone che avevano manifestato lo scorso 13 febbraio a difesa delle donne italiane e che si aspettavano di partecipare al cambiamento della politica e del Paese. Adesso quel mal di pancia è stato formalizzato, con una lettera indirizzata al comitato promotore di Se non ora quando (Snoq) in cui si chiede “una nuova iniziativa nazionale” per “farsi protagoniste del non più procrastinabile cambiamento del Paese”, una nuova manifestazione di piazza, per far sentire la propria voce. C’è la firma di una decina di gruppi di donne che il 13 febbraio erano in piazza, a cui si aggiungono le centinaia di commenti critici di attiviste che si sono conosciute in piazza e non si sono più lasciate, scambiandosi informazioni online da un lato all’altro dello stivale.

«Tutto è partito dalla manifestazione del 15 ottobre e dal dubbio espresso da alcune di noi sulla decisione del comitato promotore di non partecipare alla protesta – commenta Stefania Barzini di “Donne e basta” tra le promotrici-. La lettera è semplicemente la richiesta di un incontro per confrontarci sul futuro del movimento e su come gestire il confronto democratico tra di noi perché ultimamente una serie di decisioni prese non sono state condivise. Finora abbiamo pensato che la sigla Snoq appartenesse a tutte noi e così vorremmo che continuasse a essere».

Si legge nella lettera: “Siamo convinte che si debba operare con una rete delle reti, che riconosca nella piena autonomia di ciascuna componente pari dignità e potere decisionale. Il fallimento di un’intera classe dirigente tutta maschile è sotto gli occhi di tutte e tutti . Il Paese ha bisogno della voce, della presenza, delle idee, delle competenze e dell’energia delle donne”.

Dopo il 13 febbraio il movimento si era dato appuntamento a Siena a luglio. Le donne si aspettavano gli annunciati Stati generali per discutere delle iniziative concrete da sottoporre alla politica per migliorare la propria qualità della vita, strette tra disoccupazione, lavoro nero e incombenze domestiche e, invece, si sono succeduti storie e interventi dal palco che hanno arricchito il dibattito ma non hanno dato vita a un’agenda politica concreta. Poi con l’estate, il movimento si è fatto nuovamente sentire dalle pagine del Corriere della Sera, per rispondere con una lettera a un intervento dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti .

Si arriva al 2 ottobre, quando i comitati territoriali si ritrovano alla Casa internazionale delle donne di Roma per ribadire la necessità di creare un’agenda che elenchi i temi e le soluzioni per rilanciare il ruolo delle donne italiane, nell’economia e in politica. A mancare, oltre al programma politico, è anche una chiara organizzazione (è impossibile trovare sul sito del movimento l’elenco completo dei membri del comitato promotore).

Ma per il comitato, non c’è stata alcuna volontà di esclusione, anzi è proprio la dialettica democratica che Snoq ha scelto di adottare a rendere il processo decisionale talvolta lento, ma comunque attivo: «la decisione di non partecipare alla manifestazione del 15 ottobre è stata presa a maggioranza il 2 ottobre – spiega Francesca Comencini, regista e parte del comitato promotore che raggruppa una trentina di nomi, tra politici, sindacaliste, donne del mondo dello spettacolo e della società civile-, noi siamo trasparenti. In questo paese si tende sempre a contrapporsi, noi vogliamo uscire da questa logica, vogliamo essere forti politicamente non dividendoci in schieramenti, come abbiamo dimostrato il 13 febbraio». Nessuna volontà quindi di isolare: «come abbiamo detto chiaramente a Siena, tutti i gruppi che aderiscono all’idea di mettere le donne al centro sono accolti. La questione femminile è sempre più centrale nel nostro Paese ma il “che fare?” non è semplice. Speriamo di riuscire a organizzare tutte insieme una mobilitazione delle donne, alcuni punti li abbiamo già enunciati a Siena, come la rappresentanza, un welfare migliore e un maggior ruolo economico. Le donne hanno accumulato una tale sofferenza che sono più gli elementi che ci uniscono che quelli che ci dividono».

Ma alcune sono stufe di aspettare e convinte che sia arrivato il momento di agire. Come Manuela Mimosa Ravasio, giornalista, che ha lanciato l’iniziativa “2 euro per 10 leggi”. Partita come provocazione su twitter per invitare le donne, anche loro come l’imprenditore Diego della Valle, a comprarsi una pagina del Corriere della Sera per esprimere il proprio dissenso nei confronti del Governo, è diventata realtà. Al costo di 2 euro si può acquistare una quota delle 12.500 necessarie per “comprarsi l’indignazione”: «Vogliamo far parlare concretamente le italiane con la politica, attraverso dieci proposte, ancora in definizione e a cui tutte possono contribuire. Va bene scendere in piazza ma bisogna essere propositivi».

Anche lei, attivista di “Se non ora quando” attraverso l’associazione Di Nuovo, è convinta che sia arrivato più che mai il momento di agire: «Siamo stanche della latitanza e della mancanza di trasparenza. Il merito del 13 febbraio è stato rendere visibile un movimento carsico che già c’era. Snoq in questo ha una grande responsabilità, si è presentata come voce della decisione e allora qualcosa bisogna fare, non ci si può nascondere dietro la trasversalità altrimenti noi donne diventiamo esche elettorali. È il caso di Letizia Moratti che a Milano si sta rifacendo una verginità politica, questa volta dalla parte delle donne».


9 commenti on ““Il cambiamento non può aspettare” Ma l’onda rosa si divide sulla piazza”

  1. Kemi ha detto:

    SNOQ avrebbe dovuto essere presente il 15 Ottobre.

    • Doris ha detto:

      penso che sia giusto fare una manifestazione che ribadisca soprattutto il fatto che la crisi si sta abbattendo sule donne con doppia forza: spesso sono le prime ad essere escluso dal lavoro rimunerativo per tornare a fare il solito lavoro non rimunerato: figli, nipotini, e anziani, casa, condominio etc.

  2. ALBA ha detto:

    Un’assenza dalla piazza che dura da troppo tempo. Le vicende politiche ci obbligano a far sentire la voce delle donne.

  3. ADRIANA FANTUZZO ha detto:

    Questo mal di pancia sta diventando veramente forte.Le donne hanno una forza molto potente e abbiamo visto a febbraio di essere veramente molte.Ci vuole un’altra manifestazione ma decentrata come l’altra volta nelle singole regioni in modo da permettere a tutte di partecipare.

  4. alessandra ha detto:

    ASSOLUTAMENTE D’ACCORDO.SERVE MANIFESTARE ANCORA PER TORNARE A FAR SENTIRE ANCORA PIU’ FORTE LA NOSTRA VOCE

  5. La PILLOLA ROS(s)A di Grimilde ha detto:

    Pur condividendo le iniziative propositive tipo #2eurox10leggi , anch’io sono assolutamente d’accordo che serva una nuova manifestazione. Abbiamo bisogno di ritrovare uno spirito unitario. Paola Falabretti-AuraF72

  6. Maria ha detto:

    Faccio parte del comtato snoq ed il 15 sono andata privatamente a Roma. Non ho capito la scelta del comitato di non partecipare, me la spiegate?
    k1

  7. […] la vicenda si ripete con “se non ora quando” fase 1: una manifestazione riuscita grazie ai partiti che la spinsero in chiave anti-berlusconiana. fase 2: nullità . fase 3: una seconda manifestazione, a siena, semi-deserta e male organizzata(con femministe che svenivano per il caldo…poerelle). fase 4: niente. fase 5 , l’attuale: litigi in mezzo al nulla. […]

  8. Ardigo 'Rosanna ha detto:

    Sono d’accordo che sia giunto il momento di manifestare nuovamente, tra le tante cose che non vanno dobbiamo trovare alcuni obbiettivi irrinunciabili come donne, e chiedere che le forze politiche se ne facciano carico, è indispensabile se come sembra presto potrebbero esserci le elezioni. Rosanna


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