Sulle violenze: voci di donne nella rete

Pubblichiamo una raccolta di link sulle posizioni espresse dalle donne nella rete sulle (contro le) violenze, che ha postato Paola nei nostri commenti. La ringraziamo e rendiamo visibile e disponibile il suo contributo, molto utile al dibattito in corso in questi giorni:

Archeologhe che (r)esistono http://archeologhecheresistono.wordpress.com/2011/10/16/roma-15-ottobre-manifestazione-archeologi/

Un’altra donna http://unaltradonna.wordpress.com/2011/10/17/altre-immagini-per-ricostruire/

Donne e basta http://donne-e-basta.blogspot.com/2011/10/15-ottobre-roma-il-giorno-dopo.html

Donne della realtà http://donnedellarealta.wordpress.com/2011/10/17/io-a-roma-purtroppo-cero/

15 ottobre: racconta la tua piazza https://www.facebook.com/event.php?eid=302422876439215

Giovanna Cosenza http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/10/17/piazza-mediatizzata-violenza-spettacolarizzata/

Loredana Lipperini http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/10/16/il-contesto-per-favore/

Il corpo delle donne http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=8069 e http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=8091e

Womenews http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article9276

Furiosa http://furiosa.noblogs.org/post/2011/10/15/estremisti-di-destra-distruggono-la-manifestazione-pacifica-di-roma/

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7 commenti on “Sulle violenze: voci di donne nella rete”

  1. mobilitazione ha detto:

    Ovviamente invitiamo tutte a segnalare altri link ad articoli e post nello spazio commenti!

    • qwerty ha detto:

      trasmissione del Martedì autogestito da femministe e lesbiche di Radio OndaRossa

      Riflessioni femministe sul 15 Ottobre
      18 ottobre, 2011 – 21:05

      Racconti e riflessioni a più voci sulla giornata del 15 Ottobre. Violenza non violenza, autodifesa, solidarietà, delazioni, ragazze cattive, buone manifestanti…e molto altro…

      http://www.ondarossa.info/newsredazione/riflessioni-femministe-sul-15-ottobre

      • qwerty ha detto:

        Loredana Lipperini su lipperatura

        http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/10/17/come-gli-altri/

        COME GLI ALTRI

        Diversi anni fa, due studiose, Cécile Dauphin e Arlette Farge, curano uno studio intitolato La violence des femmes, premurandosi di dire, nella premessa, che l’argomento sarebbe stato doloroso per il femminismo. All’interno dello studio, la violenza femminile viene però minimizzata, e la ferocia delle donne davanti alla ghigliottina, per esempio, ridotta a “barbara allegria”. E’ Dominique Godinau a sottolinearlo: ricordando però, solo alla fine del suo saggio, che in effetti le donne hanno dato la morte “come gli altri”.
        Su questo “come gli altri” si è soffermata, lucidamente, Elisabeth Badinter ne La strada degli errori: “la violenza femminile – dice – è difficile da pensare perché mette in pericolo l’immagine che le donne hanno di se stesse”. Dunque, desta stupore e orrore la kamikaze che fa esplodere il suo corpo, o la sequestratrice di bambini a Beslan. Forse perchè, scriveva un’altra filosofa, Monique Canto-Sperber, “giudico le donne più realiste, meno soggette a diventare fanatiche, a inebriarsi della causa”.
        Bene, non è così. Le donne hanno preso parte attivamente agli stermini della Germania nazista e al genocidio in Ruanda (3564 accusate). Una donna, nel 2003, è stata condannata per il ruolo svolto nell’epurazione serba durante la guerra di Bosnia. Mi fermo qui.
        Ora, quel che ho letto in questi due giorni mi ha turbato molto: come è stato ricordato nei commenti al post di ieri, “a scatenare l’apocalisse ieri nella Capitale durante il corteo degli Indignati sono stati, soprattutto, donne e minorenni: i 12 arrestati sono tutti sotto i trenta anni; tra gli otto denunciati i minorenni sono sei. Tra loro anche quattro donne”.
        Anche.
        Perché quel che leggo è di questo tenore: se ci fossero state le sigle organizzate delle donne, se fossero state le donne stesse, anzi, a convocare la manifestazione di sabato non sarebbe accaduto nulla, o quasi. Non solo non è così, ma questo sguardo rischia di semplificare ulteriormente una situazione complessissima, davanti alla quale non ci si possono permettere le letture a spanne a cui stiamo assistendo. In secondo luogo, colpisce al cuore il movimento delle donne, ricacciandole per l’ennesima volta nel ruolo di Madri Amorevoli, in grado con una carezza di abbassare il livello di testosterone dei propri compagni.
        Esistono le persone, non i maschi e le femmine. E se la questione femminile è la chiave privilegiata per cominciare ad affrontare il disastro in cui versa questo paese (intendo: lavoro, welfare, congedo parentale), separare i mondi non spiega, non aiuta, ghettizza, ci riporta indietro di decenni.
        Le donne non sono fate. Non sono terapeute. Non sono madonne. “Come gli altri”, vivono in una emergenza gravissima. Alcune cercano di fermare l’onda oscura che monta. Altre ne fanno parte. Non tappiamoci gli occhi.

  2. Maddalena ha detto:

    @ qwerty
    Riporto il commento postato sul blog di Loredana Lipperini, da te sopra riportato.
    Ritengo strumentale la riflessione sull’assioma “donne buone, quindi, se ci fossero state non avremmo assistito agli episodi di violenza del 15 ottobre (scusate l’esemplificazione)”, perchè la sento inserita nel dibattito sulla mancata adesione del Comitato nazionale SNOQ alla manifestazione degli indignados. Non è che dica che non sia giusto discutere sul tema del “seme” di violenza che potrebbe essere insito in noi donne, ma mi domando perchè se ne parli solo adesso? Ad esempio, portando in giro per una scuola un questionario sulla violenza in famiglia, mi sono accorta di come ragazzine di 15/16 anni siano abituate a malmenare ed essere violente nei confronti delle proprie coetanee. Ciò mi induce a pensare che noi madri, noi insegnanti abbiamo perso il contatto con le nostre figlie e le nostre alunne e, se c’è una ben che minima traccia di violenza nelle donne, come fenomeno in sé, non siamo riuscite a governarlo. Ma questo è un tema che non voglio né posso mettere in relazione con la manifestazione dello scorso 15 ottobre, perchè è altro! Come pure sostenere che l’ombrello salvifico del SNOQ avrebbe consentito alle donne presenti alla manifestazione di salvarla dalla violenza. Anche questo è un altro tema, che prevederebbe per onestà intellettuale un altro dibattito. A tal proposito penso che non sia giusto che ciò che sia nato con il 13 febbraio divenga rappresentativo di tutto l’associazionismo femminile e femminista italiano, ma sia altrettanto ingiusto usare il SNOQ per coagulare in un’unica sigla le varie realtà, solo perchè esso è più “famoso” (scusate la provocazione). Di tutto abbiamo bisogno noi donne per essere unite, ma certamente di non farci violenza l’una con l’altra…………….E qui ritorno al tema iniziale.

  3. paola ha detto:

    @Maddalena, concordo, teniamo distinti gli argomenti 1) la non violenza è una caratteristica femminile? Secondo me, no, è tutt’al più una condizione culturale in cui le donne si sono sempre trovate, e distinguerei tra violenza pubblica e violenza privata: nel senso che la violenza pubblica è sempre stata appannaggio maschile, e quando le donne vi hanno partecipato, sia pure minoritariamente, non hanno potuto che imitare quella maschile. Per quanto riguarda le ragazzine malmenanti, non so, si potrebbe fare lo stesso discorso, ma anche ricordare l’iconografia storica delle litiganti che si strappano i capelli.
    2) I fatti di sabato 15 ottobre non credo che riguardino il tema donne/uomini e violenza/non violenza, ma penso che meritino altre analisi politiche. Che poi il movimento femminista degli anni ’70 avesse fatta propria la scelta non violenta, come modalità di azione pubblica, è altro discorso ma, appunto, si trattava di una scelta politica, non di una predisposizione interiore, e una scelta compiuta anche in contrapposizione alle modaità che poteva assumere il movimento degli studenti, sia al suo interno che all’esterno. 3) Che Senonoraquando non abbia partecipato come sigla, visto il carattere composito delle sue componenti, alcune della quali potevano non riconoscersi, come è stato detto esplicitamente, in alcune parole d’ordine del Comitato promotore 15 ottobre, non mi scandalizza. Non penso a SNOQ come un corpo unico, ma ad una rete fatta di tanti nodi dialoganti, che possono convergere attivamente su alcuni temi, oppure separarsi su altri, in modo fluido, con entrate e uscite tematiche, per così dire, da parte di ciascuna componente o di ciascuna associazione, gruppo etc. che volesse di volta in volta collegarsi. L’importante è parlarsi e confrontarsi, tutte.


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