Manifesto dell’incontro promosso da SNOQ di Albano Laziale venerdì 21 ottobre


La Giunta elimina osservatorio su omofobia: Comunicato da SNOQ Reggio Calabria

Riceviamo e pubblichiamo da parte del comitato SNOQ di Reggio Calabria:

LA DEMOCRAZIA E LA CIVILTA’ NON ABITANO PIU’ QUI: RAFFA DI CHI SEI IL PRESIDENTE?

LA GIUNTA ELIMINA L’OSSERVATORIO SULL’OMOFOBIA.

Come “se non ora, quando?” di Reggio Calabria non possiamo non mostrare la nostra indignazione ancora una volta per l’ennesimo atto vergognoso del centrodestra reggino.

Che riguardi la regione il comune o la provincia è un susseguirsi di atti scandalosi rispetto ai quali non si può restare in silenzio a guardare.

Dopo mesi di inattività, nonostante i problemi seri da affrontare (viabilità, ambiente, manutenzione scuole, precari), l’amministrazione provinciale reggina trova il tempo solo per emettere la delibera n.311 del 4 ottobre pubblicata sul sito istituzionale della Provincia di Reggio Calabria. Con questo atto, la Giunta guidata da Giuseppe Raffa ha annullato una precedente delibera (224) della Giunta Morabito che disponeva la nascita dell’ “osservatorio per l’analisi dei fenomeni di discriminazione e violenza omofobici”.

Come non rimanere stupiti? Come non chiedere conto di ciò?

Sappiamo bene, come donne, cosa significa difendere e tutelare ogni forma ed espressione di dignità umana in quanto “inviolabile”, siamo state presenti, solidali con tutti coloro che ogni giorno lottano per vedere riconosciuti diritti civili, giustizia sociale e pari condizioni di vita, qualsiasi sia la scelta di orientamento religioso, sessuale e politico.

A partire dal governo centrale che con “l’iter scandaloso” della Legge contro l’Omofobia e la Transfobia ha ignorato ciò che rappresentava una legittima richiesta volta ad arginare i fenomeni di violenza ed offesa che continuano a verificarsi in un crescendo allarmante, a partire dall’offesa ed il vilipendio che genera odi e discriminazioni, per finire a quello che è accaduto all’interno della giunta provinciale.

Questa non è e non sarà una battaglia “da minoranza”!!!

Siamo state come “Se non ora quando?” di Reggio Calabria in piazza insieme all’ Arcigay reggino il 19 luglio e continueremo ad esserlo assumendo come nostra questa battaglia contro la posizione della Giunta provinciale e sollecitiamo tutte le cittadine ed i cittadini a partecipare a questo momento di indignazione che colpisce tutti, dimostrando ancora una volta che questa classe dirigente sta facendo sprofondare la nostra regione in una situazione di assenza di democrazia e civiltà.

Comitato “Se non ora, quando?” di Reggio Calabria

 

info: senonoraquando.rc@hotmail.it

 


Report dell’incontro tra i comitati SNOQ e Associazioni, svoltosi a Roma il 2 ottobre

DONNE, UNITÀ, MOBILITAZIONE:

Report dell’incontro tra i comitati Senonoraquando e le associazioni

(2 ottobre 2011)

70 donne. 23 comitati. 8 associazioni. Cinque minuti a intervento, nella formula collaudata a Siena, e un fiume di parole, di proposte e di idee per cambiare l’Italia.

Organizzato il 2 ottobre nella Sala Lonzi della Casa Internazionale delle Donne di Roma, l’incontro tra il comitato nazionale Senonoraquando, i comitati Senonoraquando nati dopo il 13 febbraio e le associazioni è stato un primo tentativo di organizzare il movimento con modalità di delega.

Il confronto si è articolato intorno a due questioni principali:

Condivisione e costruzione di una AGENDA POLITICA DELLE DONNE che possa diventare la base delle prossime iniziative di Senonoraquando e del confronto con gli interlocutori politici.

Individuare e costruire UN’INIZIATIVA FORTE, condivisa e unitaria, per dare un segnale di assunzione di responsabilità da parte delle donne di fronte al declino culturale e politico del Paese. Se con il 13 febbraio le donne si sono poste come soggetto politico, e con l’incontro di Siena Senonoraquando è avanzato sul piano organizzativo e politico, oggi, di fronte all’emergenza di un paese frammentato, diviso e in forte declino, le donne devono tornare ad essere presenti con un segnale forte. Non sarà pensabile immaginare di ripetere ora la stessa iniziativa del 13 febbraio, rischiando di perdere l’autonomia e la specificità del movimento e confondendosi con i tanti soggetti che si stanno mobilitando in questi giorni. Ma sarà certo necessario costruire insieme, entro l’anno, un grande momento di visibilità che abbia innanzitutto una forte valenza propositiva. Che esprima, cioè, la nuova visione del paese da parte delle donne.

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Verso un paese per donne, New York chiama: come risponde il governo italiano ?

Il comitato Se Non Ora Quando di Napoli e Filomena la rete delle donne, dopo l’audizione del governo italiano a New York nel mese di luglio alle Nazioni Unite, hanno ritenuto che fosse necessario far conoscere all’opinione pubblica italiana le considerazioni e le sanzioni delle Nazioni Unite. Il Governo italiano è firmatario della Convenzione contro l’eliminazione della violenza contro le donne (CEDAW) e per questa ragione ha dovuto presentare alla commissione internazionale il proprio rapporto.
In Italia donne rappresentate come oggetti sessuali questa la sintesi dell’ONU dopo l’audizione del Governo italiano e delle sollecitazioni del Rapporto Ombra promosso dalla società civile italiana a fare luce completa sullo stato della nazione per le donne. Nonostante questa sanzione dall’esterno e dall’estero di un organismo internazionale , non c’è stata molta eco in Italia, eppure le Nazioni Unite chiamano a agire e reagire la società civile. Necessario perciò parlare discutere far conoscere il rapporto; per questa ragione al gruppo locale di Filomena e al locale comitato SNOQ è sembrato necessario parlare di questo tema e discuterne con le istituzioni locali. La situazione nel nostro paese diventa di giorno in giorno sempre più drammatica , e le donne italiane vogliono che si agisca e si sostanzi con richieste concrete e con la realizzazione di BUONA POLITICA un vero PAESE PER DONNE .
In una sala pienissima del Consiglio Comunale di Napoli, il 29 settembre scorso, sono intervenute quindi con entusiasmo e partecipazione ininterrottamente dalle 17 alle 20 ragazze e ragazzi, giovani donne, gentili signore e signori, donne delle associazioni vecchie e nuove, le femministe storiche , le tante donne che da sole per la prima volta hanno partecipato a una manifestazione pubblica, il 13 febbraio, e continuano in questo loro percorso.
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SNOQ Brindisi: morte due volte

Se Non Ora Quando BRINDISI

Morte due volte

L’ 8 marzo continua ad aleggiare sulla nostra testa come un fantasma che non riesce a superare la linea di confine per disperdersi nell’ universo. Ancora una volta a pagare sono le donne per quella incuria ormai atavica per le persone e le cose. Come una maledizione si abbatte su esseri inermi che non hanno voce e di conseguenza non hanno scampo. Barletta ne è la conferma se mai ne avessimo ancora bisogno. Il destino era segnato da tempo e non da un disegno divino (per chi ci crede) ma da quello di una società che si fa sempre più complice per necessità o per denaro facendo finta di non vedere e non sentire quello che ammorba l’aria. Un odore di morte che sta per arrivare. Una morte sociale con un lavoro da 4 euro l’ora al nero e una morte definitiva sotto una palazzina che crolla dopo aver dato segni incontrovertibili sulla sua instabilità.

Chiniamo il capo davanti al dolore delle famiglie di Matilde Doronzo, 32 anni; Giovanna Sardaro 30 anni; Antonella Zaza 36, Tina Ceci e infine, ancora più tragicamente, se possibile, dei titolari del maglificio che hanno perso la figlia Maria Cinquepalmi, 14 anni .


Donne normali, sotto le macerie di un paese anormale


L’ITALIA SOTTO LE MACERIE – di Sara Ventroni

In queste ore è difficile separare la rabbia dalla commozione.
Le quattro donne sepolte sotto le macerie mentre lavoravano in nero, per 4 euro all’ora, avevano la mia età.
Donne che come altri milioni di donne lavoravano per sopravvivere. E sono morte.
Con loro è morta anche una ragazzina di 14 anni, il nostro futuro.
Queste donne non sono morte per una fatalità; sono morte per assenza di diritto, per assenza di sicurezza, per assenza di legalità, per la mancanza di una civiltà del lavoro.
Sono morte perché il nostro governo pensa di poter convivere con l’illegalità,
con il lavoro nero; sono morte perché questo governo pensa di farsi forte sulle divisioni geografiche e sociali. Un’Italia che sembra uscire dal Novecento per entrare nell’Ottocento.
Queste donne sono morte nel pieno della loro vita, nel ventre di un’Italia che non ha saputo
offrire loro nemmeno la garanzia di tornarsene a casa, smontato il turno di 14 ore.
Io mi sento loro. Io sono loro. Noi siamo loro.
Nessuna vita, nessuna morte è simbolica. La vita è tutto quello che abbiamo e nessun simbolo la può spiegare. Eppure, in quello che è accaduto ieri a Barletta sentiamo con forza il peso di un destino comune che ci interroga e al quale, al più presto, dobbiamo delle risposte.
Ora dobbiamo scavare con le mani, con le unghie e con i denti per portare, tutte insieme, il nostro Paese fuori dalle rovine.