Verso un paese per donne, New York chiama: come risponde il governo italiano ?

Il comitato Se Non Ora Quando di Napoli e Filomena la rete delle donne, dopo l’audizione del governo italiano a New York nel mese di luglio alle Nazioni Unite, hanno ritenuto che fosse necessario far conoscere all’opinione pubblica italiana le considerazioni e le sanzioni delle Nazioni Unite. Il Governo italiano è firmatario della Convenzione contro l’eliminazione della violenza contro le donne (CEDAW) e per questa ragione ha dovuto presentare alla commissione internazionale il proprio rapporto.
In Italia donne rappresentate come oggetti sessuali questa la sintesi dell’ONU dopo l’audizione del Governo italiano e delle sollecitazioni del Rapporto Ombra promosso dalla società civile italiana a fare luce completa sullo stato della nazione per le donne. Nonostante questa sanzione dall’esterno e dall’estero di un organismo internazionale , non c’è stata molta eco in Italia, eppure le Nazioni Unite chiamano a agire e reagire la società civile. Necessario perciò parlare discutere far conoscere il rapporto; per questa ragione al gruppo locale di Filomena e al locale comitato SNOQ è sembrato necessario parlare di questo tema e discuterne con le istituzioni locali. La situazione nel nostro paese diventa di giorno in giorno sempre più drammatica , e le donne italiane vogliono che si agisca e si sostanzi con richieste concrete e con la realizzazione di BUONA POLITICA un vero PAESE PER DONNE .
In una sala pienissima del Consiglio Comunale di Napoli, il 29 settembre scorso, sono intervenute quindi con entusiasmo e partecipazione ininterrottamente dalle 17 alle 20 ragazze e ragazzi, giovani donne, gentili signore e signori, donne delle associazioni vecchie e nuove, le femministe storiche , le tante donne che da sole per la prima volta hanno partecipato a una manifestazione pubblica, il 13 febbraio, e continuano in questo loro percorso.
Leggi il seguito di questo post »


SNOQ Brindisi: morte due volte

Se Non Ora Quando BRINDISI

Morte due volte

L’ 8 marzo continua ad aleggiare sulla nostra testa come un fantasma che non riesce a superare la linea di confine per disperdersi nell’ universo. Ancora una volta a pagare sono le donne per quella incuria ormai atavica per le persone e le cose. Come una maledizione si abbatte su esseri inermi che non hanno voce e di conseguenza non hanno scampo. Barletta ne è la conferma se mai ne avessimo ancora bisogno. Il destino era segnato da tempo e non da un disegno divino (per chi ci crede) ma da quello di una società che si fa sempre più complice per necessità o per denaro facendo finta di non vedere e non sentire quello che ammorba l’aria. Un odore di morte che sta per arrivare. Una morte sociale con un lavoro da 4 euro l’ora al nero e una morte definitiva sotto una palazzina che crolla dopo aver dato segni incontrovertibili sulla sua instabilità.

Chiniamo il capo davanti al dolore delle famiglie di Matilde Doronzo, 32 anni; Giovanna Sardaro 30 anni; Antonella Zaza 36, Tina Ceci e infine, ancora più tragicamente, se possibile, dei titolari del maglificio che hanno perso la figlia Maria Cinquepalmi, 14 anni .


Donne normali, sotto le macerie di un paese anormale


L’ITALIA SOTTO LE MACERIE – di Sara Ventroni

In queste ore è difficile separare la rabbia dalla commozione.
Le quattro donne sepolte sotto le macerie mentre lavoravano in nero, per 4 euro all’ora, avevano la mia età.
Donne che come altri milioni di donne lavoravano per sopravvivere. E sono morte.
Con loro è morta anche una ragazzina di 14 anni, il nostro futuro.
Queste donne non sono morte per una fatalità; sono morte per assenza di diritto, per assenza di sicurezza, per assenza di legalità, per la mancanza di una civiltà del lavoro.
Sono morte perché il nostro governo pensa di poter convivere con l’illegalità,
con il lavoro nero; sono morte perché questo governo pensa di farsi forte sulle divisioni geografiche e sociali. Un’Italia che sembra uscire dal Novecento per entrare nell’Ottocento.
Queste donne sono morte nel pieno della loro vita, nel ventre di un’Italia che non ha saputo
offrire loro nemmeno la garanzia di tornarsene a casa, smontato il turno di 14 ore.
Io mi sento loro. Io sono loro. Noi siamo loro.
Nessuna vita, nessuna morte è simbolica. La vita è tutto quello che abbiamo e nessun simbolo la può spiegare. Eppure, in quello che è accaduto ieri a Barletta sentiamo con forza il peso di un destino comune che ci interroga e al quale, al più presto, dobbiamo delle risposte.
Ora dobbiamo scavare con le mani, con le unghie e con i denti per portare, tutte insieme, il nostro Paese fuori dalle rovine.

BARLETTA, MORTE CINQUE LAVORATRICI. SENZA DIGNITÀ.

Tina Ceci, 37 anni

Matilde Doronzo, 32

Giovanna Sardaro, 30 anni

Antonella Zaza, 36

Maria Cinquepalmi, 14 anni

Il comitato nazionale Se non ora quando esprime la massima solidarietà ai familiari delle vittime della tragedia di Barletta e sconcerto per una disgrazia che deve riportare al centro dell’attenzione pubblica la necessità di una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito, e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Cinque donne del sud sono morte perché lavoravano in nero in uno scantinato senza sicurezza.
Lo scantinato è crollato, e insieme è crollato il mondo di affetti e di relazioni che ciascuna di loro era.
Non è una tragica fatalità, è una morte annunciata. Queste donne lavoravano senza dignità.
Lavoravano nelle stesse condizioni in cui lavorano in paesi in via di sviluppo e dove non esiste la democrazia : Vogliamo che la qualità del lavoro delle donne sia e resti la stessa che c’è negli altri paesi d’Europa.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: ogni giorno uomini e  donne nel nostro paese muoiono mentre lavorano, e muoiono nel silenzio di troppi.
Ripetiamo: vogliamo una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Se non ora: quando?
Il comitato nazionale Se Non Ora Quando

Attualità del paese e attualità delle donne, i sondaggi

Riceviamo e pubblichiamo da parte di Marina Terragni:

Per stare all’attualità: se ci fossero state più donne nelle istituzioni rappresentative forse la manovra non sarebbe stata congegnata in questo modo.

Alla parificazione dell’età pensionabile chiesta dall’Europa, 65 anni per tutti, uomini e donne, forse non si sarebbero aggiunti tagli a servizi già carenti, inchiodando le italiane al loro ruolo di welfare vivente, risorsa illimitata a cui attingere ad libitum, materia prima da modellare a piacimento: siamo già le più oberate d’Europa, e lo saremo sempre di più, fino al burn out. E chi meglio delle donne può rappresentare la fatica del doppio ruolo o triplo ruolo?

In vista di elezioni –al più tardi nel 2013- la questione di un’equa rappresentanza si porrà in primo piano.

E se non ora quando, appunto? Il tempo per decidere, per organizzarsi, per intraprendere eventuali azioni positive è davvero poco.

In esclusiva per Io donna Added Value ha sondato gli umori e le opinioni di italiane e italiani su questi temi, intervistando un campione rappresentativo di 1000 cittadine/i. E rivelando a sorpresa un Paese prontissimo alla svolta “naturale” rappresentata da un massiccio ingresso delle donne nelle istituzioni rappresentative, determinato a sostenere una “massa critica” femminile che possa cambiare tempi, modi e agende della politica.

Leggi il seguito di questo post »


Incontro nazionale dei comitati SNOQ

Ecco le prime immagini dall’incontro che si tiene oggi a Roma alla Casa Internazionale delle Donne tra le rappresentanti di tutti i comitati territoriali di Se Non Ora Quando:


Al via la rete regionale di SNOQ Toscana

Nell’ambito della festa “Tutta Un’altra Città” presso il Parco della Rinchiostra a Massa, sabato 24 settembre 211 si sono incontrati i Comitati Se Non Ora Quando della Regione Toscana.

Sono arrivate cariche di entusiasmo e voglia di fare donne da Firenze, Pisa, Siena, Prato, Pistoia, Livorno che insieme a quelle del Comitato di Massa hanno raggiunto un numero di circa cinquanta che disposte in cerchio hanno dato il via alla RETE REGIONALE DEI COMITATI SNOQ, ad un processo di rivoluzione culturale che riprendendo il filo del 13 febbraio, passando per le giornate del 9 e 10 Luglio vuole portare questo paese al superamento della condizione in cui le donne versano oggi.

Una rivoluzione culturale per mettere in atto nell’immediato futuro non solo il miglioramento della condizione femminile nel nostro paese, ma anche e soprattutto l’essere promotrici di questo cambiamento culturale necessario, che porti le donne ad essere sempre più parte attiva e propositiva. E’ stato constatato come il modello maschile politico, sociale e culturale stia fallendo e di conseguenza ci siamo date degli obiettivi a breve termine per essere incisive sia a livello locale, che regionale, che nazionale.

Verrà stilata una carta di intenti per ciascun Comitato SNOQ entro la fine di Ottobre, dopo di che si terrà il secondo incontro regionale dove tutte le carte convergeranno in un’unica carta di intenti comune.

Questi i primissimi passi per far entrare nelle agende politiche le priorità della condizione femminile in base alla quale si misura il grado di democrazia e civiltà di un paese.

Ecco il documento che raccoglie tutti gli interventi delle donne toscane che hanno partecipato all’incontro.


Nasce il comitato SNOQ di Pordenone

Il giorno 28 settembre 2011 si è costituito il Comitato Senonoraquando  (SNOQ) di  Pordenone a cui hanno aderito 30 persone e che ha attivato via mail 150 contatti. Il Comitato ha aderito  al SNOQ Nazionale,  sposando le finalità e gli obiettivi che erano emersi   nell’incontro di Siena del 9 – 10 luglio u.s.  a cui avevano partecipato 2000 donne appartenenti a varie Associazioni, gruppi, e partiti politici provenienti da tutta Italia.

La situazione in cui versa il nostro paese, in corso di rapidissima degenerazione, fa sì che le donne sentano   fortemente la responsabilità per divenire  un punto di riferimento per le altre donne ma anche per tutti coloro che vogliono arrestare il declino del nostro Paese e    offrire all’Italia una speranza per il futuro.

Una sempre più forte domanda di un nostro intervento pubblico è venuto del resto da moltissimi comitati (14 per il Triveneto la cui rete è in via di costituzione, si è svolto a tal proposito un primo incontro di contatto-organizzativo sabato scorso 24 settembre a Belluno) da tante associazioni,  da donne e uomini  singoli che fanno riferimento a SNOQ, da molti commentatori e commentatrici della situazione politica.

Obiettivi immediati,  sia a livello locale che nazionale, sono:

1)    elaborazione dei punti di un’agenda politica delle donne che costituisca la base delle nostre prossime iniziative e il terreno di confronto con tutti i possibili interlocutori, sociali, politici culturali.

2)    Individuazione delle   priorità, per noi non negoziabili,  tenendo   conto della situazione drammatica in cui ci troviamo.

3)    Attuazione di un progetto che veda una rappresentanza femminile a tutti i livelli di rappresentanza sia pubblica che privata per attuare, al più presto, un profondo cambiamento di rotta, se vogliamo evitare che l’involuzione italiana si trasformi in un declino inarrestabile che trascina con sé anche le sorti dell’Europa.

L’urgenza di una svolta appare chiara a molti, ma nessuno sembra in grado di assumersi la responsabilità di fare i passi necessari, né sembra averne l’autorevolezza e la credibilità. Noi pensiamo che le donne debbano prendere un’ iniziativa forte in questa direzione, dare un segnale di assunzione di responsabilità il più ampio ed unitario possibile, indicare senza possibilità di equivoci che da questa situazione si può uscire solo attraverso un nuovo patto di convivenza tra donne e uomini, giovani e anziani, nord e sud che restituisca il senso di una responsabilità collettiva. In tale patto le donne hanno il diritto e il dovere di essere protagoniste. Resta ora a tutte noi decidere le forme e i modi per dare questo segnale.

Comitato SNOQ Pordenone indirizzo e- mail senonoraquando.pn@virgilio.it


Bolzano: le donne di SNOQ vogliono contare